12 MAR 2026
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Postsovietika. Intervista ad Anna Zafesova

RUBRICA | di Ada Pagliarulo - RADIO - 07:40 Durata: 4 min 19 sec
A cura di Guido Mesiti
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Una prolungata crisi nel Golfo potrebbe tradursi in una boccata d'ossigeno per Putin: il rialzo dei prezzi del petrolio avvantaggia la Russia e la sua economia di guerra, alimentata dalle vendite di quel greggio che non può esportare in Europa ma che vende soprattutto a India e Cina.

Per frenare l'impennata dei prezzi dell'energia, gli Usa hanno già sospeso per trenta giorni le sanzioni imposte all'import di petrolio russo all'India.

E tutto questo avviene proprio mentre l'economia russa registrava segni di crisi evidente, per effetto dei mancati introiti di gas e petrolio: le entrate si sono
dimezzate rispetto allo scorso anno, il deficit di bilancio si è aggravato, per stessa ammissione delle autorità russe.

Putin rischiava di dover imporre ulteriori tagli alle spese sociali per finanziare la guerra in Ucraina, in un momento di difficoltà, poiché Kiev sta contrattaccando e l'esercito russo non fa progressi sostanziali in Donbass.

Ma il prezzo del barile a 100 dollari allontanerà una svolta nel conflitto che sembrava possibile.

A tutto vantaggio di Putin anche gli annunci di Trump e del suo segretario al Tesoro Bessent di una possibile eliminazione delle sanzioni per ridurre il prezzo del petrolio.

L'Unione europea, invece, conferma le sanzioni contro Mosca ed è intenzionata a varare il ventesimo pacchetto, tentando di superare il veto dell'Ungheria.

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