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professore di Filosofia e fondatore del progetto carcere delluniversità Statale di Milano
responsabile dellUfficio carcere delluniversità Statale di Milano
In nome del popolo italiano, il Tribunale, visti gli articoli 533 535 codice di procedura penale, dichiara, in nome del popolo italiano, la Corte d'Appello di Palermo, seconda sezione.
Ma la sentenza del tribunale di Palermo in data 5 aprile 1900.
Buona sera buona siede ben trovati all'ascolto di radio carcere da parte di Riccardo Arena. Allora, e come prima cosa vi devo purtroppo informare sugli ultimi due suicidi che sono avvenuti nelle carceri italiane. Infatti, nel giro di pochi giorni una persona detenuta si uccise nel carcere, Due Palazzi di Padova e un ragazzo di soli 20 anni si è impiccato nel carcere di Monza, più precisamente sabato 24 ottobre nel carcere Due Palazzi di Padova si è ucciso Mohamed Natali, che aveva 61 anni e che pare fosse siriano. Ma non è certo da quanto abbiamo appreso. Pare che Mohamed non parlasse con nessuno e non uscisse mai dalla sua cella, cella che divideva tra l'altro con un altro detenuto che pare fosse affetto da gravi problemi psichiatrici. Insomma, il carcere nel carcere, l'abbandono nell'abbandono di cui evidentemente nessuno, purtroppo si è accorto ed invece,
Nella notte tra lunedì 26 e martedì 27 ottobre, un ragazzo di soli vent'anni si è impiccato nella sua cella del carcere di Monza. Lo rende noto l'avvocato Arianna Barbazza che difendeva proprio questo ragazzo, un ragazzo che, come tanti altri e a soli 15 anni, è arrivato dall'Egitto sopra uno di quei barconi che vediamo in televisione per rifarsi una vita e un ragazzo che invece poi è incappato, come spesso capita nel crimine, tanto che, dopo essere stato condannato prima scontato, parte della sua pena nel carcere Beccaria di Milano e poi una volta maggiorenne, è stato trasferito nel carcere di San Vittore dopo nel carcere di Monza, dove appunto si è impiccato a soli vent'anni morali. Salgono così a 61 le persone detenute che si sono uccise dall'inizio del 2026. E dunque in questo scenario senza speranza che sono le carceri dove ci si uccide per disperazione o dove si subiscono ogni giorno sofferenze ingiuste. Oggi ci vogliamo proprio occupare di speranza, con ovvero quella speranza che può essere ritrovata nello studio e addirittura nello studio universitario, anche se si è detenuti e la speranza di chi, ad esempio, è detenuto nelle caotiche sezioni comuni ma sceglie di studiare per laurearsi e rifarsi una vita, ed è la stessa speranza.
Di chi è ristretto in una sezione di alta sicurezza del regime assai più severo, ma decide di affrontare un corso di laurea, una speranza che diventa davvero una luce nel buio in chi studia per laurearsi, mentre addirittura è detenuto al 41 bis, regime speciale dove il cosiddetto trattamento è sospeso e dove è praticamente tutto vietato e dove tutto è controllato. Ebbene, oggi, e per parlare della speranza nello studio, anche per chi è detenuto anche perché è detenuto al 41 bis, vogliamo raccontarvi l'importante utile, unica esperienza del Progetto carcere dell'Università Statale di Milano, ovvero l'unico ateneo in Italia, ad aver creato un ufficio che si dedica ad aiutare i detenuti ristretti nelle carceri milanesi che decidono di affrontare un corso di laurea, compresi quelli ristretti al 41 bis, e per raccontarci questa preziosa esperienza. Questo prezioso lavoro sono oggi con noi il professor Stefano Simonetta ordinario di storia di filosofia medievale e fondatore del progetto.
Carcere della Statale di Milano. Buonasera, professor Simonetta, buonasera, buonasera, Riccardo buonasera, a voi e saluto anche la dottoressa Chiara dell'oca, che è responsabile dell'ufficio carceri dell'Università Statale di Milano, buonasera dottoressa dell'Oca buonasera a voi e grazie punite allora, caro professore, Stefano Simonetta, di cosa si occupa l'ufficio carcere dell'Università Statale di Milano? Voglio dire qual è la finalità del progetto di cui lei è fondatore. La finalità del progetto che è nato nel 2015, sulla sulla scia, sulla scorta di quello che già altre università avevano iniziato a fare, è quella di portare l'Università in carcere nel senso bello del termine, di permettere alle persone che sono in esecuzione penale, ma anche in esecuzione di un'esecuzione penale esterna, ci rivolgiamo anche a loro, ovviamente certo di iscriversi all'università di studiare. Ovviamente questo è particolarmente importante per chi ha ristretto in un istituto penitenziario e lo facciamo andando regolarmente a fare lezione, avendo una rete molto ampia di chiuderlo poi ne riparleremo, certo affianca chiunque decide di studiare. Insomma, noi siamo studenti, professori e personale dell'università, quindi il nostro contributo per il carcere può essere quello di portare le attività delle degli studi superiori in un'università a tutti coloro che desiderano farlo, che sono e sono tanti sono un numero crescente e sorprendente. Ecco, caro professor Simonetto, io prima parlavo dello studio come occasione di speranza. Insomma, in effetti serve per rifarsi una vita, ma la Statale di Milano è l'unico ateneo, se non sbaglio, in Italia ad aver creato un ufficio che si dedica ad aiutare i detenuti che decidono di affrontare un corso di laurea, mi sbaglio. Siamo strutturato come il nostro sì, non c'è, non ci sono altri casi e ci sembrava doveroso, anche perché abbiamo ormai quasi 200 alti oltre 200 studenti ristretti, come li chiamiamo noi, e quindi che ci fosse un ufficio che si dedicava a loro e a tutte le particolarità di chi studia in carcere. Ci è sembrato essenziale un ufficio che ormai c'è da anni, che lavora molto bene e speriamo che qualche altra Università segue il volto. Il vostro esempio, dottoressa dell'oca. Come si svolge concretamente la vostra attività dell'ufficio dell'ufficio carceri della Statale di Milano e allora, dunque, un'istanza principale della nostra progetti Allen aspettative, appunto è di garantire di tutelare il diritto allo studio universitario nelle carceri, quindi permettendo di tradurre in concreto un diritto che sulla carta rimane in capo alla persona detenuta, ma che senza un supporto attivo esterna non è
