02 AGO 1963
dibattiti

Seminario internazionale di discussioni sulle tecniche della nonviolenza

CONVEGNO | - Perugia - 00:00 Durata: 2 ore 44 min
Scheda a cura di Andrea Maori
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La nonviolenza nelle diverse religioni: il problema dei fini e dei mezzi (1-10 agosto, Seconda giornata) Capitini definisce la nonviolenza come apertura, interesse, affetto, esistenza alla libertà, allo sviluppo di ogni essere.

Fornari sostiene dal punto di vista psicoanalitico che lo Stato è l'industriale capitalizzatore e normalizzatore della violenza risparmiata dai cittadini - lo Stato induce alla guerra in nome delle leggi - è un dovere uccidere in guerra.

Suggerisce come rimedio: ridare ad ogni uomo la sua responsabilità personale, attraverso un referendum o consultazione popolare nei
termini: la guerra è oggi legittima o criminosa? Se la coscienza individuale la considera crimine, questo giudizio deve diventare legge perchè i cittadini sono le leggi dello Stato.

Il processo tradizionale verrebbe invertito - lo Stato nuovo proibirà la guerra come il crimine individuale.

Peter Cadogan mette in evidenza la novità della situazione creatasi nel secolo XX.

C'è sempre stata nei secoli scorsi una minoranza che si è imposta alla maggioranza - come pure una scarsità di beni di consumo che sarebbe una componente essenziale della violenza.

Egli spera che la soluzione dei bisogni più elementari porterà un altro tipo di società che non ha più bisogno della violenza.

La creatività umana sarà diretta non più a risolvere i problemi materiali, ma problemi di ricerche, invenzioni, per una nuova società umana nascente.

Pietro Pinna interviene per precisare che non crede alla soluzione automatica della nonviolenza in una società del benessere, perchè il benessere porterà altri problemi.

Egli sostiene la necessità di costituire centri di resistenza, basatisulal responsabilità personale.Edmondo Marcucci esamina il tema "Tolstoj e la nonviolenza".

La tecnia della nonviolenza è per Tolstoj una manovra di rifiuto di tutte le articolazioni delal violenza quali rimangono ancora evidenti nella società, sebbene spesso camuffate con nomi altisonanti ed ingannevoli.

Necessita quindi un lavoro di scoperta, di sostituzione, senza il timore di abbattere vecchi idoli sostenuti dagli istinti e dai concetti deteriori.

Capitini nella sua conferenza "La nonviolenza e la filosofia del dialogo" definisce il dialogo una tecnica della nonviolenza.

Il dialogo permette il tu aperto ad intendere gli altri, a credere quello che altri ci dicono.

Indica alcune ragioni positive della nonviolenza: principale quella che il metodo nonviolento può essere di tutti, anche dei deboli, dei bambini, basta avere coraggio.

C'è una forza nell'amare e se dessimo l'impressione di amare tutti saremmo onnipotenti.

Espone poi la teoria dei centri.

Per fronteggiare le astuzie del neocapitalismo, il nonviolento dice di portare un'opposizione alla società del benessere col metodo dei cristiani, non quello di Spartaco.

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