Il governo puntava sull'uscita anticipata dalla procedura di infrazione, ma il deficit si è attestato al 3,1 per cento.
Già si levano voci per la sospensione del Patto di Stabilità.
Le stime di Fmi e Ocse concordano sui dati di bassa crescita dell'economia italiana.
Ed è questa la rotta da invertire per non restare intrappolati in un fragile equilibrio tra bassa crescita e debito pubblico elevato.
È una crescita asfittica, meno della metà della media della zona euro.
Eppure in questi anni abbiamo … avuto una massa enorme di risorse, a partire dai 190 miliardi del Pnrr.
La crisi dello Stretto di Hormuz ha provocato un rincaro dei prezzi dell'energia che colpisce in modo particolare il nostro Paese, altamente dipendente da combustibili fossili e in particolare dal gas.
Il Governo rivendica meriti sulla stabilizzazione dei conti pubblici, ma sul fronte del rilancio economico i dati degli osservatori non sono affatto confortanti.
L'aumento dell'occupazione si è verificato in settori a basso valore aggiunto, con scarsa produttività e salari bassi (turismo, ristorazione, costruzioni).
Ma è la produttività il vero motore della crescita: la crisi industriale è stata sottovalutata.
Siamo il secondo Paese manifatturiero in Europa dopo la Germania, ma la produzione industriale italiana è da tempo sotto stress.
Sarebbe necessaria una riconversione industriale capace di stimolare la nuova industria più avanzata.
Il DFP attribuisce il peggioramento delle condizioni della nostra economia alla crisi delle guerre in Iran e in Ucraina, che hanno provocato rincari di energia e un clima di incertezza.
Ma questi fattori colpiscono anche altri Paesi europei, che invece continuano a crescere, come Spagna, Portogallo e Grecia.
E l'Italia è stata la principale beneficiaria dei fondi Pnrr.
I Paesi Ue che crescono hanno affrontato e in parte risolto quei vincoli di bassa crescita che ci legano: hanno riconvertito la produzione verso settori ad alta produttività (terziario e servizi avanzati, infrastrutture, investimenti funzionali alla crescita dell'industria), la pubblica amministrazione ha ottenuto buone performance nella realizzazione dei piani, la forza lavoro si è ringiovanita.
Con la crescita, Spagna e Grecia hanno diminuito di 30-40 punti il debito.
La sostenibilità del debito pubblico non è legata solo a conti in ordine.
Se per fronteggiare la crisi energetica si ricorrerà all'aiuto pubblico a sostegno di imprese e famiglie, è opportuno che i sussidi siano mirati e temporanei.
Non si può elargire sussidi generalizzati e permanenti che farebbero risalire il deficit pubblico, facendo venir meno la fiducia dei mercati nel nostro Paese.
La credibilità fiscale deve essere protetta, ma i conti in ordine sono un punto di partenza e non di arrivo.
L'obiettivo resta tornare a crescere.
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