è difficilmente insomma traducibile in in concreto, come lo facciamo permettendo, fornendo alle persone ristrette o tre appunto ad iscriversi a condizioni agevolate, fornendo loro i materiali di studio e soprattutto dando loro la possibilità di sostenere gli esami laddove non possano uscire dal carcere con i permessi all'interno del carcere in presenza, tutte le volte in cui è possibile farlo per dare un'occasione di scambio con i docenti, ma soprattutto perdendo ogni studentessa e studente ristretto, un tutor che è uno studente esterno che iscritto al medesimo corso di laurea che aiuta la persona ristretta nel proprio percorso, non solo fornendogli supporto concreto, ma anche restituendo un po'la quella possibilità di scambio di confronto sui contenuti e sugli oggetti di studio che dice
Possibile per poi arriveremo al 41 bis, dove purtroppo questo contatto arriveremo a capire che purtroppo non c'è, però ecco, c'è un aspetto a un altro aspetto importante grado, dottoressa dell'oca, se adesso una persona ristretta in un carcere milanese San Vittore Opera Monza, che abbiamo citato prima, purtroppo per l'ultimo suicidio volesse iscriversi all'Università, vuole volesse avere informazioni, voi avete un'e-mail, un indirizzo da potergli fornire certamente il nostro ne abbiamo un indirizzo mail pubblicato sul nostro sito, che è progetto punto carceri chiocciola, unimi come Università, Milano, punto it. Ovviamente è un indirizzo che ha a disposizione due persone detenute e di eventuali parenti, amici, famiglia e di tutti gli operatori del carcere, che molto spesso sono proprio le persone che ci comunicano l'interesse di persone detenute per appunto, un possibile percorso di studio universitario. In questo senso anche gli educatori dovrebbero dare una mano nel senso di sessant'standogli un detenuto in una sezione del Comune in una sezione di alta sicurezza che vuole intraprendere un percorso di studi universitario, visto che non tutti hanno l'e-mail, non tutti possono scrivere un messaggio di posta elettronica, possono farsi carico di contattarvi. Ah, ah, ah, appunto Progetto, carcere, progetto, punto carcere, chiocciola unimi, punto it. Il professor Simonetta, so che il progetto carcere lo accennavate anche prima della Statale di Milano coinvolge tante persone tra studenti e persone detenute. È vero, sì moltissime, ed è una cosa di cui siamo molto fieri. Ogni anno noi portiamo Cinti letteralmente centinaia di studentesse e studenti nelle carceri in cui lavoriamo, quelli di Milano e quelli della Lombardia, e il progetto è frutto di un accordo con il provveditorato regionale e dico centinaia perché, oltre ai tutor che ricordava chiara che sono moltissimi, sono in questo momento per i 200 e ci sono tutte le persone che frequentano i corsi che noi teniamo, io e numerosi altri miei colleghi facciamo una parte della nostra attività didattica nelle carceri in cui il progetto è attivo e lo facciamo andando in carcere alcuni nostri studenti con gruppi di 2025 studenti e avendo una decina di corsi all'anno. E già facile del conto che già solo in questa versione entrano quasi 300 studenti e per i quali questa è un'esperienza molto importante
E non solo per chi li riceve, diciamo per i loro compagni interni con i quali fanno il corso, ma anche per chi entra allora creato. Dottoressa dell'Oca, so che voi seguite l'abbiamo detto prima sia le persone detenute comuni che vogliono intraprendere un percorso di studio nel lì, nelle carceri milanesi lombarde, sia chi è ristretto nell'altra sicurezza, chi addirittura è ristretto in sezioni di 41 bis con. Io confesso che non sapevo che addirittura il POD, chi era ristretto al 41 bis, potesse intraprendere un corso di laurea. Ecco, sappiamo che i detenuti al 41 bis sono isolati da tutto e da tutti concretamente, ora voi dell'Ufficio carcere della Statale di Milano come fate ad aiutare questa tipologia? Specifica
Di detenuti per iniziare per continuare un percorso di laurea non deve essere facile, è vero. Ovviamente, il 41 bis è un regime in quanto tale prevede una sospensione del trattamento, quindi questo implica sicuramente che noi non possiamo votare questi studenti di forme di sostegno che utilizziamo invece per tutti gli altri studenti ristretti, come per esempio i principalmente l'assegnazione di un tutor e questo ovviamente non impossibili per via della del della dell'impossibilità di contatti con persone esterne. Ma quello che possiamo garantire, però, è il materiale di studio e la possibilità di sostenere gli esami. Ovviamente questo fa sì che, insomma, lo studente ristretto in regime di 41 bis possa avere di tutto, insomma, accesso a un percorso di studio con delle de delle misure di sostegno più limitati, ma che comunque possa farlo,
