La registrazione audio di questa puntata ha una durata di 1 ora e 2 minuti.
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avvocato e segretario del Comitato Radicale per la Giustizia Piero Calamandrei
Ben trovati agli ascoltatori di Radio Radicale, ben trovati con questo appuntamento settimanale dedicato alla rassegna stampa sui temi della giustizia, oggi è il 29 maggio 2026.
E questa settimana i giornali quotidiani della carta stampata ha toccato vari argomenti che sono di interesse per questa, per questa rubrica andremo a vedere quanto emerso in ordine alla ad una proposta avanzata da Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia alla Camera per una,
Appunto per un ritocco, una riforma, chiamiamola così sulla responsabilità civile dei magistrati, una proposta che viene da un importante partito di maggioranza, che però sembrerebbe essere subito stata bloccata dal ministro della Giustizia.
Nordio vedremo questo, ma vedremo in particolar modo, diciamo, il tema dei rapporti tra diritto di difesa e magistratura in questo in questo specifico momento del Paese potremmo dire post referendum, e diverse sono le iniziative che particolarmente.
Lesive del diritto di difesa.
Almeno così è stata declinata la questione da parte dell'Unione delle Camere penali che, a seguito appunto di un paio di episodi, uno di Perugia.
Intercettazioni in carcere tra detenuti e difensori, intercettazioni abbastanza diffuse.
E l'altro di Napoli, dove invece gli avvocati venivano pedinati, fotografati e ascoltati, mentre al di fuori delle aule, dove si tenevano le udienze, parlavano appunto con i protagonisti delle udienze, entrambi questi episodi hanno portato l'Unione delle camere penali a proclamare uno sciopero, una astensione dalle udienze,
Utilizziamo sempre termini corretti, gli avvocati non possono scioperare, non sono stipendiati, non hanno un datore di lavoro, quindi, per far sentire la loro voce, lo strumento che hanno è quello di astenersi dalla partecipazione alle udienze, astensione proclamata dall'8 al 12 giugno, appunto per denunciare e reagire queste aggressioni al diritto di difesa che si vanno appunto,
Consumando in varie.
Zone d'Italia e, insomma, una magistratura molto aggressiva nei confronti degli degli avvocati, e poi c'è la questione appunto, della dell'auto bavaglio, così battezzato dal Fatto Quotidiano di Marco Travaglio.
Con riferimento alla delibera che sta per andare in discussione.
Al Consiglio superiore della magistratura.
è volta semplicemente a dare attuazione, da un punto di vista interno deontologico, disciplinare a quella che è già una legge dello Stato, cioè sostanzialmente cercando di evitare, appunto che vengano alimentati dalle procure i processi mediatici e attraverso, diciamo, questo schema vengano aggrediti.
Diritti costituzionali degli indagati, come appunto il diritto alla ad essere considerato innocente fino a che una sentenza di condanna non sia divenuta definitiva ed anche il diritto alla reputazione alla riservatezza, alla.
Identità e all'onore, tutti i diritti che sono calpestati dai processi mediatici, spesso e volentieri alimentati dalle procure.
Od diciamo dalla parte, da dal campo largo di coloro che accusano usiamo questo questa, questa locuzione e.
E rispetto alle quali appunto il Csm avrebbe ha intenzione di intervenire con una stretta che peraltro non farebbe altro che inverare dal punto di vista dell'ordinamento interno alla magistratura.
Quel che è già sancito in una legge del parlamento dello Stato, però tutto questo ovviamente scatena la reazione di quei giornali che, in particolar modo, hanno il loro modello di business proprio sviluppato intorno alle notizie che escono dalle procure e quindi, sostanzialmente, anche questa è una difesa della propria della propria attività economico professionale che fanno appunto,
I giornali come quello di Marco Di Marco Travaglio iniziamo però la lettura con due articoli del carcere questa settimana, veramente pochissime notizie dal carcere, proprio per questo abbiamo scelto di andare a leggere poi un intervento di Concita De Gregorio sulla Repubblica.
