08 SET 2026
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Otto e Cinquanta - Norvegia: un paese sotto pressione, fuori dall'Unione europea e al confine con la Russia

RUBRICA | di Roberta Jannuzzi - RADIO - 08:49 Durata: 20 min 10 sec
A cura di Carmine Corvino e Guido Mesiti
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Mercoledì 9 settembre, nella cattedrale di Oslo, si celebrano i funerali di Stato di Harald V, morto il 28 agosto a 89 anni dopo trentacinque anni di regno; almeno trentamila persone sono già passate davanti al feretro nella cappella del Palazzo reale.

Gli inviti sono stati spediti a tutti i paesi con un'ambasciata a Oslo, a quelli della NATO e dello Spazio economico europeo.

Quattro - Russia, Sudan, Myanmar e Afghanistan - sono stati invitati solo a livello diplomatico e potranno mandare esclusivamente l'ambasciatore.

Hanno confermato i presidenti di Germania, Finlandia, Polonia, dei tre …
paesi baltici, di Islanda, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovenia.

Irene Peroni, giornalista che vive e lavora a Oslo, spiega perché un funerale in Norvegia richiama mezza Europa: un paese di cinque milioni e mezzo di abitanti con un ruolo internazionale rilevante, per il Nobel per la pace e per i decenni da mediatore in accordi di pace.

La puntata ricostruisce i due fronti aperti del paese.

Quello esterno: mercoledì scorso la polizia delle Svalbard ha notificato a una nave russa ormeggiata a Barentsburg un provvedimento di sequestro conservativo emesso da un tribunale norvegese, in esecuzione di un lodo arbitrale che condanna la Russia a risarcire i giacimenti e gli impianti espropriati alla compagnia energetica pubblica ucraina in Crimea nel 2014.

Alcune decine di russi sono rimasti bloccati sull'isola; Mosca ha convocato l'ambasciatore norvegese, Putin ha parlato di terrorismo di Stato.

Alla televisione pubblica norvegese una storica dell'università di Tromsø ha avanzato il sospetto che quella nave sia stata impiegata anche per operazioni ibride e propaganda russa nel Nord.

Dal 2024 la protezione civile norvegese ha distribuito a tutte le famiglie un opuscolo sulle scorte domestiche per una settimana, e il 2026 è stato dichiarato Anno della difesa totale, inaugurato l'11 febbraio a Oslo da Harald V.

Quello interno: la pubblicazione dei file Epstein da parte del dipartimento di Giustizia americano a fine gennaio ha travolto la casa reale e la diplomazia norvegese.

Peroni descrive un paese abituato ad associare le parole corruzione e scandalo soltanto all'estero.

Mona Juul e il marito Terje Rød-Larsen, uno dei negoziatori degli accordi di Oslo, sono incriminati per corruzione aggravata; il testamento di Epstein destinava dieci milioni di dollari ai loro due figli gemelli, e alla fine di aprile uno dei due, venticinquenne, si è tolto la vita.

L'ex primo ministro Thorbjørn Jagland, già segretario generale del Consiglio d'Europa e presidente del comitato Nobel per la pace, ha perso l'immunità ed è indagato.

Dai documenti emerge che Epstein chiese ripetutamente a Jagland di organizzargli un incontro con Putin e gli propose, in una mail del 2018, di offrire a Mosca informazioni sul presidente americano.

In chiusura il filo nordico: dopo il no islandese alla riapertura dei negoziati con l'Unione europea, domenica si vota in Svezia, dove i Democratici Svedesi potrebbero entrare al governo e sono al centro di un'inchiesta su una loro funzionaria accusata di aver diffuso per dieci anni posizioni filorusse.

David Carretta, da Bruxelles, fa il bilancio della visita di Ursula von der Leyen a Nuuk: un pacchetto da 200 milioni di euro per il 2026 e il 2027 su connettività satellitare, turismo sostenibile, energia pulita, protezione civile e materie prime critiche, e una dichiarazione congiunta che il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen ha accompagnato definendo l'Unione europea «un'amica leale e fidata».

Poco dopo la conferenza stampa, Trump ha pubblicato su Truth una nuova mappa degli Stati Uniti che include Groenlandia, Canada, Messico, Cuba e, per la prima volta, l'Islanda.

Mette Frederiksen ha insistito sulla sicurezza dell'isola, dove da ieri dodici paesi sono impegnati nell'esercitazione Scudo Artico; in autunno la Commissione presenterà una nuova strategia per l'Artico, che Von der Leyen ha descritto come il passaggio da «un nord lontano» al «nostro vicino settentrionale».

Sul voto in Sassonia-Anhalt, Carretta riferisce la conferenza stampa del cancelliere Friedrich Merz, che si è detto profondamente scioccato dal risultato dell'AfD e dalla più pesante sconfitta della CDU da decenni, ha richiamato i valori della Legge fondamentale e ha escluso di lasciare l'incarico.

Interrogata da un giornalista a Nuuk se l'Unione europea debba cambiare direzione, von der Leyen ha risposto che alla Commissione vale una regola d'oro: non commentare mai le elezioni nazionali.

Silenzio anche da Manfred Weber e da Iratxe García Pérez; unica eccezione la presidente dei liberali di Renew, Valérie Hayer.

Un silenzio che Carretta giudica preoccupante, perché la destabilizzazione della politica tedesca rischia di ripercuotersi sui dossier europei aperti - il bilancio 2028-2034, la politica industriale, il piano di riarmo - in vista dell'appuntamento che i nemici dell'Europa hanno davvero in mente: le presidenziali francesi del 2027.

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  • Irene Peroni

    giornalista free lance in Norvegia

    David Carretta

    corrispondente di Radio Radicale dal Parlamento Europeo

    8:49 Durata: 20 min 10 sec