Tra gli argomenti discussi: Carcere, Costituzione, Diritti Umani, Diritto, Giustizia, Legge, Penale, Psichiatria, Rebibbia, Reggio Emilia, Suicidio.
La registrazione audio di questa puntata ha una durata di 33 minuti.
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Dignità è un Paese dove le carceri non siano sovraffollate e assicurano il reinserimento sociale dei detenuti, queste anche la miglior garanzia di sicurezza.
In nome del popolo italiano, il Tribunale, visti gli articoli 533 535 codice di procedura penale.
Chiara lo vuole il popolo italiano, la Corte d'Appello di Palermo, seconda sezione formula.
Ma qual è il dato 5 aprile 1900?
Buonasera, buonasera e ben trovati all'ascolto di radio carcere da parte di Riccardo Arena. Allora sarà questa una puntata più breve di Radio Carcere per consentire, a Radio Radicale, la trasmissione in diretta dalla Camera una puntata più breve che dedicheremo alle lettere che ci scrivono le persone detenute, lettere che raccontano bene il degrado e la disumanità presente nelle nostre carceri, disumanità che riguarda tante persone distrutte, la maggior parte, che però non viene coinvolta in nessun provvedimento clemenziale, ma prima vi devo purtroppo aggiornare sugli ultimi due suicidi che sono avvenuti nelle carceri di Rebibbia e di Reggio Emilia, ed infatti, come rende noto Stefano Anastasia, garante dei detenuti del Lazio, giovedì 26 aprile si è ucciso nel carcere Rebibbia, di Roma, Andrea Ben, ma tu, che aveva 36 anni e che era detenuto nel reparto G 11 del carcere romano. Da quanto sappiamo, pare che Andrea, dopo aver lavorato nella cucina del carcere, dopo aver finito il turno di lavoro, sia tornato nella sua cella ed è nel bagno di quella cella, perché un altro detenuto lo ha trovato impiccato appunto alla finestra del bagno ed ancora ed ancora Reggio Emilia e venerdì 24 aprile Kakhaber Mas, Venieri, detenuto georgiano di 35 anni, si impicca appunto nel carcere di Reggio Emilia la Pulce lo rende noto Roberto gabellieri, garante dei detenuti dell'Emilia Romagna. Da quanto abbiamo appreso, pare che l'uomo avesse problemi mentali psichiatrici, tanto che era ristretto nell'articolazione per la tutela della salute mentale del carcere.
Emiliano e articolazioni per la tutela della salute mentale che son diventati peggio degli Opg, e tra pochi giorni sembra che quest'uomo avesse l'udienza col magistrato di sorveglianza per e di decidere se mandarlo o meno in una Rems, viste proprio le sue condizioni di salute, assai assai precari, sta di fatto sta di fatto che conquisti altri due suicidi salgono così a 10 a 7. Le persone detenute che si sono uccisi nei primi quattro mesi del 2026, per un totale di ben 69 decessi avvenuti quest'anno dietro le sbarre una disumanità che si propaga nelle carceri che miete le sue vittime, ma che nessuno, nessuno o pochi vogliono guardare.
