26 OTT 2004

Vigilanza Rai: Audizione del Direttore generale della Rai, Flavio Cattaneo

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 25 min

Questa registrazione non è ancora stata digitalizzata.
Per le risposte alle domande frequenti puoi leggere le FAQ.

Audizione del Direttore generale della Rai, Flavio Cattaneo .

Registrazione audio di "Vigilanza Rai: Audizione del Direttore generale della Rai, Flavio Cattaneo", registrato martedì 26 ottobre 2004 alle 00:00.

La registrazione audio ha una durata di 1 ora e 25 minuti.
  • Introduzione del presidente

    <br><strong>Indice degli interventi</strong><br>L'audizione inizia alle 14h10<br>Presidenza del presidente <strong>Claudio Petruccioli</strong><br>
    0:00 Durata: 1 min 37 sec
  • Relazione di Flavio Cattaneo, Direttore generale della Rai

    Dopo una breve introduzione del presidente, senatore PETRUCCIOLI, il dottor CATTANEO, direttore generale della RAI, si sofferma in primo luogo sulle procedure avviate per l'attuazione dell'obbligo di cessione di una quota della capacità di trasmissione in digitale, in misura pari almeno al 40 per cento del secondo multiplex, pari cioè a due canali televisivi. A tale scopo, sotto il controllo del vigilante Ministero delle comunicazioni, la RAI ha avviato una procedura di evidenza pubblica alla quale hanno aderito 39 società, i cui titoli sono attualmente al vaglio di una apposita Commissione.<br>L'assegnazione sarà decisa in base ai seguenti criteri: varietà della tipologia dell'offerta, valenza istituzionale, capacità tecnico-industriale, congruità dell'offerta economica per la locazione delle reti.<br>Il dottor Cattaneo si sofferma quindi sul processo di privatizzazione.<br>In proposito egli fa presente in primo luogo che spetta all'azionista e non alla RAI assumere le decisioni relative alle modalità di tale privatizzazione. Tuttavia egli ha avuto modo di esprimere il suo pensiero, che ribadisce in questa sede, favorevole da un lato alla quotazione in borsa dell'azienda - ovviamente sono possibili e sono state sperimentate in passato altre modalità di privatizzazione, che sono a suo parere meno efficaci del collocamento su un mercato pubblico e regolamentato - e dall'altro lato l'opzione in favore della mera privatizzazione del capitale sociale e non della ricerca di soci industriali, anche perché nell'attuale situazione del mercato mediatico italiano l'unico possibile partner della RAI sarebbe il suo principale concorrente. Allo stesso modo, e a tale filosofia si ispira il piano industriale, egli è contrario alla cessione di canali o rami di azienda; egli ritiene infatti che la privatizzazione debba essere una occasione di crescita della RAI e non certo di ridiminsionamento.<br>Alle prospettive di privatizzazione è legata anche la questione della separazione contabile, ormai in fase di definizione, che consentirà alla nuova RAI di sfruttare al meglio le sue potenzialità attraverso una chiara distinzione tra le attività finanziate dal canone in base al contratto di servizio pubblico e la conquista di risorse sul libero mercato.<br>Proprio queste strategie industriali di lungo periodo sono alla base del piano di riorganizzazione che è stato avviato; si tratta di una riorganizzazione per il momento sperimentale, e che sarà oggetto di una verifica alla fine dell'anno, ma che si muove secondo linee generali che non possono a suo parere non essere condivise. L'aspetto più importante del piano di riorganizzazione è il superamento del modello divisionale che, giustificato in un momento in cui la prospettiva era quella della cessione di una parte dell'azienda, appare invece incongruo rispetto alle prospettive industriali da lui testè illustrate, ma altrettanto importante è la valorizzazione di tutte le risorse aziendali, ed in particolare di dirigenti che apparivano al momento sottoutilizzati.<br>Il direttore generale conclude osservando che per la RAI si apre una stagione ricca di opportunità che l'azienda affronta in condizioni tutto sommato ottimali, grazie in particolare ad una situazione finanziaria in cospicuo attivo. <br>
    0:01 Durata: 20 min 1 sec
  • Enzo Carra (MARGH-U)

