La registrazione audio di questa puntata ha una durata di 17 minuti.
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Buongiorno agli ascoltatori di Radio Radicale, venerdì 24 aprile, questo l'appuntamento con la rassegna della stampa internazionale a cura di David Carretta, quest'oggi in apertura torneremo sulla guerra in Iran che.
Continua ad avere gravi ripercussioni, malgrado il cessate il fuoco annunciato e prorogato dal presidente americano, Donald Trump prevale l'incertezza tregua militare, guerra economica, il titolo di un editoriale di El Mundo, l'improvvisazione che circonda l'offensiva contro l'Iran, nonostante la cessazione temporanea delle ostilità,
Aggiunge caos a un'instabilità che ha messo in scacco la crescita globale, sottolinea il quotidiano spagnolo, leggeremo anche un editoriale pubblicato dal Wall Street Journal invece sulla collaborazione tra l'Ucraina e gli Stati Uniti.
Nel settore dei sistemi anti droni, il quotidiano economico americano saluta il fatto che l'Ucraina stia aiutando l'America in chiusura, poi parleremo di Libano e della difficile situazione in cui si trova il governo di.
Beirut.
Nel momento in cui sono in corso dei negoziati tra Israele e lo stesso governo libanese, leggeremo un editoriale da le Monde, la via stretta del governo libanese.
La domanda è.
Se il Libano possa sfuggire al destino che delle guerre che gli vengono imposte, partiamo però dall'editoriale del mondo sulla situazione di incertezza attuale dopo il cessate il fuoco annunciato e prorogato da Donald, Trump, tregua, militare e guerra economica, l'improvvisazione che circonda l'offensiva iraniana, nonostante la cessazione delle ostilità,
Aggiunge caos a un'instabilità che ha messo in scacco la crescita globale, scrive il Mundo, Donald Trump ha prorogato un altro cessate il fuoco con l'Iran, lo stesso che lui stesso aveva trasformato in un ultimatum nel momento in cui lo stesso Trump mantiene un blocco navale dello stretto di Hormuz che rischia di diventare,
Un grave, il più grave problema strategico ed economico di questa guerra, la tregua a tempo indeterminato e una buona notizia, non altrettanto l'improvvisazione che continua a circondare l'offensiva.
Aggiungendo caos a un'instabilità che ha già messo in scacco la crescita globale in poche ore ricorda il mondo, il presidente americano è passato dal minacciare nuovi attacchi contro le infrastrutture iraniane.
Ad annunciare una proroga della cessazione delle ostilità, questo schema si è ripetuto più volte durante il conflitto, fissare scadenze accompagnate da minacce di escalation per poi attuare un ritiro tattico all'ultimo momento che eviti a Washington di superare una soglia.
Che Trump non sembra disposto a sostenere, né politicamente né militarmente Trump, giustifica il nuovo rinvio sostenendo che il governo iraniano è fratturato diviso, ha bisogno di tempo per presentare una posizione unita, anche se fosse così, il problema rimane l'assenza di una exit strategy, di una strategia di uscita da parte degli Stati Uniti,
Nel frattempo prosegue il mondo, lo stretto di Hormuz rimane praticamente paralizzato, gli incidenti armati contro le navi commerciali continuano ad aumentare, si è già visto che non serve una guerra totale per scatenare una crisi energetica globale, basta una navigazione imprevedibile, accompagnata da assicurazioni che vanno alle stelle e rotte commerciali bloccate per settimane il vero rischio dell'ambiguità strategica americana e dunque una tregua militare che coesiste con una guerra economica di fatto,
Del resto, la Commissione europea ha iniziato a prenderne atto. Bruxelles parla apertamente della necessità di coordinare le riserve di petrolio e gas, condividere il cherosene tra gli Stati membri, creare un osservatorio sui carburanti per gestire eventuali penurie. L'Unione europea ricorda il mondo importa circa il 40% del kerosene che consuma e una parte sostanziale di questo circa metà transita per Hormuz. L'impatto si fa già sentire nel settore aereo, con compagnie che riducono le operazioni perché i costi non sono più sostenibili. La casa Bianca prosegue. Il mondo sembra confidare nel fatto che la pressione militare ed economica finirà per piegare il regime degli ayatollah, ma l'esperienza storica suggerisce il contrario. Più Teheran si sente indebolito, meno è disposto ad accettare concessi concessioni
Soprattutto sulla questione centrale della guerra, cioè l'ambizione nucleare dell'Iran, che è stata la motivazione principale che ha spinto Trump a lanciare i suoi attacchi.