I guasti del populismo giudiziario, l'indulto e i guasti del populismo giudiziario, pubblicato a pagina 14 della Repubblica nell'edizione del 25 maggio, è un pezzo interessante perché parla appunto di un dibattito in un carcere.
Dove si è parlato appunto dell'indulto e della storia che questo istituto ha avuto nel nel nostro Paese e dal quale poi, sostanzialmente, in termini di diritto vivente, è stato è stato cancellato e di questo indulto oggi ci sarebbe un gran bisogno attese le condizioni di sovraffollamento,
Delle carceri che hanno raggiunto picchi.
è ben al di sopra di quelli che pur diedero vita e causa la sentenza Torreggiani dalla Corte europea dei diritti dell'uomo del 2013 che condannò lo Stato italiano perché sottopone strutturalmente i propri detenuti a trattamenti inumani e degradanti, oggi la situazione è la medesima, da più parti si denuncia la condizione di totale illegalità della esecuzione della pena nello Stato italiano con la violazione conseguente appunto dei diritti umani fondamentali.
Di fatto, pochi se ne occupano, soprattutto non se ne occupano quasi affatto coloro che hanno il potere per cambiar verso, appunto, a questa storia di violazione.
Dei diritti umani fondamentali leggeremo questo articolo di Concita, De Gregorio, però iniziano l'abbiamo fatto anche la scorsa settimana.
La scorsa settimana è stato il centro della ricordo della scomparsa di Marco Pannella, risalente appunto a 10 anni fa, il 19 maggio 2000 del 2016. Quindi la scorsa settimana molti moltissimi articoli sul ricordo di dedicati al ricordo di Marco.
E questa settimana, però vogliamo leggere qualcosa che è comparso ugualmente, nonostante, appunto, magari con qualche giorno di ritardo ma navale, ne vale la pena perché il riferimento che stiamo facendo è una copertina del dubbio.
Del 25 maggio, a pagina appunto in prima pagina, ma poi con prosecuzione Pagine 2 3 ed è un articolo di Valerio Spigarelli, già presidente dell'Unione, delle camere penali e Valerio Spigarelli che una,
Vecchia anima radicale, mettiamola così, senza ovviamente voler.
Offendere l'amico Valerio con il vecchio, purtroppo l'anagrafe è per tutti noi un qualcosa con la quale dobbiamo fare i conti.
Al referendum, questo è l'articolo di Valerio Spigarelli, il titolo dell'articolo di Valerio Spigarelli al referendum ci voleva quel tuo ladri di verità, caro Marco Pannella, l'articolo di Spigarelli, che è lungo, ripercorre appunto il suo personale rapporto sia da lontano che poi da vicino con Marco Pannella e quel che diciamo è stato il portato della politica di Marco Pannella rispetto anche proprio alle consapevolezze e alle scelte.
Di di Valerio Spigarelli. Noi leggeremo però la parte dell'articolo che fa riferimento alle battaglie appunto sulla giustizia. Chiaramente una, diciamo un momento centrale nella crescita personale e professionale e politica di appunto di Valerio Spigarelli per uno, come me, scrive ad un certo punto nell'articolo da un certo punto in poi, per uno come me, che in quegli anni si avvicinava gli studi in diritto, scrive il già presidente dell'Unione delle camere penali, Valerio Spigarelli Pannella è stata una voce fondamentale della politica, un maestro di tolleranza, senza un'oncia di buonismo, se ripescano i miei ricordi degli anni universitari, trovo battaglie radicali in favore della giustizia giusta, che non distinguevano il colore delle bandiere degli imputati e non era facile, anche solo per dedicarlo a quell'epoca, anzi era rivoluzionario per chi sotto scuola de sentiva urlare e magari urlava che uccidere un fascista non è un reato. Trovo un'idea di giustizia umana. Trovo quindi Marco Pannella. Ha un'idea di giustizia umana indisponibile a versare i tributi di sangue in nome della idolatria dello Stato, come nel caso d'Urso. Come per l'affare Moro, trovo la difesa della legalità costituzionale contro le leggi reale
Poi, una volta entrata in tribunale da avvocato, trova il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, quello che la vita degli italiani che passano per i tribunali gliel'avrebbe cambiata sul serio, se la cattiva politica concreta, concretissima, ma con pochi ideali, non avesse svuotato di contenuto la legge che poi parto lì e ancora prima trovo la battaglia per Tortora che non aveva nulla a che vedere con l'ennesimo capitolo della saga.