Scusi, dove il logo tutto parte però da una richiesta della persona ristretta, io li Cadolini nella sua 41 bis, dopo 20 anni chiedo di potere iniziare un percorso di laurea o no, esattamente così è cominciato, così è cominciata un po'questa esperienza, ovviamente questa cosa è stata possibile anche grazie alla collaborazione di alcuni operatori interni che, insomma hanno fatto da tramite
Perché diversamente, insomma, non sarebbe stato possibile nemmeno entrare in contatto con queste persone. Eccomi, sono gli operatori interni al 41 bis che si mettono in contatto con voi per segnalarvi che una persona lì ristretta vuole intraprendere un percorso di studio e nella nostra esperienza gli operatori che sono sono si sono resi tramite, insomma, per questo genere di richiesta sono stati principalmente due, una un funzionario giuridico pedagogico, un'educatrice come si chiamavano un tempo che ha co tra le sue competenze anche insomma, la gestione ripercorsi delle persone. 41 bis ristretti al 41 bis e la gente di rete, che è una figura particolare istituita da Regione Lombardia, che ha proprio il compito di fare da tramite tra il carcere e la società esterna e in questo caso, appunto, tra carcere e università, compreso il 41 bis, compreso il 41 bis. Diciamo che
Noi siamo questa esperienza, si costruisce, si è costruita proprio nel farla. Non avendo un precedente, abbiamo avuto noi, insieme agli operatori di cui parliamo, trovare delle modalità che rendesse possibile causa dalle nuvole, perché non sapevo neanche che a 41 bis ci fosse un educatore, anche perché è abbastanza uno stimolo sospendere il trattamento e poi vorrei vedere che lì ci lavori un educatore, però credo, professor Simonetta, è garantire cercare di garantire il diritto allo studio anche per chi è ristretto,
Al 41 bis. È davvero una grande opera di speranza. Prima parlavamo di studio come strumento di speranza, no, se sa davvero di raggio di luce in un tunnel buio o no, speriamo di sì e l'obiettivo è quello. Noi abbiamo sempre detto che lo spirito del nostro progetto è quello di aiutare chiunque desideri studiare all'università o mettersi in condizione di studiare all'università, qualunque sia il reato che ha compiuto, qualunque sia la sua condizione, qualunque sia il suo orizzonte di pena residuo. Quindi, ovviamente, anche il 41 bis e lì portare i libri, portare lo studio e portare in quel in quell'unico momento di incontro possibile portare i docenti che vanno a fare gli esami.
E probabilmente si portare con un raggio di luce questo almeno si può intuire o abbiamo potuto capire quando poi abbiamo avuto fra i nostri studenti ex persone al 41 bis, poi passate alla all'alta sicurezza e ci hanno raccontato che quel libro, quei libri, quegli appunti in qualche modo hanno sono qualcosa a cui si sono aggrappati.
Si sono aggrappati ai libri, anche perché parliamo di persone di ristretti al 41 bis che non hanno nulla stanno chiusi nelle celle per 2022 ore al giorno, ecco, ma dottoressa dell'oca, lei mi diceva ieri che adesso la vede un po'superato, però insomma all'inizio erano in difficoltà anche a fornire i libri a queste persone ristrette al 41 bis perché al 41 bis anche il materiale cartaceo, compresi i libri, riviste giornali sono selezionate attentamente, vero certo, e così ci siamo dovuti negli anni. Scontrare con tutte le difficoltà dettate dalla rigidissime limitazioni imposte alle persone ristrette in 41 Lust
Per un lungo periodo erano gli studenti stessi a procurarsi materiali di studio che non indicava,
Uno nuovo con delle indicazioni bibliografiche.
Ma questo processo talvolta gli chiedeva 6 8 mesi per poter ricevere un libro da lì, l'idea l'iniziativa di istituire un fondo dedicato per farci carico noi come Ateneo dell'acquisto di materiali di studio, non tanto per ragioni economici, economiche, ma per ragioni logistiche, perché questo ha permesso di passare da un'attesa magari di 8 6 8 10 mesi a pochissime settimane da quando abbiamo intrapreso infatti questa questa iniziativa, gli studenti hanno cominciato a ricevere con regolarità i materiali che ovviamente passavano Gordiano e studenti
41 bis, certamente dopo il quindi anche, appunto dovendoci, dovendoci chiaramente adattare alle a tutte le accortezze previste da previste da questo regime, che quindi ci hanno imposto anche la definizione di un metodo di lavoro dedicato. È diverso rispetto a quello che ora piena, ovviamente utilizziamo con gli altri studenti in stretta e certo. Professor Scivoletto, non è qui sul lavoro facile, cioè fornire i libri a persone ristretti al 41 bis, un regime dove,
Insomma, ci sono dei divieti, delle censure ben precise su cosa leggere le cose, ascoltare, cosa guardare, no, è un lavoro complesso. Certamente, però, abbiamo la fortuna di avere del personale qualificato che lo fa in maniera eccezionale e anche una serie di di studentesse e studenti tutor che ci hanno aiutato fin dall'inizio. Io ricordo sempre
Uno dei nostri primi chiudono del primo gruppo che partito nell'anno accademico 2016 17, che andava regolarmente a Opera, dove seguiva uno studente ristretto al 41 bis, che ancora oggi al 41 bis, e questo ragazzo e ha aiutato moltissimo il suo studente nel suo percorso di studi in almeno nella prima parte e ovviamente non l'ha mai visto, nessuno ha mai visto nemmeno il suo volto e lavorava con un'ombra, e ciononostante non si è mai perso d'animo.