Eh va be'allora, come vi dicevo, oggi utilizzeremo il tempo a nostra disposizione per dare voce alle persone detenute attraverso le loro lettere, persone detenute che voci non hanno persone detenute che raramente ricevono un provvedimento di grazia a chi vuole intendere intenda, nonostante le vergognose condizioni detentive che sono costretti a subire in barba a ciò che prevede la legge, tradotto persone detenute che oggi non solo sono senza voce ma che all'estero anche di fatto, senza una reale tutela dei loro diritti, neanche i diritti minimi garantiti stabiliti dalla nostra Costituzione anche alle persone detenute, ecco, oggi vogliamo dare voce a chi voce non ne ha attraverso le tante lettere che dalle carceri ci sono arrivate in queste settimane, lettere che spiegano bene la disperazione che si deve subire in tanti istituti dello Stato disperazione di cui pochi si fanno carico dove non regna la legge ma dove regna il degrado e l'arbitrio, istituti dello Stato dove badate bene regna la negazione del diritto che è sempre negazione della persona, come ci insegnava Pannella i soldi dello Stato, chiamate carceri dove il sovraffollamento aumenta sempre di più, visto che oggi contiamo oltre 63.997 persone detenute che sono costrette a vivere in circa 46.000 posti effettivi morale. Oggi abbiamo ben 17.800 persone detenute in più
Rispetto a quelle che potrebbero contenere le nostre carceri. Fatevi un po'due calcoli e badate bene e questo è un dato che è in costante crescita. Infatti, un anno fa contavamo 62.200 persone detenute, ovvero 1.007 in meno rispetto a oggi, una capienza che equivale a quattro carceri di medie dimensioni e non solo dall'ottobre del 2022, ovvero da quando è in carica il governo Meloni. I detenuti non hanno fatto che aumentare tanto che siamo passati dai 56.225 detenuti di tre anni e mezzo fa ai 63 1997 di oggi, tradotto da quando è in carica il governo Meloni, ovvero da circa tre anni e mezzo, i detenuti sono diventati oltre 7.600 in più e poi e poi c'è la pessima pessima qualità della giurisdizione che si deve subire. Infatti sono sempre più numerosi quei detenuti che restano chiusi nelle celle per 20 ore al giorno. Ad oggi pensate, e secondo i dati forniti dal Garante nazionale delle persone private della libertà, contiamo oltre 28.500 persone detenute che restano chiuse per 20 ore al giorno in quelle celle sovraffollate e dall'altra parte sono sempre di meno le offerte per le attività trattamentali che possono svolgere le persone detenute senza pensare agli oltre 320 detenuti che si sono impiccati in questi anni. Ho alle circa 1.000 persone detenute che sono morte per malattia in questi tre anni e mezzo, insomma una carneficina di persone, una carneficina del diritto, una taciuta catastrofe umanitaria, ma anche un fallimento per la nostra sicurezza, visto che oggi le persone detenute
Escono dalle galere ridotti in questa maniera chiaramente peggiori e non migliori rispetto a quando sono entrate e comunque è ora diamo voce alle persone detenute che voci non hanno, queste sono le loro lettere, queste le loro ingiuste sofferenze, questo è il loro abbandono, un abbandono amplificato dall'indifferenza l'indifferenza proprio di chi avrebbe invece l'obbligo per intervenire.
E bloccare questa emergenza umanitaria
Allora ci scrive Nicola che persona detenuta nel carcere, Marassi Marassi di Genova, già a Genova, la città del nostro caro amico Luca Bizzarri, Nicola, che afferma cara radio, carcere, mi trovo detenuto dal 2019 e fino al mese di settembre ero detenuto nel carcere di Voghera ma poi, per motivi di salute, mi hanno trasferito nel cosiddetto centro clinico del carcere di Genova, dove di fatto mi hanno parcheggiato. Devi sapere infatti che mentre ero detenuto a Vigevano, mi sono sentito male perché cosa che ho scoperto dopo
Avevo la pressione altissima e, dopo avermi fatto tutti gli accertamenti, si sono accorti che soffro di una grave patologia al cuore sta di fatto scrive ancora Nicola dal carcere di Genova. Sta di fatto che ora, come ti dicevo, mi trovo ricoverato da mesi nel centro clinico del carcere di Genova, ma ciononostante, le mie condizioni di salute non fanno che peggiorare. Infatti, spesso ho la pressione che arriva fino a 200 oggi elementi di testa e soffro spesso anche di una forte emicrania, e tutto questo nonostante che mi diano 15 pillole al giorno, ora scrive ancora di correre al carcere. Marassi di Genova. Ora, chiaramente, io non sono un medico, ma qui se le mie condizioni di salute non migliorano le cose, sono due o mi danno la terapia sbagliata.