Tra innocentisti e colpevolisti che in questo Paese riemerge come un fiume carsico in ogni stagione attorno ai processi e che al giorno d'oggi regala i capitoli più incivili. Fu una cosa diversa, una battaglia per la giustizia giusta, per un codice moderno, per un argine alla deriva immorale del fenomeno del pentitismo. Soprattutto fu un lungimirante corpo a corpo, con la giustizia neghittoso e amorale, che si fa spettacolo, che riduce gli uomini inceppi a simboli sacrificali, fu una battaglia epocale quella che Pannella condusse, insieme ad un uomo Tortora, che regalò alla memoria di chi come me spendeva la propria vita sul banco della difesa, quell'indimenticabile monito ai suoi giudici. Io sono innocente e spero dal profondo del cuore, che lo siate anche voi
Altro che idealismo, fatto solo di parole, come non dicono, ma pensano gli esegeti un tanto al chilo di ieri e di oggi, che poi, in fondo, le parole di Pannella erano pietre e avevano un valore politico maggiore perché impegnavano la sua umanità.
E forse il più bel gesto che compì, parlando di giustizia, furono le parole di scuse che forse a Giovanni Leone, che aveva contribuito a cacciare dal Quirinale ispirando e seguendo una violenta campagna di stampa per accuse poi rivelatesi infondate una campagna di stampa che fu il prototipo di quel circo mediatico che ha fatto delle gogne il tratto distintivo dell'informazione giudiziaria italiana ebbe lui e solo lui e i suoi compagni radicali il coraggio delle scuse della ripartizione della riparazione dell'ingiustizia questa è stata un'altra lezione di diritto, certo che ci manca una voce come la sua,
Scrive, Valerio Spigarelli a proposito, appunto, di Marco Pannella, perché avrebbe sposato le opinioni spostato le opinioni, rotto gli equilibri anche nel mondo del diritto, durante la campagna per il referendum c'ho pensato spesso a cosa sarebbe stato averlo a fianco e suppongo non sia stato un pensiero originale,
Perché è mancato a molti e ce ne siamo accorti tutti, alla fine quel suo ladri di verità, soprattutto, e a 360 gradi sarebbe stato molto utile e questo è, diciamo, il ricordo che Valerio Spigarelli ha voluto dedicare a Marco Pannella, appunto anche richiamando poi quel che di Marco,
Attirò i all'inizio, il giovane Valerio Spigarelli e poi, durante anche tutta la sua vita, all'attività professionale.
Come avvocato difensore, una una, diciamo una.
Una dinamica che ha contraddistinto, appunto, molti molto i rapporti tra avvocati e Partito radicale e Marco Pannella,
E una delle battaglie, appunto, per l'amnistia e per l'indulto, reiterata anche negli ultimi anni di vita di Marco Pannella.
Una delle ultime battaglie era appunto quella per un provvedimento di clemenza, anche nel 2016, perché le condizioni appunto delle carceri non erano cambiate il l'indulto.
L'ultimo indulto.
Che fu fatto che è stato fatto a tutt'oggi ancora risale al 2006, quindi sono più di vent'anni che non vengono adottati provvedimenti di clemenza, che in passato erano utilizzati anche per riportare appunto alla legalità le condizioni di detenzione, poi è intervenuto il populismo giudiziario, è di questo che scrive Concita De Gregorio su Repubblica, l'indulto e i guasti del populismo giudiziario. Leggiamolo questo articolo perché è interessante e ricostruisce anche, appunto, un po'di quel che è capitato negli ultimi 30 anni in questo Paese e che ha condizionato profondamente
Il rapporto della società con la giustizia.
