Il giorno prima, nelle elezioni suppletive per il collegio londinese lasciato libero da Keir Starmer, la laburista Sagal Abdi-Wali ha vinto con il 45 per cento e Polanski è arrivato secondo con circa un terzo dei voti.
Il leader dei Verdi ha detto che resterà alla guida del partito, nonostante i malumori seguiti al … congresso, dove in sua assenza è stata approvata una mozione che definisce il sionismo una forma di razzismo.Ne parla Claudio Martinelli, professore di diritto pubblico comparato all’Università di Milano-Bicocca.
Sulla riforma delle pensioni annunciata dal primo ministro Andy Burnham, il professore spiega che il triple lock oggi adegua le pensioni al valore più alto tra inflazione, crescita dei salari e una soglia fissa del 2,5 per cento.
Burnham propone di togliere l'aggancio ai salari nel prossimo programma elettorale e di destinare i risparmi, la cui entità è stimata in modo diverso dal governo e dagli istituti di ricerca, all’assistenza agli anziani.
Conservatori e Reform UK si oppongono perché la misura tocca i pensionati, mentre i Verdi chiedono piuttosto una tassa patrimoniale.
Per Martinelli si tratta di un investimento politico a costo zero, perché riguarda la prossima legislatura.Sulla destra, il comparatista osserva che conservatori e Reform UK si oppongono entrambi alla proposta e hanno punti di contatto sull’immigrazione, ma si distinguono per i toni, dato che Reform UK è un partito estremista, e per la visione del ruolo internazionale del paese.
Un’alleanza è resa impraticabile da due fattori.
Da un lato la tradizione politica britannica e l’opinione pubblica sono contrarie a coalizioni prima del voto, perché l’elettore deve sapere per quale partito, programma e leader vota.
Dall’altro, nell’ultimo anno Reform UK ha perso circa otto punti nei sondaggi, mentre i conservatori sono rimasti stabili intorno al 17 per cento e puntano sul tempo che manca alle elezioni per invertire i rapporti di forza a destra.
Sulla mozione dei Verdi, collegata al disegno di legge contro l’antisemitismo in esame alla Camera, che adotta la definizione dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto, il professore esprime un giudizio molto negativo.
A suo avviso la mozione cancella la distinzione tra la critica legittima alla politica del governo israeliano e l’idea che l’esistenza stessa dello Stato di Israele sia razzista.
Martinelli ricorda le posizioni vicine al movimento pro-palestinese assunte dai Verdi negli ultimi anni e osserva che Polanski ha usato la campagna per le suppletive per tenersi fuori dallo scontro interno.
Definisce molto preoccupante una presa di posizione di questo tipo da parte di un partito della sinistra rappresentato in Parlamento, tanto più alla vigilia dell’anniversario del 7 ottobre.
Nel collegamento da Bruxelles, David Carretta riferisce della riunione dell’Eurogruppo a Lussemburgo, dove è stata discussa la richiesta italiana di maggiore flessibilità di bilancio, avanzata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una lettera alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
La proposta prevede di tenere conto dell’inflazione nei percorsi di spesa degli Stati, per liberare risorse contro il caro energia.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è detto fiducioso, ma le reazioni sono state prudenti.
Il ministro delle Finanze tedesco ha ricordato che le regole sono state appena cambiate e quello belga si è detto contrario.
Il presidente dell’Eurogruppo Kyriakos Pierrakakis, il cui paese, la Grecia, si è associato alla richiesta italiana, ha richiamato l’attenzione dei mercati sui rischi di bilancio.
Il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis ha invitato a usare la flessibilità già prevista dalla clausola di salvaguardia nazionale, che la Commissione ha appena concesso all’Italia anche per le spese per l’energia.
Carretta ricorda che il tema sarà centrale al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.All’Ecofin di oggi il punto principale è l’unione dei risparmi e degli investimenti, il progetto per orientare verso l’Europa gli oltre mille miliardi di euro di risparmi privati annui, in parte investiti negli Stati Uniti.
Il nodo è la vigilanza sui mercati finanziari.
Il compromesso della presidenza irlandese prevede un’eccezione pensata per la Germania, per cui Deutsche Börse, la Borsa tedesca, non ricadrebbe sotto l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, a differenza delle Borse di Parigi, Milano e Madrid.
Secondo Carretta il risultato rischia di deludere chi chiedeva più ambizione, e alcuni si chiedono se non sarebbe meglio decidere a maggioranza qualificata mettendo in minoranza Berlino.
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