24 GEN 2001

Arlacchi: "I finanziamenti ai talebani? Una leggenda"

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 7 min 57 sec

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Il capo dell'ufficio antidroga dell'Onu si difende dalle accuse e rivendica i risultati della propria strategia nella lotta alla droga, anche se ammette che il numero dei consumatori è aumentato.

Ai radicali chiede dialogo e toni meno aggressivi.

Registrazione di "Arlacchi: "I finanziamenti ai talebani? Una leggenda"", registrato mercoledì 24 gennaio 2001 alle 00:00.

La registrazione ha una durata di 7 minuti.
  • Cresce il consumo, ma per Arlacchi "ottimi risultati"

    Bruxelles, 24 gennaio 2001 - Ai microfoni di David Carretta, corrispondente di Radio Radicale dal Parlamento Europeo, il vicesegretario ONU, capo dell'ufficio per la prevenzione e la lotta alla droga ed al crimine organizzato (ODCCP), Pino Arlacchi ha affrontato le recenti polemiche che l'hanno coinvolto a partire da alcuni articoli apparsi sulla stampa britannica che accusano l'alto funzionario delle Nazioni unite di malversazione. Prima di tutto, però, Arlacchi si è soffermato sul bilancio della propria azione antidroga, parlando di uno scenario a "luci ed ombre". Da un lato Arlacchi ha dovuto ammettere "la persistenza del numero di consumatori di droghe, pari al 4% della popolazione modiale sopra i 15 anni" così come "la crescita del consumo". Se questi sono i dati negativi che il vicesegretario ONU ha tracciato nel bilancio della strategia adottata nel corso della sua permanenza all'ONU, dall'altro lato, sul piano dei lati positivi ha rivendicato "la strategia internazionale" creata dal suo ufficio, di cui ha messo in evidenza il fatto essa è stata "approvata da tutti i paesi del mondo" e che "ha prodotto ottimi risultati". Spiegando in dettaglio in che cosa consista la strategia adottata, Arlacchi ha parlato di "solidarietà per i consumatori" e finanziamenti per i produttori, al fine di indurli a passare ad altri tipi di coltivazioni. Di fronte ai dati contraddittori che emergono rispetto all'obiettivo della riduzione delle coltivazioni, Arlacchi ha sottolineato l'esiguità delle risorse messe a disposizione ed il mancato aiuto bilaterale.<br> <br>
    0:00 Durata: 1 min 42 sec
  • "Mai promesso soldi ai talebani"

    Più dettagliatamente nella questiono della riduzione delle coltivazioni, Arlacchi ha smentito di aver promesso 250 milioni di dollari ai talebani: al contrario, ha affermato di aver rifiutato una richiesta da parte degli stessi talebani che in cambio di tale cifra promettevano di trasformare le coltivazioni: "L'ho rifiutata - ha detto - perchè non era credibile, perchè la loro credibilità in termini di rispetto di diritti umani ed anche circa la coltivazione dei narcotici è vicina allo zero". Arlacchi ha confermato di avere un piano di 25 milioni di dollari all'anno per l'Afganistan, ma ha assicurato al contempo che esso sarà attuato "quando le condizioni politiche lo consentiranno".<br>Sulla questione Pakistan, dove le colture sono diminuite, ma il consumo è esponenzialmente lievitato, Arlacchi ha attribuito il fenomeno al mancato contrasto, alla liberalizzazione di fatto vigente in quel paese, che consente un libero ingresso di tutta la produzione afgana, mentre al contrario ha ritenuto la diminuzione delle coltivazioni come un ulteriore esempio del successo della propria strategia.<br> <br>
    0:01 Durata: 3 min 56 sec
  • False le accuse del Financial Times

    "Si tratta di persone che si vendicano per essere state mandate via o per non aver saputo collaborare", così Arlacchi ha liquidato le accuse che dalle colonne della stampa britannica gli vengono rivolte da suoi ex-collaboratori. "Non mi toccano affatto - ha proseguito - si riferiscono a episodi o falsi, o distorti o completamente inesistenti".<br> <br>
    0:05 Durata: 37 sec
  • "Disponibile al dialogo con i radicali"

    Negando la contrapposizione tra proibizionismo ed antiproibizionismo, giudicati come "slogan ed ideologie", poichè quando si prendono in considerazione le cose da fare "le distinzioni sfumano", ha affrontato la questione del rapporto con i radicali dichiarando di non comprendere i motivi "dell'aggressività e dei toni troppo alti" che vengono usati nei suoi riguardi, ed a tal proposito ha dichiarato "Sono pronto a dialogare, non aspetto altro che l'occasione per parlare, poichè non siamo nemici mortali. Su grandissima parte dei temi - ha proseguito - siamo d'accordo, mentre sulla legalizzazione degli stupefacenti c'è chiaramente un disaccordo, ma questo non dovrebbe impedire né i toni civili, ne una discussione, anche se aspra". <br>
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