Ha alzato la mano, l'educatrice, lo ha guardato e gli ha fatto cenno, vai pure avanti, fai la tua domanda, si parlava di un libro argomento, legami di sangue e segreti di famiglia, lui ha detto scusi se vado fuori tema, ma vorrei sapere lei ha idea della ragione per cui da vent'anni in questo Paese non si fa più un indulto,
La parola indulto esplosa nel piccolo anfiteatro del carcere, come un bengala, si sono accesi, tutti annuivano, parlavano tra loro, qualcuno si è alzato per intervenire le guardie carcerarie, due ragazzi molto giovani, si sono mosse calmi seduti silenzio, le educatrici e insegnanti benevoli di mezza età hanno detto d'accordo, ora ne parliamo con ordine se tutti siamo d'accordo ne parliamo quel che è seguito scrive Concita De Gregorio è stato uno dei dibattiti più interessanti per me degli ultimi anni.
Domande competenti, sottili, pertinenti, l'indulto, il provvedimento di clemenza, che estingue la pena ma non il reato, rimette in libertà chi ha commesso, di solito reati minori, un tempo fino al principio degli anni 90. L'indulto si concedeva spesso lo si chiamava svuota carceri scrive Concita De Gregorio che però,
A mio avviso qui sbaglia, perché il termine svuota-carceri è stato coniato dopo gli anni 90, dopo gli anni 2000, proprio per dar corpo ad una campagna contro l'indulto, mentre quando gli indulti si facevano non non ricordo che fossero chiamati svuotacarceri, comunque proseguiamo nella lettura dell'articolo e giustamente la De Gregorio scrive che appunto l'indulto serviva a ridimensionare il sovraffollamento cronico delle carceri nel penitenziario in cui mi trovavo. I carcerati sono più del doppio di quelli che dovrebbero
Scrive sempre la De Gregorio 4, in celle di due è ovunque così ed è anche molto peggio di così, dunque cosa ne è stato dell'indulto? L'ultimo nel 2006, vent'anni fa è molto tempo. I politici non lo danno perché è impopolare per loro, dice uno dei detenuti, non lo danno perché la gente non vuole il loro, fanno quello che piace alla gente, la gente decide il vero Tribunale, è la gente, oramai il tribunale è la gente, parliamo un momento dei processi mediatici, allora di quanto appassionino i casi giudiziari. Garlasco, tutti hanno un'opinione, tutti giudicano i processi ora, ma si fanno in tv, ma torniamo alla questione come mai l'indulto no
Bisogna fare un passo indietro, ripercorrere la storia, come è andata per capire, bisogna sapere e loro, i detenuti sanno chissà se anche chi non è in carcere ricorda altrettanto bene questa storia, sarebbe importante ricordarla, perché la storia è la radice del presente è l'origine del populismo giudiziario il tempo in cui viviamo, Intelligenza Artificiale, scrive Concita De Gregorio,
Tu che tutte le risposte definisci populismo giudiziario, due punti aperte virgolette. E qui la risposta dell'intelligenza artificiale uso politico della giustizia per intercettare alimentare, assecondare l'umore punitivo dell'opinione pubblica va di pari passo con il populismo politico, si fonda su misure restrittive a forte impatto mediatico, si fonda sulla paura, promette sicurezza, punto chiuse virgolette, questa è la definizione, appunto, di populismo giudiziario che ha fornito l'intelligenza artificiale al quesito di Concita De Gregorio. Ecco, più o meno sì, mancano le intenzioni, però il disegno prima si alimenta la paura, così da promettere poi sicurezza, esercitare il controllo, la giustizia non serve più a rieducare, come dice l'articolo 27 della Costituzione, serve solo a punire
I criminali dentro e via le chiavi, così, se rassicuro pazienza per Beccaria, per il senso della democrazia, per la riabilitazione, piazze vuote e carceri piene, così va meglio, serve un'ora due minuti di attenzione per ripercorrere questa storia e ne vale la pena la legge costituzionale che riforma l'indotto del 6 marzo 1992 e segna di fatto il passaggio tra la Prima e la Seconda Repubblica. Siamo all'inizio
Di Tangentopoli il tempo di prima e quello di dopo attenzione alle date scrive De Gregorio, il 17 febbraio 92 viene arrestato Mario Chiesa, lo ricordate, era il presidente del Pio Albergo Trivulzio. Case di cura per anziani fu colto in flagrante mentre incassava una tangente da un piccolo ebrei imprenditore. Era socialista, aveva ambizioni politiche importanti. Bettino Craxi, segretario del Partito socialista, disse che si trattava di un mariuolo isolato, ma no, non era così, era un sistema dalla confessione di Chiesa, un effetto domino, la corruzione era endemica, era dappertutto, è l'inizio di Tangentopoli. Tre settimane dopo l'arresto di Chiesa, il 6 marzo il Parlamento approva la riforma dell'articolo 79 della Costituzione. Il potere di concedere l'indulto viene sottratto al Capo dello Stato e passa alle Camere che decidono con il vincolo dei due terzi dei voti
Perché lo fa
Perché il Parlamento lo fa perché si diffonde nel Paese?
