03 GIU 2026
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Albania italianofona

RUBRICA | - Radio - 09:00 Durata: 19 min 2 sec
A cura di Silvio Farina e Guido Mesiti
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Intervista all'avvocato italo-arbëresh, Antonio Capobianco, sul valore delle radici culturali e linguistiche nella costruzione dell'identità personale e collettiva degli arberesh in Italia.

L'avvocato Capobianco ha raccontato come la lingua arbëreshe, tramandata da generazioni nelle comunità di origine albanese presenti in Italia meridionale, rappresenti molto più di un semplice mezzo di comunicazione: è un segno di appartenenza, una memoria vivente che collega le persone alla propria storia e alle proprie origini.

Secondo il suo punto di vista, conservare e parlare l'arbëresh significa
mantenere vivo un patrimonio culturale che ha attraversato secoli, resistendo all'assimilazione e ai cambiamenti sociali.

La lingua diventa quindi uno strumento di riconoscimento reciproco e di continuità tra passato e presente.

Nel corso dell'intervista è emerso anche un episodio che ha suscitato discussioni.

L'avvocato ha raccontato il caso di una donna italo-albanese che, durante un evento europeo svoltosi in Grecia, sarebbe stata allontanata dopo aver compiuto con le mani il gesto dell'aquila bicipite, simbolo fortemente associato all'identità nazionale albanese.

Secondo il racconto, il gesto era stato eseguito come espressione della propria appartenenza culturale e delle proprie origini.

Per l'avvocato Capobianco, il tema centrale resta il diritto delle persone a esprimere la propria identità culturale e linguistica nel rispetto delle regole e della convivenza civile.

La lingua arbëreshe e i simboli che richiamano le origini albanesi rappresentano, a suo avviso, elementi di una storia condivisa che meritano di essere conosciuti e preservati.

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