La tregua dei bombardamenti oggi evita un'escalation immediata, il che, indubbiamente positivo, ma prolungare indefinitamente il blocco di una delle arterie energetiche del pianeta senza un quadro politico chiaro non porterà la pace, servirà solo a posticipare temporaneamente il conto sempre più salato di questa crisi così tra l'altro il mondo nel suo editoriale di ieri il Wall Street Journal quotidiano economico americano ieri invece aveva un editoriale su un altro aspetto di questo conflitto riguarda
La capacità dell'Iran di colpire con droni a basso costo, così come della Russia, e il fatto che l'Ucraina stia dando una mano, non solo i Paesi del Golfo, ma anche agli Stati Uniti, rovesciare il tavolo dei droni iraniani. Gli Stati Uniti stanno facendo alcuni progressi nel nel campo della difesa dai droni e l'Ucraina sta aiutando. Scrive il Journal. La guerra in Iran ha sottolineato che droni e missili a basso costo stanno cambiando l'economia della guerra, conferendo enorme potere anche ai regimi più deboli. Vale dunque la pena notare alcuni modesti modesti progressi nella capacità americana di contrastare i droni. Il segretario alla Difesa, Dan Driscoll, recentemente apparso a Capitol Hill in un'audizione davanti al Congresso dove gli è stato chiesto come il dipartimento per la guerra stia cercando di contrastare queste nuove minacce. Uno dei problemi principali ha risposto e la nostra stessa burocrazia. Il Pentagono sta
Concentrando
Autorità e responsabilità negli appalti in un unico funzionario per superare questo ostacolo praticamente ha spiegato Driscoll il processo decisionale è passato da 16 fasi, in cui ciascuno dei soggetti coinvolti poteva porre il veto e far ricominciare tutto daccapo a un sistema molto più semplificato.
E dunque, quando il conflitto in Iran è scoppiato in circa 8 giorni, siamo riusciti ad acquistare circa 13.000 sistemi anti droni chiamati Merops i dettagli pubblici su questo sistema sono scarsi, ma si tratta di una tecnologia americana basata sull'intelligenza artificiale 13.000 è un numero modesto nella guerra dei droni, ma questi sistemi attualmente costano circa 15.000 dollari l'1 ha detto Driscoll su larga scala il prezzo scenderà a meno di 10.000 dollari.
E permettono di abbattere droni Shahid iraniani che costano tra i 30 e i 50.000 dollari è straordinario perché ci posizione ha detto Griscom dalla parte giusta della curva dei costi, nonostante le critiche giustificate agli acquisti di armi del Pentagono, gli Stati Uniti possono ancora muoversi rapidamente, dunque, almeno quando lo vogliono l'Amministrazione Trump sta cercando di attuare riforme negli appalti,
La vera prova sarà se riuscirà a imporre un cambiamento radicale nella cultura burocratica, scalare cioè far arrivare una certa dimensione, le nuove tecnologie.
È una delle ragioni principali.
Che devono spingere ad approvare il bilancio militare da 1.500 miliardi di dollari proposto dal presidente Trump.
Abbiamo bisogno di un programma d'emergenza per un mix di munizioni ad alto e basso costo ha detto un senatore in un recente dibattito, ah, c'è una cosa che ha aggiunto Driscoll, stiamo imparando molto dall'Ucraina, vite americane in future guerre potrebbero essere salvate grazie alle lezioni che non sarebbero state apprese se l'Ucraina si fosse arresa a Vladimir Putin così tra l'altro il,
Il Wall Street Journal, altra altra questione legata al alla guerra in Iraq, la guerra condotta da Israele in Libano, le Monde le mondo oggi a un editoriale dal titolo la via stretta del governo libanese, il Libano può sfuggire al destino delle guerre che gli vengono imposte.
Scrive, scrive il quotidiano francese, l'incontro preparatorio israelo-libanese per i negoziati diretti.
Che si è tenuto ieri a Washington dovrebbe fornire alcuni elementi di risposta a questa domanda, anche se le circostanze non lasciano molto spazio all'ottimismo, se la responsabilità della guerra in corso, interrotta da una tregua molto fragile, ricade su Hezbollah, pronto ancora una volta a sacrificare il Libano in nome della solidarietà con il regime iraniano lo Stato ebraico ha colto l'occasione per tentare di ridisegnare in profondità il suo confine settentrionale risvegliando tra l'altro un irredentismo.