Il fondato sospetto che i partiti travolti da avvisi di garanzia possano usare la legge per salvare se stessi. La classe politica ha bisogno di dimostrarsi ancora credibile, non favorirà i suoi esponenti corrotti. Ecco, vedete e si comincia a parlare di casta, cresce la spinta giustizialista. Il populismo giudiziario nasce con Mani pulite, di cui Antonio Di Pietro è uno dei pm di punta, poi Di Pietro fonderà il l'Italia dei Valori. Una consistente parte di quel partito confluirà nel Movimento 5 Stelle, molti anni dopo il vincolo dei due terzi dei voti rende l'indulto praticamente inattuabile. Non ci saranno più maggioranze così larghe in Parlamento, figuriamoci in materia di giustizia, giustizialisti e garantisti si arroccano sui rispettivi fronti, i quali non sempre, ma spesso coincidono con i due principali schieramenti avversi destra e sinistra unica eccezione. 14 anni dopo l'indulto del 2006, il ministro della Giustizia Mastella, governo Prodi, maggioranza di due terzi ottenuta concedendo al centrodestra di includere nel provvedimento i reati finanziari. Italia dei Valori e sinistra radicale contrari, maggioranza raggiunta. Vent'anni fa poi basta
Questa è la storia, i detenuti la conoscevano bene, hanno fatto domande come questa, va bene l'insofferenza verso i privilegi della classe politica, è giusta, ma forse privilegi sono terminati, vi risulta che stipando le carceri, la classe politica sia divenuta virtuosa, qual è il nesso tra l'inclemenza e la virtù un'altra domanda perché la politica deve sottostare all'opinione pubblica, non dovrebbe invece indicare la rotta, guidare,
L'educatrice annuivano le guardie carcerarie ascoltavano infine uno ha detto, c'è ostilità verso l'idea di clemenza perché la società è debole, è sempre più povera, ha paura e non puoi essere clemente se hai paura io schive. In conclusione, Concita De Gregorio io davvero non saprei come dirlo meglio, non puoi essere clemente. Se hai paura puoi, solo chiuderti a casa tele, votare, partecipare al tribunale del popolo seduto davanti alla tv e continuare a pensare in galera devono andare tutti in galera quei delinquenti, poi accendere il fuoco farti una minestra e andare a dormire in casa da solo al sicuro e appunto
I detenuti che hanno partecipato a questa Assemblea nel carcere, dove era pure Concita, De Gregorio, hanno dimostrato ancora una volta di saper leggere molto meglio di tanti giornalisti quel che si annida, diciamo dietro certi tipi di politiche che non sono altro politiche finalizzate esclusivamente alla ricerca di un consenso elettorale è il modo più semplice, più banale, più elementare più basico per cercare il consenso elettorale e prima infondere paura.
Poi arrivare, come appunto il salvatore, per infondere invece sicurezza ci siamo noi, non dovete avere paura, pensiamo a tutto noi.
E appunto un popolo impoverito, non solo economicamente, ma anche culturalmente e impoverito, anche nei suoi rapporti sociali, è un popolo che, appunto da solo chiuso in casa davanti al camino prima di andare a letto che ha paura si chiude dentro e vuole che anche gli altri
Siano chiusi nelle carceri, i cosiddetti artisti.