Andare in un carcere ovviamente complicato significa
Più tempo, spostamenti, controlli e a questo ragazzo per oltre un anno ha lavorato in questo modo e ogni tanto in alcuni eventi pubblici e a noi piaceva che lui raccontasse questa esperienza come dimostrazione di quanto le persone possano messe sia a disposizione di un progetto di questo genere è collaborare con un'ombra qua quello degli studenti che fanno da tutor a queste persone ristretti al 41 bis che decidono di scelgono di iniziare un percorso di studio di laurea.
È come lavorare come un'ombra, perché io non lo puoi ovviamente incontrare. Questo è un altro aspetto importante che la dottoressa dell'oca del vostro lavoro perché studiare come lei mi insegna come lavorare comporta il confronto, ora quali difficoltà incontrano chi studia senza incontrare nessuno di voi. C'è questo io sto al 41 bis, vengo da un percorso criminale importante su al 41 bis da 10, vent'anni e magari non l'ho mai studiato. Inizio a confrontarmi con il libro e neanche posso avere un confronto dal vivo, con chi mi possa aiutare, presumo sia una difficoltà in più o no. Lo è e le difficoltà che il 41 bis sono enormi, ma quello che abbiamo visto negli anni, soprattutto con alcuni neanche studente che la determinazione di chi studia il 41 bis, è ancora maggiore rispetto a quella del degli altri studenti ristretti, devo dire che noi stessi ci siamo sorpresi a tratti vedendo questi studenti superare degli esami che non non sapevamo se avrebbero mai potuto affrontare per la loro complessità anche per lo studente, che la possibilità è normale, studente, chiamiamolo così che la possibilità di andare in aula tornando alle difficoltà per questi studenti stretti essere completamente deprivati della dimensione del confronto, non solo aumenta le difficoltà, ma allo stesso tempo, a nostro avviso, rivela una potenzialità enorme dello studio che talvolta, per tornare alla tua parola, no alla speranza che talvolta diventa dal vivo l'unica luce l'unica speranza, anche solo attraverso il contatto diretto con i liberi, cioè noi vediamo, come per tanti studenti ristretti al 41 bis, avere
Insieme ai libri di poter studiare sui libri e coi libri e basta con nessun altro. Comunque è una fonte di speranza, a volte una ragione di vita. Guardate che veramente un senso di miracolo questa questo lavoro perché torno a ripetere, insomma, ben 10 vent'anni al 41 bis, arrivo da un percorso criminale che certo non mi abituato a confrontarmi con lo studio con un libro e pure stando lì al 41 bis, una persona in quel, in quella specie da Quadrio vergognoso rinasce, si dipende un pezzo di futuro. Ecco due dottoresse dell'oca. Non non le ho chiesto ancora, però i ragazzi, le persone è detenuto al 41 bis, in quali facoltà sono iscritti Lia a Milano? Noi abbiamo iscritti alla facoltà, o almeno lo erano, prima del trasferimento. E esattamente
Parla al passato, almeno all'imperfetto. Comunque appunto, Giurisprudenza, poi abbiamo iscritti alla facoltà di studi umanistici, in particolare filosofia. Avevamo un iscritto a Lettere a Lettere classiche, che però è stato declassificato e ora è un nostro studente, diciamo
è stretto, ma in un altro circuito
In in alta sicurezza. Esattamente e poi abbiamo avuto diversi iscritti all'area delle Scienze politiche, economiche, sociali e ultima ma non ultima anzi prima in ordine cronologico, un iscritto alla facoltà di Agraria e Cuba, professor Simonetta, si dà spesso per scontato. Ma c'è anche un impatto mentale su chi è ristretto al 41 bis o no. Lei l'ho notato,
Suppongo di sì, noi abbiamo potuto io l'unico. Gli unici contatti che ho avuto con sono stati quelli andando a fare gli esami e quindi incontrando dall'altra parte del vetro, persone che palesemente, insomma, sono in grossa difficoltà. Quindi immagino e poi le ripeto il contatto che noi avevamo avuto, una delle prime attività che abbiamo fatto al carcere di Opera che è una delle nostre sedi principali e anche quelli più sfidanti, diciamo così, per caratteristiche della dell'istituto è stato una un corso di filosofia rivolto a persone del circuito dell'alta sicurezza 1, quindi quello più elevato dell'alta, sicurezza numerosi dei quali erano stati fino a pochi mesi prima al 41 e le prime i primi incontri con queste persone con noi docenti e con i nostri studenti che venivano dall'esterno in un gruppo che nel teatro del carcere intitolato a Marco Pannella in teatro, eravamo una quarantina di persone nei primi incontri, alcuni di loro erano erano sembravano veramente riemersi dall'Ade, insomma, i loro stessi lo dicevano noi veniamo da un'invisibilità assoluta e e per loro parlare in pubblico avere a fianco delle altre persone ci sedevamo in cerchio, come l'anonima alcolisti mescolati fra esterni e interni e poi col passare delle settimane quel corso durò tutto l'anno col passare delle settimane le fu tutto molto più facile, ma all'inizio qualcuno di loro ci diceva anche per me è quasi insopportabile stare qui e non so se è vero che ero abituato a Osimo,
Non ci ero abituato ed era un come dire, un po'più di un più di uno di loro ha detto voi per noi voi siete uno tsunami, questa questa cosa è sconvolgente e anche in senso negativo, anche nel senso della fatica, ma è così, per carità, è poi molti di queste persone non sono stati condannati per reati gravissimi. Questo nessuno hanno messo in discussione. Casomai stiamo discutendo del modo del modo esatto. È un'altra cosa del modo in cui vengono trattate queste persone che sono costrette a vivere, lo dicevo prima, come in un acquario chiusi in una cella per 22 20 ore al giorno senza poter fare niente, senza poter leggere poco o nulla senza poter incontrare
Nessuno dottoressa dell'Oca, rimaniamo un attimino sulle conseguenze e 41 bis solamente delle persone detenute. Lei prima faceva l'esempio, parlava di una persona detenuta che voi seguivate come studente universitario al 41 bis e poi lui è passato. È stato forse un miracolato uno dei pochi che è stato declassato all'alta sicurezza? Queste persone, come vi ha parlato del 41 bis ma