Oppure ho bisogno di altre cure per stare meglio, ma la cosa più grave che ancora Nicola, che è detenuto a Genova. La cosa più grave è che quando faccio un'istanza per essere detenuto in un ospedale specializzato dove mi possono curare bene, il magistrato Mele rigetta tutte perché scrive che i medici del centro clinico del carcere di Genova affermano che io posso essere curato qui dentro e che va tutto benissimo, ma domando se va tutto benissimo, perché dopo ben cinque mesi che so detenuto in questo centro clinico non migliora e sono anzi peggio e non è tutto scrive Nicola dal centro clinico del carcere di Genova e non è tutto. Infatti, mentre ero detenuto nel carcere di Voghera e a causa di un'ingiustizia che ho subito da un processo, non solo sono caduto in depressione, ho iniziato a bere tanto per non pensare circostanza questa che non ti deve stupire perché nelle carceri, come trovi le droghe trovi anche l'alcol, anzi, te lo fabbrichi. Ebbene, scrive Nicola dal carcere Marassi di Genova ebbene, da quando sono arrivato nel carcere di Genova ho chiesto di essere aiutato per questa mia dipendenza dall'alcol, ma fino a oggi non ho ricevuto nessun aiuto.
Sono stato rimbalzato dal SerT agli assistenti sociali e viceversa, senza risolvere nulla. Infine, ti prego di considerare che questa mia, ormai lunga detenzione, passata così lontano da casa, sa, sgretolando la mia famiglia, che non vedo da tempo mia moglie è distrutta e di fatto ho visto crescere i miei figli solo attraverso le videochiamate e può immaginare il mio dolore, la mia disperazione. Per queste ragioni ho chiesto di poter essere trasferito in un carcere più vicino alla città dove risiede la mia famiglia. Ma purtroppo ancora non ho ricevuto nessuna risposta dal DAP. Ti mando i miei più sinceri saluti e spero presto di riuscire a uscire da questo tunnel. La lettera appunto è firmata da Nicola persona, detenuta nel carcere, Marassi Marassi di Genova, Nicola, che chiede soltanto di essere curato per chi sta male, soffre, di pressione alta, come avete sentito nella patologia cuore, so chiede anche di essere curato dalla sua dipendenza che ha sviluppato in carcere dall'alcol. Pensate un po'uno, diventa alcoldipendenti in carcere. Nicola che chiede poi Ds soltanto trasferito in una città più vicina a quella dove risiede la propria famiglia, ma, insomma, non mi sembrano richieste dell'altro mondo. Nicola non ha fatto una richiesta di indulto di amnistia di grazia,
Chiede l'applicazione della legge, chiede che venga rispettato il proprio diritto alla salute e a vivere la detenzione in una città che è vicina in un carcere vicino alla città dove risiede nella propria famiglia. Lo sta chiedendo la luna, sta chiedendo proprio la bici, comunque poi ci scrive una donna detenuta nella sezione femminile del carcere, Sollicciano di Firenze tristemente noto, carcere, soluzioni, Firenze da una donna detenuta che chiede l'anonimato e noi chiaramente lo rispettiamo ed afferma carisma Arena sono una delle 70 donne detenute che sono ristretti nel carcere di Sollicciano e, siccome poche settimane fa ho ascoltato una lettera che ti ha scritto Barbara che è detenuta qui con me, ci tenevo anche io a dirti che anche noi, donne detenute nel carcere di Firenze viviamo in condizioni davvero vergognose. Qui, infatti, non solo viviamo in celle umide e pieni di infiltrazioni, ma siamo costretti a mangiare ogni giorno lo stesso vitto scadente, ovvero o pasta o riso con l'insalata, un Vito che è ripetitivo e che spesso puzza