è tutto molto
è tutto molto elementare, ma purtroppo il condizionamento che questo tipo di dinamiche ha svolto da oramai da più di quattro lustri sul sull'amministrazione della giustizia e sul nostro stare insieme, attraverso appunto la giustizia resa dallo Stato, è un qualcosa di di devastante e,
Ed è appunto diciamo frutto di questa
Questa tensione anche.
Quel che è accaduto questa settimana, che è stato denunciato in quel di Perugia, per un verso e in quel di Napoli, per altro verso.
Allora vediamo.
Innanzitutto Perugia lo scandalo lo fa scoppiare in qualche modo la
La verità.
E che pubblica appunto una denuncia di un ex pubblico ministero, Alessandro Cannevale, che oggi svolge la professione di avvocato e che ha denunciato a mezzo stampa, quindi con appunto notiziando.
I giornalisti della verità, la realizzazione di decine di intercettazioni illegittime, scrive Giacomo Amadori a pagina 1 del 29 maggio, avvocati intercettati per 31 ore dentro il carcere di capanne.
Una questione che, appunto, è esitata poi insieme a quella di Napoli in una.
Astensione proclamata dall'Unione delle camere penali dall'8 al 12 giugno proprio per denunciare questo stato di cose, ma vediamo appunto l'articolo e l'ex procuratore di Spoleto, che è il.
Dottor Alessandro Cannevale, oggi avvocato.
Assiste la collega Daniela Paccoi, che è indagata in un'inchiesta per droga insieme con un suo cliente ristretto in carcere, ma le captazioni in carcere non hanno riguardato solo i gol.
Luoghi tra i due nella casa circondariale in questo caso le intercettazioni erano autorizzate dal dal Gip, ma hanno riguardato circa 70 conversazioni tra avvocati e detenuti che non erano minimamente coinvolti in quel procedimento, uno scandalo che, appunto, ha convinto l'Unione delle camere penali a indire uno sciopero di cinque giorni per una madre e una manifestazione nazionale proprio a Perugia l'11 l'11 giugno.
E nell'articolo di oggi.
Giacomo Amadori chiarisce, come successivamente a questa denuncia e alla anche intervenuto a conoscenza da parte dell'opinione pubblica di quanto avveniva nelle sale colloqui del carcere di Perugia.
Si siano mossi e i magistrati perugini in particolar modo il procuratore generale di Perugia, Sergio Sottani, che ha incontrato i gli avvocati penalisti locali e Giacomo Amadori, scrive che in qualche modo.
Si sta, diciamo questi cinque due, nel corso di questo incontro si è tentato di rimettere insieme un po'i cocci rotti, anche con una certa accondiscendenza da parte della dell'avvocatura perugina.
Che ha?
Sposato la linea dettata appunto dai magistrati di Perugia, secondo i quali il problema di questa vicenda non sarebbe tanto nelle intercettazioni che sono state fatte per in carcere, si è detto per mero errore verranno poi appurate nelle sedi opportune le responsabilità di ciascuno, insomma, questa è stato un po'il il il tipo di riflessione che è stata fatta.
Ma quel che si è?
Diciamo stigmatizzato dai magistrati perugini con qualche condiscendenza, dicevamo, della camera penale di Perugia è la successiva.
Denuncia mediatica che è stata fatta e quindi ci si è rammaricati del fatto che questa vicenda, tutto sommato, che si sarebbe voluta contenere in ambito locale, abbia poi assunto per la denuncia dell'ex pm Cannevale oggi avvocato, ah, ah, appunto, raggiunto invece.
Diciamo una dimensione nazionale ed è di questo che si dolgono in particolar modo i magistrati perugini.
E in qualche modo criticamente lo ricorda Amadori, spalleggiati persino dagli avvocati, appunto Perugini, mentre a livello nazionale l'avvocatura.
