27 OTT 2026
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Otto e Cinquanta - Spagna, dopo Milano i saccheggi dei minorenni a Barcellona

RUBRICA | di Roberta Jannuzzi - RADIO - 08:52 Durata: 17 min 39 sec
A cura di Carmine Corvino e Enrica Izzo
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Sabato 24 ottobre il centro di Barcellona è stato attraversato da gruppi di ragazzi incappucciati che hanno saccheggiato negozi intorno a piazza Catalogna.

La polizia catalana ha arrestato 130 persone, più della metà minorenni.

La scena ricorda quella di Milano di domenica 18 ottobre, ma in Spagna il governo, in piena campagna elettorale, non ha varato misure straordinarie.

In Italia l’esecutivo ha approvato in tre giorni un nuovo decreto sicurezza.

A Milano è stato poi fermato un ricercatore italiano di origini marocchine, accusato di aver creato i canali social del Movimento 17 ottobre e …
di averli usati per chiamare i ragazzi alle proteste dei giorni successivi.

La Procura però non gli contesta i saccheggi.

Luca Tancredi Barone, giornalista del Manifesto che vive e lavora a Barcellona, descrive un pomeriggio inedito e violento.

Alcune centinaia di giovani, quasi tutti maschi, hanno distrutto vetrine, negozi e arredi urbani, e le forze dell’ordine sono arrivate più tardi di quanto ci si aspettasse.

Fra gli arrestati moltissimi erano minorenni e solo due avevano precedenti.

A convocarli è stato un appello anonimo sui social firmato Blocus, un collettivo di cui non si sa chi ci sia dietro.

Non c’era alcuna piattaforma di rivendicazioni, e per questo, osserva il giornalista, molti sospettano una forma di guerra ibrida simile a quella vista a Milano o a Ceuta: appelli anonimi, notizie più o meno vere, persone radunate per una violenza senza obiettivo.

Le reazioni politiche sono state immediate e hanno risentito della campagna elettorale.

La destra ha attribuito la colpa al clima creato da Sánchez, con argomenti che Barone giudica poco solidi.

Il governo centrale, quello catalano e il sindaco di Barcellona hanno condannato le violenze e predisposto più coordinamento fra le forze dell’ordine e un monitoraggio più attento dei messaggi sui social, senza decreti sicurezza.

Gabriel Rufián, candidato di Esquerra Republicana, invita a guardare chi si avvantaggia del caos, e c’è chi evoca anche un ruolo della Russia.

Secondo il giornalista, a trarre vantaggio dalla percezione di una situazione fuori controllo è sempre la destra.

Sui social circola già l’allarme per una nuova mobilitazione di Blocus il 31 ottobre, la notte di Halloween.

Il mese che porta al voto anticipato del 29 novembre sarà intenso.

Gli osservatori prevedono una vittoria netta della destra e dell’estrema destra, mentre in molte città, fra cui Barcellona e Madrid, restano le tendopoli per la casa.

L’11 novembre ci sarà uno sciopero generale, il primo da molti anni, centrato sulla casa ma unito alle rivendicazioni sui salari e alle proteste degli insegnanti.

Nel collegamento da Bruxelles, David Carretta ha illustrato la riforma del mandato di Frontex che la Commissione presenta oggi e che definisce un ulteriore irrigidimento della politica migratoria europea.

Nel lungo periodo l’agenzia potrebbe arrivare a 30mila guardie di frontiera, con una riserva da attivare nelle crisi.

Le novità più delicate sono due.

La prima è il monitoraggio dei social per individuare spostamenti di massa, con l’obiettivo di bloccare le partenze, in cooperazione con Europol: così, osserva Carretta, Frontex passerebbe da guardia di frontiera ad agenzia di polizia.

La seconda è un ruolo nei centri di rimpatrio nei Paesi terzi previsti dal nuovo regolamento sui rimpatri, con la possibilità di trasferire migranti da un Paese terzo all’altro; cinque Paesi guidati dalla Danimarca lavorano a un progetto pilota in Ruanda.

Secondo alcune indiscrezioni, la Commissione potrebbe inoltre cancellare l’obbligo di segnalare le violazioni dei diritti umani commesse dagli agenti degli Stati membri che operano con Frontex.

Per il corrispondente è il segno di una Commissione che chiude gli occhi sui comportamenti illegali dei governi nazionali.

Infine il caso Orbán.

Un editoriale del Wall Street Journal riferisce che l’amministrazione Trump lavora, insieme a Russia e Cina, alla candidatura dell’ex premier ungherese a segretario generale delle Nazioni Unite.

A Bruxelles prevalgono sorpresa e sconcerto.

Il quotidiano spiega che Orbán è vicino al movimento Maga su immigrazione e stato di diritto, è filoputiniano e in Europa ha fatto da cavallo di Troia della Cina, e osserva che la sua nomina screditerebbe ulteriormente l’Onu.

Resta da capire come reagiranno Francia e Regno Unito, che nel Consiglio di sicurezza hanno diritto di veto.

Il mandato di António Guterres scade alla fine dell’anno.

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