è stata per me un'esperienza davvero particolare, perché è stato l'unico caso in cui abbiamo avuto la possibilità di dare un volto, un viso, un'espressione, una voce a uno dei nostri studenti e in regime di 41 bis,
E devo dire che questo studente non ci ha mai parlato del 41 bis, cioè ci ha parlato sempre casomai dello studio. Il 41 bis è come se avesse proseguito un po'la sua relazione con lui, come che con il baricentro sul tema dello studio, che per lui era il baricentro della propria quotidianità e Joe Louis, basato la sua esistenza al 41 bis su sullo studio sullo studio, peraltro, appunto facendo anche degli spazi significativi, imparando le le le lingue classiche greco e latino incompleta. Cidonia
E per cui, facendo veramente un percorso significativo, incredibile e la cosa mi scusi se interrompo e presumo che non sia stata una persona che arrivava da da studi importanti, no, no, assolutamente ha compiuto tutto. Il suo percorso di è entrato in carcere. Ora non ricordo se con la con la quinta elementare o uno in meno e ha fatto tutti gli studi all'interno del del carcere, ovviamente diciamo in autonomia e da e facendo poi gli esami da privatista e una volta finita, ho preso il diploma di scuola superiore, aveva deciso di iscriversi all'università appunto soltanto al 41 diversi da noi. Sempre quanto sto facendo quindi in questo lunghissimo con la tosse è un supereroe,
Più che un uomo, dal punto di vista dello studio, assolutamente assolutamente sì, due slogan tirò appunto prego, concludendo, sulla sulla domanda effettivamente, quando poi si sia davanti a una persona che ha fatto un percorso del genere che ancora affronta il percorso di studio con quel tipo di di determinazioni I e senza che,
Ed estraniante pensa, ecco che una più che la persona che sia davanti abbia compiuto abbia avuto quell'esperienza non solo di vita, ma anche poi, nello specifico di studio e che lo abbia l'abbia compiuta con quel tipo di risultati, è proprio così e ci fa riflettere anche sul sul mantenimento di questo 41 bis, che forse
Anzi, senza forse dovrebbe essere verificato più puntualmente caso per caso, cosa che non sempre viene fatto. Ecco, ma dottoressa disloca ed lei prima parlava che dal vostro osservatorio dell'ufficio carcere dell'Università Statale di Milano notate che e le pressioni dei ristretti al 41 bis, che seguono l'inizio di un percorso di studi universitario, ho seguito da voi ci mettono un grande impegno, ma io non lo so. Mi immagino che, viste le difficoltà nello studiare stando al 41 bis, ci sia anche qualcuno che poi abbandonò gli studi. È così o no? Dunque qualche caso lo abbiamo avuto ma
A differenza di quanto accade per gli studenti ristretti in Generali, al cuore ha in generale al 41 bis, c'è un tappo, diciamo di dispersione molto basso. È molto più comune che gli studenti abbiano necessitino di tanto tempo per preparare gli esami che magari un percorso di studi venga compiuto nel doppio del tempo rispetto a quello Hub canonicamente previsto. Ma il tasso di dispersione è molto basso. Noi abbiamo avuto studenti che magari anche facendo per qualche anno uno o due esami all'anno, ma comunque hanno proseguito il loro percorso e poi, con momenti di alterne difficoltà, ovviamente legate da acque, ha fatto gli altri esperti, avevano rispetto allo studio, sono poi riusciti a rimettersi in carreggiata e riprende il il proprio percorso. Professor Simonetta, prima che il 41 bis del carcere Opera di Milano, fosse smantellato e prima che le persone li ristrette fossero poi sparpagliate, tra Vigevano Alessandria Sardegna, quante persone al 41 bis erano iscritte all'università grazie al Progetto carcere della storia di Milano più o meno fra le 5 e le 6 a seconda dei periodi. Se ricordo bene, ma poi Chiara, mi può correggere anche perché appunto uno di loro come come la persona di cui parlavamo prima è uscito dal regime di 41 e quindi alzi dalla condizione dei 41, comunque un numero importante, soprattutto perché tutti i casi, nella maggior parte dei casi, in maniera anche molto forte, si trattava di studenti attivi che noi speriamo di riuscire a mantenere. Certamente questo trasferimento, peraltro nel loro caso fuori regione ci mette in difficoltà perché noi lavoriamo su base regionale. Adesso non vediamo l'ora di riuscire ad avere un contatto con qualcuno con un educatore, con degli operatori che possono metterci in contatto con loro per per poterli seguire nell'ultimo pezzo del loro percorso. Per alcuni di loro, tra l'altro, uno in particolar modo si sta laureando, ma sono ora ci torniamo. Questo è un aspetto cruciale, è Caro professor,
E Simonetta dottoressa dell'Oca, ci conferma che i vostri iscritti più o meno son cinque o sei si erano sette, poi, appunto, abbiamo avuto un piccolo calo numerico per via di una scarcerazione, però, appunto i numeri ormai da qualche anno si attestavano su su questa cifra. Ecco, dicevamo prima dei tempi di studio c'è quanto impiegano le persone ristrette al 41 bis, a laurearsi, ad esempio dottoresse dell'oca
Una persona ristretti al 41 bis e si deve terminare un percorso di laurea che dura quattro anni. Quanto tempo impiega mediamente tra tutte queste difficoltà è chiaramente allora dobbiamo calcolare che, grosso modo, gli studenti ci mettono il doppio del tempo ordinario a conseguire il titolo di studio. Si beh, anche comprensibile, presumono, professor Simonetta e certamente sì, nel senso che intanto i tempi che occorrono i tempi tecnici perché i materiali arrivino perché vengano vagliati da chi è deputato a farlo perché gli vengano consegnati, poi magari manca. Manca un libro e poi i tempi per studiare in una condizione in cui qualcuno con grande superficialità potrebbe dire hanno tantissimi ore libere durante la giornata, ma hanno anche delle condizioni.