Dove ci troviamo qualche insetto o qualche residuo metallico e non solo scrive questa donna detenuta nella sezione femminile del carcere, Sollicciano di Firenze e non solo qui, spesso noi, donne detenute, scriviamo decine di domandine per chiedere il rispetto dei nostri diritti, diritti, ma di fatto non riceviamo mai una risposta, perché temiamo che le nostre richieste non arrivino agli uffici competenti e beh, insomma, se fosse così, sarebbe gravissimo e se voi inviato un'istanza del carcere, passa attraverso l'ufficio matricola e quella vostra istanza non arriva sul tavolo del magistrato di sorveglianza. Sarebbe un fatto gravissimo che integrerebbe un un reato. Scrive ancora questa donna detenuta nella sezione femminile del carcere di Firenze, però attenzione, infatti, se una di noi si ribella per ottenere il rispetto, la tutela di un proprio diritto viene chiusa per 10 giorni nella cella d'isolamento. Ti rendi conto come vanno le cose qui, dentro e messi un po'a senso unico, sembra ultimamente poi scrive ancora questa donna detenuta da Sollicciano. Ultimamente, poi, tutto tutto è peggiorato. Infatti, dopo che hanno trovato alcol e droga dentro una cella della sezione femminile, ci hanno puniti tutte e non solo ci tengono chiuse nelle celle, ma ci hanno tolto anche quelle poche attività che potevamo fare prima. Pensa che ora sono costrette a vivere in una cellula che è occupata da sei donne detenute, una scena talmente piccola che se uno di noi si alza per camminare, le altre devono restare sdraiate sulle brande, ma anche una cella, dove non solo non ci sono le sedie per tutte le detenute, tanto che alcune mangiano stando sedute sul letto, una cellula, anche dove, quando piove l'acqua, in onda tutto, insomma anche nella sezione femminile dei casi di Firenze, c'è tanta disperazione e ci tengono calmi dandoci i tranquillanti le gocce per tre volte al giorno gocce che ci fanno sentire degli zombie per tutto il giorno. Quanto a me scrive ancora questa donna è detenuta nel carcere su decisione di Firenze quanto a me sono rumena e ti posso dire che quando otto mesi fa sono entrata qua dentro, non solo ho dovuto aspettare mesi e mesi per poter telefonare a casa mia, ma sono entrata che ero sana e ora sono malata e così appena mangio vomito. Il mio sistema nervoso è a pezzi e di notte non riesco neanche a dormire, domando si può chiamare questa una condanna? Ti ringrazio tanto. La lettera è firmata da una donna detenuta nella sezione femminile del carcere
La lettera è firmata da una donna detenuta nella sezione femminile del carcere, Sollicciano di Firenze. Poi ci andiamo in Calabria perché ci scrivono Paolo Giacomo, Michele Bruno, che sono ristretti nella sezione Scilla del carcere Panzera di Reggio Calabria, un carcere molto vecchio, ridotto assai male, scrivono questi ragazzi detenuti, il carissimo Arena, torniamo a scriverti di nuovo perché dalla nostra ultima lettera la situazione è presente nel vecchio carcere di Reggio Calabria. È addirittura peggiorata. Infatti, oltre al sovraffollamento, che aumenta sempre di più e che ci costringe a vivere in tre o in quattro persone chiusi dentro piccole celle, oltre alla carenza di personale, qui siamo costretti a vivere in celle fatiscenti cellule, dove, quando piove si riempiono di infiltrazioni d'acqua, pensa che qui ne hanno già dichiarata una inagibile, ma tante altre lo dovrebbero essere, ma non lo fanno, perché altrimenti resterebbero senza celle
Pensa scrivono ancora Paolo, Giacomo, Michele e Bruno, dal carcere di Reggio Calabria pensa addirittura che anche una delle due scale antincendio è stata dichiarata inagibile, con la conseguenza che, se qui scoppiasse un incendio, sarebbe una strage. In particolare, ci tenevamo a dirti che qui dentro non solo manca qualsiasi forma di rieducazione, ma ci fanno vivere dentro, celle che sono davvero indegne, ovvero sovraffollate di detenuti ma anche piene non solo di infiltrazioni che ma anche piene di blatte e dei topi morale una condizione vergognosa, ebbene, scrivono ancora Paolo, Giacomo, Michele e Bruno, della sezione Scilla del carcere Panzera di Reggio Calabria. Ebbene sappi che tutti noi, per manifestare contro queste condizioni disumane e per aprire un dialogo con la direzione del carcere, ci siamo organizzati. Abbiamo fatto uno sciopero della fame che è durato per due settimane, uno sciopero della fame che però non ha prodotto effetti positivi. Infatti, il direttore del carcere non è venuto neanche a parlare con noi per capire le nostre ragioni e di tutta risposta. Hanno deciso non di venirci incontro, ma di chiuderci le porte blindate delle celle decisione