    Il deputato CARRA esprime perplessità sulle prospettive di privatizzazione così come illustrate dal dottor Cattaneo. In particolare egli ritiene che i mercati non potranno non vedere con una certa diffidenza la permanente ambiguità del quadro economico - istituzionale dell'azienda, specialmente in presenza di un canone che, più che come un ricavo a fronte di un prodotto venduto, si configura come una sorta di finanziamento.<br>Ciò avviene in particolare perché continuano a non essere chiariti i limiti e le caratteristiche del servizio pubblico.<br>Un altro aspetto che rende problematica la collocazione in borsa di una azienda come la RAI è quello del rapporto fra il mercato e la governance così come configurata dalla legge: vi è infatti da chiedersi che cosa succederebbe al titolo RAI di fronte ad un Consiglio di amministrazione che cadesse per ragioni e con dinamiche analoghe a quelle con cui, di fatto, è caduto l'attuale.<br>Il deputato Carra conclude rivolgendo al direttore generale tre domande relative, rispettivamente, ai criteri che regolano l'informazione televisiva - egli fa presente ad esempio come a fronte di un test elettorale importante come quello di ieri «Porta a Porta» non abbia trovato di meglio che fare un servizio sull'«Isola dei famosi» - alle stupefacenti affermazioni del deputato Bondi circa il presunto controllo di RAI International da parte dell'opposizione, ed infine al budget previsto per il prossimo anno per gli sceneggiati televisivi. <br>
    0:21 Durata: 10 min 54 sec
  • Giuseppe Giulietti (DS-U)

    Il deputato GIULIETTI ritiene che sia necessario, in una sede politica come questa, affrontare con molta chiarezza il problema del consenso politico e sociale di cui gode l'azienda nel momento in cui si avvia la privatizzazione. In passato, anche nei periodi in cui più duro è stato lo scontro politico e più scoperta l'utilizzazione di parte dell'azienda radiotelevisiva pubblica, pure non è mai mancata una sensibilità sulla necessità di salvaguardare le basi minime del consenso collettivo.<br>E' una preoccupazione che non è certamente solo della sinistra, ma che è condivisa da parti importanti della maggioranza, come dimostra la votazione a luglio di una risoluzione presentata dall'UDC ed alla quale gli organi dirigenti della RAI hanno risposto con sconcertante indifferenza.<br>Appare perciò indispensabile uno sforzo da parte dell'azienda di ricucire questo rapporto che si è rotto con una grande parte del Paese - e che si spera non debba cronicizzarsi dando luogo ad un imbarbarimento in cui il vincitore delle elezioni considera la RAI cosa propria - ed un primo segno di consapevolezza sarebbero le dimissioni del Consiglio di amministrazione.<br>Egli ritiene che la RAI oggi debba dare delle risposte sulla sorte di tanti collaboratori verso i quali si è detto di non voler esercitare alcuna censura, in particolare alla luce dell'affermazione del consigliere Veneziani che con le dimissioni della presidente Annunziata sarebbe venuta meno ogni polemica sul pluralismo aziendale. Ci si chiede quindi se tornerà in video Enzo Biagi; che cosa intende fare la RAI con Sabina Guzzanti dopo che ella ha vinto la pretestuosa causa intentatale da Mediaset, e dalla quale la RAI aveva fatto dipendere la decisione di non mandarla più in video; ci si chiede perché continui l'assenza dal video di Massimo Fini e che cosa intenda fare la RAI per dare seguito alle decisioni del giudice del lavoro favorevoli ad Oliviero Beha ed al direttore della redazione di Bari. Ci si chiede infine che proposte alternative abbia fatto la RAI a dirigenti di prestigio come Freccero, Parascandolo e tanti altri che sono attualmente inutilizzati.<br>Il deputato Giulietti si associa infine alle considerazioni del collega Carra circa i discutibili criteri che regolano l'informazione in RAI e che rendono, ad esempio, pressochè impossibile lo svolgimento di un serio dibattito mediatico sulla legge finanziaria. <br>
    0:32 Durata: 12 min 19 sec
  • Antonio Falomi (Misto)