Verratti a leader
Bene tra parentesi, c'è anche una normativa che li limita anche la quantità di libri, per esempio, che possono avere con sé di questo, cioè, diciamo è chiaro che questi tempi sono più che ragionevoli, anzi, a dire il vero, sono sorprendenti in positivo, né se si rileggono riesca solo a metterci il doppio del tempo e già è già così com'è sorprendente il fatto
Se voi abbiate 7 ed persone è detenuto al 41 bis, iscritte all'università grazie al Progetto carcere della della stradale di Milano, visto che in tutta Italia i le persone ristrette al 41 bis sono 740 750, quindi avete una bella percentuale, dottoressa Chiara dell'oca, ma diciamo prima delle varie difficoltà che un detenuto al 41 bis A nello studiare.
Nell'affrontare proseguire un corso di laurea, ma per esempio una persona a 41 bis che ha una difficoltà su un argomento su ciò so studiando Diritto privato. Non ho capito bene l'usucapione, ecco a chi si rivolge per per avere delle delucidazioni su un argomento che non capisce sulla base del testo, perché all'università si fa così no, io non capiscono l'argomento va be'vado dall'assistente, gli chiedo se sto al 41 bis, come faccio nella nostra esperienza. L'intermediazione degli operatori interni in queste buone pratiche, che avevamo consolidata negli anni, è sempre stata estremamente preziosa, ed è ciò che ha consentito anche questo genere di mediazione per venire incontro a rispondere alle difficoltà e alle necessità degli studenti. Quindi, sempre per interposta persona che ne so,
Per interposta persona, diciamo che il meccanismo è un po'quello che vale per lo studente universitario, solo che di mezzo ci sono, diciamo tre o quattro intermediari, gli operatori interni al carcere. Noi come personale dell'ufficio, che poi a nostra volta eventualmente rivolgiamo la domanda al docente, quindi quello che si solleva il plus solleva il problema all'educatore o alla gente di rete come cavolo. Si chiama e lui Paolo ve lo rivolge a voi esattamente così e noi a nostra volta poi parliamo con il docente che un eventuale soluzione, sempre che tutti capiscano tutti i passaggi
Perché, insomma, gli equivoci sono sempre stati allora
Soprattutto su materie complesse. Professor Simonetta, un conto è andare da un assistente universitario per capire un dato tema di una certa materia e altre cose deve spiegare per iscritto per interposta persona una persona al 41 bis, devi spiegarlo all'educatore educatore, lo deve spiegare voi voi lo spiegate da educatore educatore spiega il detenuto è insomma, è il gioco del sembra un po'il gioco del telefono senza fili si ricorda eh sì, un po'sì, però c'è anche da dire che la la, la meticolosità con cui queste persone in questi preparano riesce a colmare anche tutte queste difficoltà
Ho avuto uno studente che ha ha rinviato una volta l'esame perché non si sentiva sufficientemente pronto alla seconda volta sembrava intenzionato a rinviarlo. Abbiamo gli abbiamo ricordato anche che insomma, c'erano una data fissata da tempo, insomma, che provasse e mi si è presentato davanti uno studente al 41 bis ed era non preparato, era preparatissimo, ma in uno stato d'ansia anche era primo esame, quindi
Ovviamente, insomma, è tutto più difficile, forse anche tutto più intenso dei bolognesi, tra l'altro, ecco, lei lo accennava anche prima, caro professor Simonetta, voi fate vi recate, vi recavate al al carcere Opera di Milano nella sezione 41 bis e tenevate l'esame della singola materia. Voi professori della storia di Milano, sempre attraverso il vetro divisorio giusto.
Ok, io posso parlare per il mio caso, ma eh sì, ovviamente lei gli esami si svolgono in quel modo il vetro divisorio microfono ovviamente sempre ascoltati.