Che ha sempre considerato il fiume Litani come la linea di demarcazione naturale di Israele.
Questa apertura, quella dei negoziati che il Governo libanese aveva auspicato per evitare di essere travolto da una spirale devastante nel momento in cui è stretto tra i due belligeranti Hezbollah e Israele, questa apertura è stata possibile solo perché gli Stati Uniti hanno imposto a Israele un cessate il fuoco che Tel Aviv rispetta ancora meno di Hezbollah.
Hezbollah, il quale è ostile a questi incontri, a questi negoziati.
Impegnata in una partita difficile con l'Iran dopo l'attacco contro il regime.
Scatenato congiuntamente con Israele, Washington vuole evitare che il suo avversario.
Prenda a usi a pretesto i bombardamenti e la distruzione in Libano per prolungare un conflitto che sta sfuggendo di mano a Donald Trump.
La diplomazia erratica di Trump, secondo le Monde fa sì che gli Stati Uniti possano difficilmente pretendere al ruolo di mediatore che la situazione richiede, basta a constatare la totale inefficacia degli Stati Uniti nel dossier di Gaza, abbandonato da sei mesi, e non si può che deplorare.
L'esclusione della Francia dai negoziati sul Libano, che si spiega solo con il risentimento tenace di Benyamin Netanyahu, dopo il riconoscimento da parte di Parigi dello Stato di Palestina, il tutto mentre soldati francesi pagano con il sangue la loro presenza nel sud del Libano, la scelta esclusiva della guerra da parte del governo Netanyahu, tuttavia, fatica a produrre risultati diversi dalla devastazione. Quando è passato all'offensiva contro Hezbollah nel settembre 2024, il governo israeliano è riuscito a decapitare la dirigenza di della milizia sciita, però non c'è stata l'eradicazione che aveva promesso la prosecuzione degli attacchi israeliani dopo il cessate il fuoco concluso a novembre dello stesso anno ha prodotto il risultato opposto a quello sperato. Le elezioni municipali che si sono tenute nel sud del Libano nel 2025 hanno mostrato che Hezbollah rimane popolare, anche se militarmente indebolito. E ora privo del sostegno strategico che rappresentava il regime siriano di Bashar al-Assad,
La decisione di Hezbollah di riaprire le ostilità contro Israele e il 2 marzo per Riven, per vendicare l'assassinio della Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, ha suscitato la rabbia della maggior parte dei libanesi, ma i progetti israeliani di una zona cuscinetto delimitata da una linea gialla e la prosecuzione di distruzioni massicce di villaggi libanesi,
Presentate pubblicamente, come l'applicazione di un po',
Zione di un modello Gaza non possono che rafforzare a lungo termine la milizia sciita pronta a cambiare registro quando le circostanze e il cinismo lo richiedono, esigere il disarmo immediato di Hezbollah e voler imporre una pace secondo i termini di Israele solo quelli non può che condurre al fallimento se non all'implosione del Paese dei cedri questo,
A causa dell'attenzione comunitaria, alimentata tra l'altro dall'esodo di centinaia di migliaia di libanesi cacciati dalle loro case a causa della guerra, il governo israeliano farebbe bene a immaginare considerare un'altra strada, certamente l'ente frustrante.
La scommessa di negoziati giusti e la scommessa di un rafforzamento graduale delle autorità libanesi, così, tra l'altro.
Le Monde, nel suo editoriale,
Per per chiudere una segnalazione, perché non abbiamo più tempo, riguarda gli Stati Uniti, Donald Trump e l'America, vulnerabile al vandalismo elettorale, questo è il titolo della copertina, ma anche del principale editoriale.
Dell'Economist.
Troppi americani non credono più che le elezioni siano eque.
È il racconto di un decadimento del sistema democratico, ha alimentato in questo momento, in particolare da Trump, ma non solo, c'è stato anche qualche contributo dei democratici ri rimane il fatto e la conclusione è questa e che senza la fiducia degli elettori americani nel sistema elettorale nel sistema democratico beh Trump sta rendendo più facile per futuri aspiranti uomini forti sfruttare la disillusione degli americani ci fermiamo da David Carretta una buona giornata con Radio Radicale,
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