Con l'Unione delle Camere penali ha invece assunto una postura completamente diversa questo è il pezzo di Giacomo Amadori di oggi, avvocati intercettati per 31 ore, ma le toghe denunciano il clamore, mentre l'ex pm Carnevale che quello che ha denunciato appunto questo fatto e che ha sottolineato tanti punti oscuri di questa vicenda,
Ha ribadito, ha rivendicato innanzitutto la sua scelta, pur di fronte alle critiche che gli sono state rivolte
In loco e ha detto che queste sono situazioni nelle quali vengono messe a rischio le garanzie costituzionali e i diritti umani fondamentali, 31 ore di colloqui in carcere tra avvocati e detenuti, ascoltate dagli inquirenti e dagli investigatori e che oggi dicono basta con tutto questo clamore.
La notizia.
è ripresa, diciamo, è stata ripresa dopo essere stata lanciata dalla verità, da diversi giornali e sempre la verità, ma per la verità scusate il gioco di parole non è l'unica testata, poi ha dato spazio nel corso della settimana, leggiamo un pezzo del 24 maggio a pagina 1,
A quanto avviene a Napoli, dopo Perugia, scoppia il caso Napoli, avvocati, pedinati e spiati in tribunale, dalle informative dei carabinieri emerge un sistema di controllo dei colloqui tra legali a margine delle udienze, l'ira dei penalisti che appunto anche in relazione a questo fatto hanno annunciato cinque giorni di sciopero è sempre Giacomo Amadori che scrive tre avvocati sono stati controllati e fotografati.
Insieme con il fratello di imputato di Gomorra e un paio di testimoni, poi, quelle immagini sono finite in un'informativa destinata alla Procura di Napoli, che sta provando a farla acquisire dal tribunale in un processo di criminalità organizzata, ma che cosa hanno fatto i re i legali, gli avvocati per subire questo trattamento?
L'abboccamento si è svolto in qualche covo segreto, assolutamente no, l'incontro che ha suscitato l'attenzione degli investigatori è avvenuto in tribunale nei corridoi del tribunale a margine di un processo, i tre difensori erano con i familiari di un cliente fuori dall'aula appunto dove si teneva l'udienza ed ecco allora un altro caso di avvocati ascoltati ma anche in questo caso,
Seguiti e fotografati.
E rispetto a questa vicenda leggiamo nel pezzo di Amadori, come ha reagito l'Avvocatura napoletana il segretario napoletano dell'associazione dei penalisti, Maurizio Capozzo, ha spiegato al giornale come.
Come avvocati e ha detto queste parole come avvocati, noi non ci sottraiamo alle indagini, ne rivendichiamo alcuna immunità, ma è evidente che quanto è avvenuto all'interno di un tribunale in un'aula, dove si sta celebrando un processo tende a limitare, sindacare pesantemente il diritto di difesa e desta serie preoccupazioni tra l'altro quanto registrato anche a Perugia rivela che il nostro non è un caso isolato ma conferma scenari sempre più inquietanti e aggiunge ancora Capuozzo, abbiamo ritenuto doveroso, a tutela del diritto di difesa, a portare il caso all'attenzione della Procura della Repubblica, della Procura generale,
Dei presidenti di tribunale e corte d'appello, trasformare l'aula di udienza in un luogo sorvegliato e controllato dalla polizia giudiziaria non appartiene ad uno Stato di diritto. Il segretario manda anche una frecciata agli inquirenti napoletani. Da tempo abbiamo provato ad avere un'interlocuzione istituzionale con la Procura non solo su questi temi, ma anche su altre problematiche che affliggono la giurisdizione nella nostra città. Ma nulla si è mosso. Il procuratore Nicola Gratteri. Allora accetta di replicare alle contestazioni dei penalisti. Prima però scrive Giacomo Amadori, ci riprende, per un servizio che gli abbiamo dedicato. Stiamo leggendo la verità
Per un servizio scrive Amadori, che gli abbiamo dedicato proprio ieri e qui sono le parole del dottor Gratteri stamattina non è stato tanto bello che mi avete fatto sulla serie delle no stamattina non è stato tanto bello l'articolo che mi avete fatto sulla serie televisiva, lo so che non vi sono molto simpatico perché ho fatto vincere il no, però sapete che io, prima di dire di votare no avevo mandato a dire di lasciar perdere questa riforma che non serviva a niente e avevo suggerito di vari interventi che servano a far durare i miei nei processi. Ecco, dopo essersi tolto questo sassolino dalla scarpa, ci ha inviato la sua risposta all'esposto dell'Avvocatura napoletana. Sono state disposte intercettazioni dei testi nella lista del Pubblico Ministero
Per i reati di cui agli articoli 377 bis e 416 bis, comma 1 del codice penale induzione a non rendere dichiarazioni o a renderle mendaci all'autorità giudiziaria al fine di favorire l'associazione mafiosa.