quest'ultima che danneggia soprattutto chi tra di noi è affetto da qualche patologia e per cui i medici avevano disposto di tenere il blindo aperto, segno evidente che qui la direzione del carcere conta di più rispetto a ciò che dicono i medici, ti rendi, conto, guarda, scrivono ancora. Paolo Giacomo Michele Bruno, dal caso di Reggio Calabria, guarda che la cosa qui è grave. Ad esempio, qui c'è un ragazzo straniero che non sa neanche perché sta dentro, visto che non c'è un mediatore culturale che gli possa tradurre le ragioni del suo arresto morale. Questo ragazzo passa le giornate nel terrore che gli chiudono, il blindo della cella e dovresti vedere i suoi occhi, che sono gli occhi di chi, magari più fragile, alla fine decide di farla finita, ma perché, tranne voi, nessuno si chiede il motivo per cui un detenuto si uccide adesso, chi confessiamo che ci sentiamo rassegnati e abbiamo perso ogni speranza di poter dialogare con la direzione del carcere, ma non passa giorno che, pur avendo commesso degli errori, non ci chiediamo dov'è l'umanità in questo posto, che finalità a scontare la pena, in questo modo non si rendono conto che, trattandosi così, usciremo peggiori e non migliori rispetto a quando siamo entrati. Grazie Riccardo per quello che fai, per noi invisibili e sappi, che ti seguiamo sempre. La lettera appunto è firmata da Paolo Giacomo, Michele Bruno, persone detenute, persone detenute nella sezione Scilla del carcere Panzera di Reggio Calabria è già un carcere, quello di Reggio Calabria Panzera, realizzato ai primi del 900, insomma, carcere che sarebbe sarebbe meglio farci un albergo sovraffollato con enormi problemi strutturali, tanto che diverse celle sono state dichiarate inagibili e sì, ci sono ben tre sezioni chiuse e tanti detenuti, più di 210 e pochi spazi per l'attività rieducative. Ecco, mi piacerebbe parlare con il direttore del carcere di Reggio Calabria, Panzera, che credo sia ancora il dottor Tortorella correggetemi, correggetemi, se sbaglio, ma ci ritorniamo al Nord perché ci scrive un gruppo di persone detenute nel carcere di Cremona che afferma carissimo Arena, ti scriviamo perché tutto quello che avevi previsto sulla chiusura delle celle e sulla fine della sorveglianza dinamica, purtroppo qui si è avverato puntualmente e ti diciamo questo perché, dopo la circolare Renoldi, anche noi detenuti nel carcere di Cremona, siamo ormai costretti a restare chiusi nelle celle per 20 ore al giorno. Considera inoltre che si tratta anche di celle queste che sono piccole strapiene di detenuti, e questo perché i calci di Cremona, che conta circa 390 posti regolamentari, detiene più di 590 detenuti e ti puoi. Immaginare come viviamo qui dentro considera scrive ancora questo gruppo di persone detenute nel carcere di Cremona. Considera anche che l'Amministrazione evidenziare ci ha fatto capire che ci hanno chiuso nelle celle per invogliare noi detenuti a partecipare alle attività trattamentali. Come dire, potremmo uscire dalle celle solo se possiamo fare qualcosa di utile benissimo e noi siamo d'accordo, replicano giustamente queste persone detenute. Peccato che nel carcere di Cremona sono poche le offerte trattamentali, tanto che in passato c'è stato solo un corso di panificazione che ha coinvolto 10 detenuti, e ora c'è un laboratorio dove sono impiegati due detenuti. Quindi ci domandiamo come facciamo a uscire dalle celle se il carcere non ci offre nulla da fare per tutto il giorno. Ebbe la verità, è che è tutto molto triste e questo perché noi nel frattempo non vediamo la possibilità di migliorare il nostro futuro, il che non è poco. Ti salutiamo con gratitudine la lettera scritta da un gruppo di persone detenute ristretti nel carcere di Cremona. Poi, insomma, fa sorridere amaramente
