È la prima elezione dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e dopo tre anni di guerra.
Si presentano trentotto liste, e secondo i sondaggi una dozzina circa dovrebbe superare la soglia di sbarramento.
Otto e Cinquanta dedica al voto israeliano tre puntate, e comincia con una guida ai partiti, ai temi della campagna e ai sondaggi insieme a Sharon Nizza, giornalista che vive e lavora a Tel Aviv.
Nella coalizione uscente, spiega la giornalista, ci sono il Likud di Benjamin Netanyahu, che resta forte pur avendo perso molto … consenso, i due partiti della destra oltranzista, Potere ebraico del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir e il Sionismo religioso del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, e i due partiti ultraortodossi.
A destra si presenta anche un partito nuovo, fondato quest’estate dall’ex generale Ofer Winter, che ha messo al secondo posto un arabo israeliano cristiano e cerca di rivolgersi anche a un elettorato laico.
Nell’opposizione la sorpresa è Yashar, il partito dell’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, oggi il più forte concorrente del Likud.
Gli ex primi ministri Naftali Bennett e Yair Lapid si sono uniti in una lista guidata da Bennett, ma secondo Nizza hanno perso consensi proprio a vantaggio di Eisenkot.
È cresciuta la sinistra dei Democratici, nata dall’unione del Meretz e dei laburisti e guidata dall’ex vicecapo di stato maggiore Yair Golan.
I partiti arabi si presentano divisi: tre hanno formato una lista unica, mentre il partito islamico Ra’am corre da solo e ha candidato al secondo posto un ebreo, un ex alto ufficiale di polizia.
All’opposizione c’è anche il partito di Avigdor Lieberman, che è un uomo di destra.
La giornalista sottolinea che gli schieramenti non coincidono con la divisione tra destra e sinistra, e ricorda anche la lista dei riservisti dell’esercito, legata a rivendicazioni economiche, che i sondaggi danno a volte sopra e a volte sotto la soglia.
I temi della campagna, osserva Nizza, sono rimasti soprattutto interni, nonostante tre anni di guerra e fronti ancora aperti.
Al centro c’è la richiesta di una commissione d’inchiesta sui fallimenti che hanno reso possibile il 7 ottobre.
C’è la figura di Netanyahu, che divide i partiti tra chi è disposto ad allearsi con lui e chi no.
E c’è la leva militare degli ultraortodossi, che riapre anche la questione del servizio militare o civile degli arabi israeliani, oggi esentati.
I sondaggi, conclude la giornalista, fotografano uno stallo.
Né la coalizione né l’opposizione arrivano ai 61 seggi necessari per governare, e il Likud e Yashar si contendono il primo posto con un numero di seggi compreso tra 21 e 25.
Le consultazioni dopo il voto potrebbero durare fino a due mesi, e se non si trovasse una maggioranza si potrebbe tornare alle urne, come è accaduto cinque volte tra il 2019 e il 2022.
In chiusura il collegamento con David Carretta, corrispondente da Bruxelles, sul Consiglio europeo.
Nella prima giornata i leader non si sono mossi dalle posizioni già note sul bilancio pluriennale 2028-2034, con i paesi frugali che chiedono tagli e gli Amici della coesione che difendono i fondi per l’agricoltura e la coesione.
Il presidente del Consiglio europeo António Costa presenterà verso metà novembre un nuovo testo negoziale, in vista di un vertice straordinario a fine novembre e del Consiglio europeo di dicembre, dove vorrebbe arrivare a un accordo all’unanimità.
Sulla Cina i capi di Stato e di governo hanno chiesto alla Commissione un nuovo strumento per escludere le merci cinesi da alcuni settori del mercato unico quando le esportazioni crescono in modo eccessivo, come avevano proposto Francia e Germania.
Sull’energia l’Italia, con i paesi del gruppo di Visegrad, ha cercato di riaprire il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, sia per l’industria sia nella versione che dal 2028 colpirà carburanti e riscaldamento, ma i paesi nordici, la Germania, la Francia e la Spagna si sono opposti.
Per Carretta la Commissione resta a corto di strumenti immediati contro il caro energia: la presidente Ursula von der Leyen ha proposto una riserva strategica europea di gas, che richiederà mesi, se non un anno.
Nella seconda giornata è atteso il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, mentre i leader cercano soluzioni alla carenza di intercettori Patriot, ai problemi di condivisione dell’intelligence e all’accesso al sistema satellitare Starshield, controllato dal Pentagono.
Sulle migrazioni la premier danese Mette Frederiksen e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni vogliono criticare le regolarizzazioni di massa decise dal premier spagnolo Pedro Sánchez, mentre la bozza delle conclusioni esprime solidarietà alla Spagna sulla crisi di Ceuta.
leggi tutto
riduci


