    Il senatore FALOMI condivide l'intervento del deputato Giulietti che ha riportato all'attenzione della Commissione l'argomento del pluralismo, che sembra essere il grande scomparso dal dibattito sulla RAI.<br>Si pensi all'informazione sulla guerra in Iraq, sensazionalista ed incompleta, una informazione fatta di autobombe che esplodono, di sequestri, di decapitazioni, ma dove manca qualsiasi chiaro approfondimento sulle strategie delle forze della coalizione, sul loro comportamento, sul futuro stesso di questa guerra e dell'Iraq.<br>In questo contesto, che si può definire di privatizzazione dell'informazione e della cultura della RAI, appaiono particolarmente inquietanti le prospettive della privatizzazione societaria.<br>In proposito egli si sofferma sulla questione della cessione di due canali di digitale; egli ritiene che la Commissione debba acquisire le più ampie informazioni sui criteri che presiedono a tale assegnazione ed avviare un approfondito dibattito. Se i criteri sono infatti quelli sommariamente illustrati dal direttore generale, non vi è dubbio che essi appaiono forieri delle più vive preoccupazioni. Affermare che i criteri principali risiedono nella capacità tecnica e nella disponibilità a pagare un cospicuo canone di locazione significa prefigurare una cessione a favore dei soggetti più ricchi, che ben difficilmente potrà aumentare il tasso del pluralismo all'interno del sistema radiotelevisivo. L'oratore chiede quindi al direttore generale, che ha testè affermato di non voler cedere comparti dell'azienda, che fondamento abbiano le affermazioni contarie del ministro Gasparri.<br>Il senatore Falomi chiede poi al direttore generale chiarimenti sulla scelta della RAI di abbandonare a Mediaset il mercato della televisione a pagamento sul digitale terrestre per quanto riguarda il campionato di calcio.<br>In proposito egli osserva che non possono essere invocati presunti ostacoli derivanti dal contratto di servizio.<br>L'articolo 5 della Convenzione tra il ministero delle comunicazioni e la RAI per la concessione in esclusiva del servizio pubblico, infatti, consente al concessionario di svolgere attività commerciali ed editoriali non previste dal contratto di servizio purchè connesse all'oggetto sociale, non pregiudizievoli allo svolgimento di servizi pubblici connessi, e non prevalenti rispetto all'oggetto della concessione. Inoltre egli chiede chiarimenti sulla rottura delle trattative per lo svolgimento del servizio di RAI International in Canada. Infine egli chiede delucidazioni in ordine al ventilato programma condotto da Gigi Moncalvo ed Anna La Rosa, anche alla luce del divieto - recato dall'atto di indirizzo sul pluralismo dell'11 marzo 2003 - di partecipazione a trasmissioni radiotelevisive da parte di dirigenti della RAI, divieto che appare largamente disatteso. <br>
    0:44 Durata: 12 min 8 sec
  • Alfonso Pecoraro Scanio (Misto-Verdi-U)

    Il deputato PECORARO SCANIO concorda con le preoccupazioni espresse dagli oratori che lo hanno preceduto circa i rischi derivanti dall'avvio del processo di privatizzazione in presenza di un Consiglio di amministrazione deligittimato dal punto di vista del consenso democratico, ciò in particolare in una situazione in cui l'anomalia del rapporto tra televisione e politica esistente in Italia viene rilevata con preoccupazione in sede europea.<br>Le preoccupazioni dell'opposizione non sono certamente dettate da ambizioni di lottizzazione, che certamente i Verdi in particolare non hanno mai coltivato, ma da una reale riduzione dell'imparzialità e della completezza dell'informazione.<br>I colleghi intervenuti in precedenza hanno ricordato come non si riesca ad avere sulla RAI un dibattito completo ed approfondito su temi quali la legge finanziaria, ma ancora più impressionante è il silenzio intorno ai temi ambientali, argomenti che - soprattutto in un momento come questo, in cui è stato approvato un discusso condono per gli abusi nelle aree protette - sono invece seguiti con interesse e partecipazione dall'opinione pubblica.<br>C'è dunque il rischio di una RAI che finisca di fatto per essere sempre meno attenta ai bisogni e agli interessi dei cittadini, che sono la vera essenza del servizio pubblico. <br>
    0:56 Durata: 8 min 16 sec
  • Giuseppe Gianni (UDC)