Quando si sente dire a delle persone detenute in celle sovraffollate e i loro sì potrebbero uscire dalle celle solo se fanno qualcosa di utile. Beffa, gliela fa qualcosa di utile a dargli l'occasione di fare qualcosa di utile se non gli dà l'occasione di fare qualcosa di utile come fanno a inventarsi qualcosa di utile no, ma insomma voglio dire, ma ma neanche i bambini si trattano così i ragazzi. Grazie anche a voi da Cremona e mi raccomando, scriveteci ancora anche voi e poi ci scrive una persona detenuta che chiede l'anonimato e che ristrette nel carcere Santa Maria Maggiore di Venezia, che afferma cara radio, carcere, ti scrivo perché purtroppo anche il vecchio carcere di Venezia e nonostante la buona volontà del personale, il sovraffollamento aumenta sempre di più e non sono pochi qui i detenuti che sono costretti a restare chiusi per 20 ore al giorno in celle sovraffollate. Deve infatti considerare che nel carcere di Venezia siamo arrivati a essere più di 260 detenuti a fronte di circa 159 posti regolamentari e ti assicuro che vivere in queste condizioni è davvero è davvero difficile, per non dire drammatico. Qui, ad esempio, scrive ancora queste persone detenute nel carcere di Venezia. Qui, ad esempio, ci sono celle di circa 9 metri quadri che sono occupate da tre detenuti, tre detenuti che sono costretti a vivere in quelle piccole celle con un letto a castello alto, tre piani, l'Eti che arrivano fino al soffitto e che impediscono, anche alla luce naturale di entrare in queste celle del bagno. Poi non ci possiamo lamentare visto che, anche se è piccolo, è decente ed è fornito di un lavandino un Water, un bidet e una doccia che fortunatamente c'è anche l'acqua calda. Poi, salendo di piano ci sono delle cellule un po'più grandi, dove però ci sono ammassati fino a sei detenuti. Certo, scrive ancora queste persone detenute del carcere Santa Maria Maggiore di Venezia. Certo, va anche detto che qui ci sono anche delle attività che alcuni detenuti,
Possono svolgere, ma per il resto qui continuiamo a vivere in un carcere dei primi del 900, abbiamo una sola sala di socialità che molto squallida, tantissimi sono i detenuti stranieri che arrivano da Paesi diversi, ma abbiamo solo un mediatore culturale e non passa giorno che non ci sia un detenuto, che si taglia le braccia o che cerchi di impiccarsi, ma mi chiedo perché questo governo ci lascia nell'abbandono e perché abbandona anche chi in carcere ci lavorano, come gli agenti e i direttori non si rendono conto che migliorare il carcere significa anche garantire più sicurezza per i cittadini ciao e alla prossima. La lettera appunto è firmata da una persona detenuta nel carcere di Santa Maria Maggiore di Venezia. Beh, questa persona detenuta a porre queste domande, ci ha perfettamente ragione
Va ricordato che il carcere Santa Maria Maggiore Venezia non soltanto è vecchissimo, ma è anche molto sovraffollato. Fino a poco tempo fa c'era un bravo direttore, poi forse perché lavorava troppo bene, è stato mandato via e adesso si sta tornando anche nel carcere di Venezia. Si sta tornando a un lento e inesorabile,
Oblio non sa calando il buio anche lì speriamo, speriamo che le cose possono cambiare, ma torniamo adesso nel carcere Mammagialla di Viterbo, tristemente noto, perché da lì ci scrive un gruppo di persone detenute attraverso la nostra e-mail Radio, Carcere, chiocciola, radio radicale, punto it, un gruppo di persone detenute nel carcere Mammagialla di Viterbo che afferma, caro Riccardo ti, scriviamo da carcere Mammagialla di Viterbo per sapere se è possibile, tramite un avvocato che conosci ricorrere alla Corte europea dei diritti dell'uomo per lamentare le nostre pessime condizioni di vita presenti nel carcere di Viterbo, carcere che fino a un po'di tempo fa era anche un carcere punitivo dove il sovraffollamento è arrivato alle stelle, visto che qui ci sono solo 405 posti effettivi e un padiglione è chiuso da anni, che sono però occupati da oltre 700 persone detenute. Dunque scrive questo gruppo di persone detenute nel carcere Mammagialla di Viterbo, dunque un sovraffollamento del 170%, che costringe noi disturbi a Viterbo a vivere in due persone dentro celle piccolissime, ovverosia delle progettate per una sola persona, dove non abbiamo assolutamente 3 metri quadri a testa per poterci muovere e non solo, infatti, qui nei calci Viterbo, spesso, quando tutto il carcere