In un'atmosfera tutt'altro che
Che leggere bene l'atmosfera in un'atmosfera impegnativa, diciamo che sono andato, sono rimasto molto impressionato, nonché immaginati, e 41 bis potesse essere molto diverso da quello però, insomma, anche da da esterno, da libero cittadino, da docente universitario, entrare e sentirsi in una specie di extra territorio da ogni punto di vista impressionante, ora diciamo prima ci sono stati diversi trasferimenti, infatti, dal 41 bis del carcere Opera di Milano che, tra l'altro, una sezione che è stata smantellata diversi detenuti sono stati portati nelle nuove sezioni del 41 bis allestite nel carcere di Uta, vicino a Cagliari, nel carcere di Alessandria, l'ex Sammichele e nel carcere di Vigevano. Ecco, dottoressa dell'Oca questi trasferimenti
Questi trasferimenti, immagino abbiano sconvolto il vostro lavoro o no? È così effettivamente, insomma, trasferimenti che piaceva il fatto che questi trasferimenti, neanche no, non abbiano potuto o non abbia, o comunque è tenuto minimamente in considerazione la il tema della continuità dei percorsi di studio
Quello che noi cercheremo di fare, ovviamente, di capire dove siano stati trasferiti questi studenti, cosa in cui sicuramente ci aiutano anche gli operatori e gli operatori penitenziari. Una volta rintracciati, dovremo però capire come continuare a sostenere adeguatamente, anche perché, come abbiamo avuto modo di raccontare e quello che noi abbiamo sempre cercato di fare con questi studenti è di garantire loro, nella misura in cui è possibile farlo un'oca, ma almeno un'occasione di scambio in presenza che al momento dell'esame, insomma al momento dell'esame in presenza e questa cosa chiaramente no non può più essere garantita quando si parla di trasferimenti fuori regione o comunque a u o addirittura all'altro capo del del Paese.
Questa cosa inciderà significativamente sui percorsi di studio, chiaramente non solo dei nostri studenti ristretti al 41 bis, ma anche di quelli del degli altri atenei, perché ovviamente, nei criteri che sono stati seguiti per questi trasferimenti non non non è stato preso in considerazione il tema della del percorso universitario. Chiaramente con questo questo piccolo miracolo che gli avete fatto a Milano di garantire lo studio universitario alle persone di disdette, anche al 41 bis non è stato preso in considerazione quando sono stati messi in atto questi trasferimenti. Professor
Simonetta qua si pone il problema, come accennava prima anche la dottoressa dell'oca della della continuità dello studio sbaglio del diritto. No, no, no, no, no, no, non sbaglia, e certamente noi, tra l'altro, nella convenzione che abbiamo con il Trap, con l'Amministrazione regionale, abbiamo cioè l'indicazione che eventuali trasferimenti debbano essere 1.000 e università. Devono essere avvertite che si deve evitare il più possibile di ricorrere ai trasferimenti per i.
Da parte di nei confronti di persone che hanno avviato un percorso di studi e però ovviamente, insomma, sappiamo che non sempre accade e soprattutto non è accaduto in questo caso, anche in ragione della particolarità dei dei soggetti coinvolti e della decisione che è stata presa. È così è, tra l'altro, già il 41 bis. È un regime che la destra non poche perplessità, anche dal punto di vista costituzionale, perché è una detenzione, tra l'altro, di natura fortemente amministrativa, voluta dalla decisa, dal ministro della Giustizia, che sospende il trattamento. Quindi è veramente una segregazione, ma addirittura togliendogli anche il diritto allo studio a queste persone. Beh, insomma, il vuoto costituzionale di eventualmente enorme. Mi sbaglio, professor Simonetta eh, sì sì, anche se appunto la speranza nostra e che il diritto allo studio non venga tolto, è reso più difficile. Sicuramente i problemi maggiori sono altri. Poi
Noi noi facciamo, cerchiamo di fare la nostra parte perché, quali che siano le condizioni in cui le persone si sono ristrette, le si possa contribuire in qualche modo renderli un pochino meno complesse e B, cioè quello che possiamo fare purtroppo, possiamo fare solo questo. Speriamo da davvero tanto che voi possiate rimettere, ricontattare le persone trasferite. Chissà, erano al 41 bis nel carcere di Milano e che qui possono possono continuare il percorso di studi come io mi auguro e poi conquistò. Vi vi lascio però, come mi auguro, che il Progetto carcere della stradale di Milano non sia un caso unico e isolato, ma possa essere intrapreso anche da altre università. Sbaglio, professor Simonetta, e diciamo che non c'era nessuno che abbia assunto poi le nostre caratteristiche, non solo le dimensioni, ma un determinato tipo di attività e da questo punto di vista certamente noi auspichiamo di essere non di ispirazione perché sarebbe presuntuoso ma insomma di dare qualche