    Il deputato Giuseppe GIANNI ribadisce la posizione dell'Unione democristiana e di centro, che ritiene indispensabile l'immediato rinnovo del Consiglio di amministrazione.<br>In questa valutazione non vi è nulla di personale, anzi la sua parte politica riconosce i meriti dell'attuale Consiglio di amministrazione e del direttore generale.<br>Tuttavia è impossibile accettare che una azienda, che si definisce di servizio pubblico e che va verso una sua prima parziale privatizzazione nella quale spende una credibilità in gran parte determinata dalla sua immagine di pluralismo ed imparzialità, si presenti a un appuntamento così importante in una situazione di governo aziendale nella quale è esclusa qualsiasi rappresentanza di vaste ed importanti aree del panorama sociale italiano. <br>
    1:05 Durata: 3 min 57 sec
  • Antonio Iervolino (UDC) - Presidente

    <br>
    1:09 Durata: 1 min 39 sec
  • Paolo Gentiloni (MARGH-U) - Giuseppe Gianni (UDC)

    Il deputato GENTILONI SILVERI concorda con quanto affermato dai colleghi circa la necessità che venga eletto un nuovo Consiglio di amministrazione con le nuove regole prima dell'avvio del processo di privatizzazione; una opinione che - come confermato dall'intervento del deputato Gianni - è maggioritaria all'interno della Commissione.<br>Che esista un problema di credibilità del servizio pubblico, e quindi dell'azienda che si vuole privatizzare - e che non è risolto da un Consiglio di amministrazione privo della sua presidente di garanzia - è infatti evidente; sarebbe miope negare il carattere problematico di una situazione del sistema radiotelevisivo, rispetto alla quale il Presidente della Repubblica ha ritenuto di dover rivolgere un messaggio alle Camere e che è stata censurata in sede europea. L'oratore si sofferma quindi sulla questione della riorganizzazione aziendale che a suo parere è strettamente legata alle prospettive di ingresso dei privati nella proprietà e che rischia di determinare una sorta di cortocircuito molto pericoloso. Sembra infatti - e la scelta di accentrare i momenti decisionali sembra confermarlo - che in vista della privatizzazione si tenda a presentare una immagine il più possibile positiva degli equilibri finanziari dell'azienda, rinunciando ad investire sul prodotto e sull'innovazione, con il rischio di cadere negli stessi errori che hanno condotto alle attuali difficoltà di Mediaset. <br>Il deputato Gentiloni Silveri si sofferma quindi sulla questione della separazione contabile che, come è noto, non è una procedura interna all'azienda, il cui progetto deve essere sì proposto dalla RAI, ma approvato da un advisor nominato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Egli chiede quindi di conoscere, dal momento che a quanto sembra la procedura è in fase avanzata, quali siano i criteri adottati in proposito dall'Autorità.<br>Si associa quindi alle richieste da più parti avanzate circa le intenzioni della RAI riguardo ad una serie di soggetti allontanati dal video, tra i quali in particolare Pippo Baudo, nei cui confronti in una intervista di oggi Piersilvio Berlusconi ha manifestato l'interesse di Mediaset.<br>Infine chiede al direttore generale chiarimenti sull'espressione da lui usata quando ha definito il Ministro delle comunicazioni quale organo vigilante della RAI.<br>Il presidente PETRUCCIOLI rinvia il seguito dell'audizione.<br>La seduta termina alle 15h30. <br>
    1:10 Durata: 14 min 9 sec