è strapieno, mettono i detenuti in ambienti che celle non sono senza bagno e li costringono a fare i bisogni dentro le bottiglie ed ancora quindi ai calci Viterbo ci sono detenuti che vengono chiusi stabilmente in celle, dove ci si dovrebbe stare per poco tempo, come le celle di isolamento o le cellule del transito. Inutile dirti scrive ancora questo gruppo di persone detenute nel carcere di Viterbo è inutile dei diritti che qui dentro non solo la rieducazione è un miraggio come un miraggio, sono le misure alternative, ma nelle celle non abbiamo nella doccia nell'acqua calda. Insomma, insomma, siccome qui la situazione peggiora sempre di più, la nostra idea è quella di fare tutti insieme ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo che ne dici tu sappi che qui ti seguiamo sempre. Ti ringraziamo per quello che fai. La lettera, appunto, è firmata da un gruppo di persone detenute nel carcere Mammagialla di Viterbo. Sono assolutamente d'accordo con voi qua. Bisogna fare i ricorsi a rotta di collo
Alle giurisdizioni Superiori, compresa la Corte europea dei diritti dell'uomo. Certo, prima di fare ricorso alla Corte europea, bisogna però esaurire i rimedi interni, quindi il 35 bis, il 35 ter. Ecco, bisogna trovare un avvocato degli avvocati che vi sappiano seguire in questo percorso, prima sì e mettono in moto i i rimedi interni e poi, se questi falliscono, si può ricorrere alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Io qualche nome da darvi ce l'ho, però vi pregherei di scrive, mi in privato, cosicché ne possiamo poi parlare parlare meglio fatemi sapere sono chiaramente a vostra disposizione, ma ce ne torniamo in Calabria perché ci scrive Salvatore, che persone detenute nel carcere Rossano in provincia di Cosenza, Salvatore che afferma che la radio carcere ho 52 anni, è la prima volta che mi trovo detenuto e oggi, finalmente, ho trovato il coraggio per scrivervi per dirvi cosa succede qui dentro, anche perché ormai ho capito che stare zitti tacere, la verità non aiuta proprio nessuno, tantomeno noi detenuti dovete sapere scrive ancora il salvatore Caci Rossano. Dovete sapere che ormai mi mancano solo due anni per poter finire di scontare la mia pena e come altri detenuti potrei accedere a una misura alternativa in modo da tornare gradualmente in libertà attraverso un lavoro. Ma il problema è che il carcere di Rossano l'area educativa funziona malissimo e sono severissimi, tanto che noi detenuti spesso diciamo che qui non abbiamo a che fare con degli educatori, ma con dei pm. Allora dobbiamo separare anche loro che facciamo, va be'ad esempio, scrive ancora Salvatore la Caceres. Sono ad esempio io che dopo oltre 4 anni deve ancora scontare due anni di pena. Ho chiesto la possibilità di accedere a una misura alternativa attraverso il lavoro, ma il tribunale di sorveglianza me l'ha rigettata perché gli educatori hanno scritto che serve un ulteriore periodo di osservazione, ma dico io in questi quattro anni ho preso il diploma di scuola media, mio, mi sono iscritto alle superiori. Ho frequentato la chiesa faccio tutte le attività offerte dal carcere è ancora non gli basta. Cosa devo fare di più per dimostrare che merito? Una seconda possibilità scrive giustamente Salvatore che è detenuto nel carcere di Rossano ora scrive ancora Salvatore. Ora il mio legale ha presentato una nuova istanza e ha chiesto l'affidamento in prova. La semilibertà e la detenzione domiciliare, ma io temo che miri getteranno anche queste, magari grazie a qualche cavillo che
Insomma, scrive ancora il salvatore dal carcere Rossano, insomma, guardando anche a quello che succede ad altri detenuti che sono ristretti con me nei casi di Rossano, ti posso dire che io non sono un caso isolato e che qui c'è la brutta tendenza, la triste abitudine a mandare i detenuti in misura alternativa solo quando gli mancano quattro o cinque mesi al fine pena spero davvero che le cose possono cambiare e resto convinto che se la magistratura di sorveglianza Fus funzionasse a pieno regime,
Nelle carceri avremo molti, ma molti detenuti in meno.