Contributo e e in tutte le occasioni in cui ci sia possibile farlo. Condividiamo le nostre esperienze e in particolar modo, per questo lanciò condividiamo con competendo, con i poli che stanno nascendo, con i colleghi che ci hanno chiamato un po'dappertutto Chiara è stata più volte a Cuba come punto di riferimento per Poli penso, per esempio a Palermo qualche anno fa che hanno deciso di prendere una strada simile alla nostra e ci hanno innanzitutto chiesto come avevamo fatto. Ecco, noi lo mettiamo con grandissimo piacere a disposizione, come ma potremmo anche creare dei raccontiamo potremmo anche creare un incontro con altri poli universitari perché per per studiare e analizzare questo vostro progetto, carcere della storia di Milano in maniera tale che altri un'università lo possono prendere? Ad esempio, poi ognuno c'ha, la sua autonomia chiaramente d'accordo, tutti visto dell'Oca, certo diciamo che è la dimensione di scambio è sempre proficuo, anche perché non non si deve dimenticare che poi ci sono delle specificità locali. No, noi ovviamente il metodo che noi utilizziamo a Milano, come Università Statale, si basa anche sulla peculiarità del nostro territorio, sulla collocazione delle carceri, sul tipo di pratiche che abbiamo consolidato negli anni e che è ovvio che non possano essere così ovunque, anche per come dire per ragioni oggettive, ma ciò detto sicuramente, appunto lo scambio di buone pratiche, come amava dire noi, è qualcosa di proficuo di cui potremmo giovarci tutti di tutte le parti coinvolte
Scusi. Io ringrazio davvero tanto il professor Stefano Simonetta ordinario di storia e di filosofia medievale e fondatore del Progetto carcere della stradale di Milano e grazie alla dottoressa Chiara dell'Oca responsabile dell'ufficio carcere dell'Università Statale di Milano, un'organizzazione che assicura il diritto allo studio universitario anche alle persone ristrette al 41 bis, grazie per ciò che fate. Grazie per il tempo che ci avete dedicato proprio a lei, grazie a tutti voi per aver dato attenzione a questo tema. Grazie,
E insomma, così il professor Stefano Simonetta, puntatori del Progetto carcere dell'Università Statale di Milano e la dottoressa Chiara dell'Oca responsabile dell'ufficio carcere statale di Milano, ci hanno spiegato questo loro progetto, carcere che offre assistenza, supporto per gli studi universitari, non soltanto i detenuti ristretti nelle carceri lombarde nelle istituzioni comuni o nelle sezioni di alta sicurezza, ma addirittura offre sostegno per lo studio universitario, anche le persone detenute nelle sezioni del 41 bis. Lo studio quindi diventa a questo punto l'occasione di speranza anche per quelle persone ristrette in quegli acquari diabolici, che sono appunto le sezioni del 41 bis. Lo studio, anche come forma
Di riscatto, non di pentimento come forma di riscatto per riprendersi la vita in mano, non come occasione di pentimento. Penso soprattutto chi è 41 bis ci si pente dinanzi agli occhi dei propri figli, ci si pente dinanzi alle proprie coscienze, lo lo studio come occasione di rinascita di ricostruzione della propria vita, anche per chi è ristretto in quegli Acquario osceni che sono appunto le sezioni del
Il 41 bis e per questa ragione io ricordo alle persone detenute nelle carceri a Lombardia, nelle sezioni di media sicurezza nelle sezioni di alta sicurezza nelle sezioni del 41 bis che volessero intraprendere un percorso di studi universitario che potete contattare il Progetto carcere dell'Università Statale di Milano questa è l'e-mail progetto, punto carcere, chiocciola unimi, punto it ripeto il progetto punto carcere chiocciola unimi punto it. Questo è quanto e ora ecco i nostri recapiti come entrare in contatto con noi di Radio, Carcere
E allora come al solito vi ricoveri non sia i recapiti, ovvero come entrare in contatto con noi di Radio, Carcere prima di tutto il numero di telefono di qui di radio radicale, con cui appunto entrare in contatto con noi di Radio Carcere, ovvero 0 6 4 8 8 7 8 1, ripeto 0 6 4 8 8 7 8 1 chiamateci se si è da poco uscito dal carcere per raccontare la vostra esperienza detentiva chiamateci, siete stati vittima di un errore giudiziario. Vi ricordo anche il nostro indirizzo di posta elettronica, ovvero Radio, Carcere, chiocciola, radio radicale, punto it, ripeto, Radio, Carcere, chiocciola radioradicale, punto it. Vi ricordo che siamo presenti sia su X sia su Facebook che su Instagram e soprattutto le persone detenute. Ricordo l'indirizzo dove inviare le vostre lettere dalle carceri, lettere che per noi sono così importanti e che leggiamo ogni giovedì alle ore 21, lettere dalle carceri, che tra l'altro sono due delle fonti di informazioni uniche. Perché voi ci potete raccontare ciò che avviene nelle carceri, ciò che nessuno sa, quindi scrivete, scrivete scrivete dalle carceri. Questo è l'indirizzo radio radicale. Rubrica Radio Carcere via Principe Amedeo 2 0 0 1 8 5 Roma ripeto, radio radicale, rubrica Radio Carcere via Principe Amedeo 2 0 0 1 8 5 Roma come dico sempre scrivete, scrivete, scrivete dalle carceri a Radio carcere perché le ingiustizie subite tutte le ingiustizie subite non rimangano nascoste e protette dal silenzio e da quelle quattro sporche Mura. Bene, io ringrazio per l'assistenza in regia e grazie grazie di vero cuore a tutti voi che anche questa sera
Da una casa, da una macchina, da un camion e da una cella sovraffollata, avete ucciso una radio per ascoltare una piccola voce, la voce di Radio, Carcere, l'informazione sul processo penale e la detenzione a tutti voi, davvero a tutti voi, un caro saluto da Riccardo Arena,
In nome del popolo italiano, il Tribunale, visti gli articoli 533 535 codice di procedura penale, picchiare lo vuole. Il popolo italiano ha raccolto l'appello
Una seconda sezione svolgono la sentenza del tribunale di Palermo in data 5 aprile 1900.
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