La ringrazio per l'attenzione, la lettera appunto è firmata da Salvatore persona, detenuta nel carcere di Rossano, in provincia di Cosenza, beh, l'ultima affermazione a Brema spalanca un portone, insomma, è ovvio che se la magistratura di sorveglianza diciamo così fosse messa nelle condizioni di lavorare appieno avremmo molti meno detenuti nelle carceri non c'è dubbio com'è anche vero che avremo molti più detenuti nelle carceri di sé.
La magistratura lavorasse ancora di meno rispetto a quello che fa. Questo è altrettanto vero, resta però, insomma, veramente l'amaro in bocca a sentire una lettera come quella che ci ha scritto Salvatore, ma come su sei anni io ne scontò quattro in carcere frequento tutte le attività possibili e immaginabili. Faccio un'istanza di misura alternativa e tu me la rigetti, perché dici che devo essere sottoposto ancora a osservazioni in carcere di dire la verità mi Uefa sconta, tuttavia in galera facciamo prima. Insomma, mi sembra, mi sembra evidente. Salvatore, fammi sapere se ci sono Rita e fammi sapere
E insomma, il queste, le lettere che ci scrivono le persone detenute, persone detenute che ci riportano coi piedi per terra ci riportano ai problemi reali della distinzione, problemi reali dell'esecuzione della pena, su cui assai poco si sofferma la politica parlamentare con le conseguenze che purtroppo osserviamo osserviamo tutti ma adesso prima della sigla ecco i nostri recapiti come entrare in contatto con noi di Radio, Carcere,
Vi ricordo velocemente i nostri recapiti, ovvero come entrare in contatto con noi di Radio, carcere prima di tutto il numero di telefono di qui di Radio Radicale, ovvero 0 6 4 8 8 7 8 1. Vi ricordo che siamo presenti su Facebook, su X e su Instagram, ti ricordo della nostra e-mail, ovvero Radio, Carcere, chiocciola, radio radicale, punto it e soprattutto le persone detenute. Ricordo l'indirizzo dove inviare le vostre lettere dalle carceri, ovvero radio radicale, rubrica Radio, Carcere via Principe Amedeo 2 0 0 1 8 5 Roma, scrivete, scrivete, scrivete, non lasciate che le ingiustizie subite rimangono protette dal silenzio e da quelle quattro mura. Io ringrazio per l'assistenza in regia e grazie a tutti voi che anche questa sera, da una casa, da una macchina, da un camion e da una cella sovraffollata, aver acceso una radio per ascoltare una piccola voce, la voce di Radio, Carcere a tutti voi, un caro saluto da Riccardo Arena,
In nome del popolo italiano, il tribunale.
In 533 e 535 Codice di procedura penale dichiara lo vuole il popolo italiano, la Corte d'Appello di Palermo, seconda sezione, formano piccole.
In data 5 aprile, 1900
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