L'attività intercettiva è stata autorizzata dal Gip nel corridoio.
All'esterno dell'aula di udienza e nella tribuna destinata al pubblico, alcuni testi hanno effettivamente ritrattato le dichiarazioni rese in indagini per omicidio, dall'attività di indagine è emerso che alcuni testi del PM intrattenevano conversazioni con difensori anche prima della loro deposizione.
Nessun difensore è stato pedinato né direttamente intercettato, quindi viene preso appunto viene sintetizzata questa
Presa di posizione del dottor Gratteri e Amadori scrive dunque nessun arretramento sotto il Vesuvio, si annunciano fuochi d'artificio, e questo appunto è quel che accade poi nei tribunali e nelle carceri italiane, quanto alla funzione e al ruolo degli degli avvocati.
Prima di passare allora alla lettura degli altri due argomenti che sono stati trattati questa settimana, il tema della proposta della responsabilità civile avanzata da Enrico Costa e poi la stretta del CSM, il cosiddetto da Marco Travaglio auto bavaglio che i magistrati si accingerebbe, ero ad auto imporsi vedremo prima di questo però qualche citazione di qualche altro articolo.
è di questa settimana la notizia che i pubblici ministeri di Roma hanno richiesto alla Camera.
Di poter usare le chat dell'onorevole Delmastro già sottosegretario alla Giustizia, questo nell'ambito dell'inchiesta sul riciclaggio nel locale, nella ormai nota bisteccheria di Caroccia eh.
Ovviamente, rispetto a questo è necessaria una autorizzazione a procedere della Camera, vedremo poi come andrà a finire il percorso parlamentare, ovviamente possiamo utilizzare questo avverbio la le opposizioni parlamentari.
Invitano Del Mastro a non trincerarsi dietro all'autorizzazione a procedere e a consegnare spontaneamente alla autorità giudiziaria le chat richieste appunto nell'ambito di questa indagine, che, insomma, insieme ad altri guai è costata il posto al sottosegretario Delmastro questa settimana, il 23 maggio e c'è da dire un po'sotto tono rispetto agli anni precedenti è il ricordo della strage di Capaci.
Diversi articoli, ma non tantissimi, la strage risale oramai a 34 anni fa e qui sul Corriere della Sera, pagina 23 e del 24 maggio, a pagina 23 del 24 maggio, il Corriere della Sera pubblica, l'articolo di Riccardo Bruno, con cui viene raccontato anche il ricordo che dei giudici,
Falcone e, ma poi anche Borsellino, qualche settimana dopo, da qui partì la riscossa civile, queste le parole di Mattarella polemiche al corteo Conte contro Colosimo Colosimo, è Chiara, Colosimo presidente della commissione antimafia e Fratelli d'Italia.
La difende, interviene in questa giornata anche Maria Falcone, sorella appunto del magistrato e presidente della fondazione a lui intitolata.
Perché ha sottolineato Maria Falcone come la memoria deve essere un continuo ricordo alla città a non fermarsi mai dire abbiamo vinto perché eravate spesso risorge dalle sue stesse ceneri, in mattinata, viene riportato nell'articolo di Riccardo Bruno in mattinata avevano colpito le sue parole le parole di Maria Falcone sul pentito sul boss pentito Giovanni Brusca quello che aveva sciolto i bambini nell'acido.
Io e mia sorella Anna siamo diverse, lei ha un impatto più passionale e difficilmente lo avrebbe perdonato Brusca, anzi non lo avrebbe mai fatto me l'ha, detto lei, la sorella Anna è morta non troppo tempo fa.
La mia fede religiosa forse ne ho portato al perdono.
No, e sul fatto che sia tornato libero lo scorso anno, Brusca è libero dallo scorso anno perché, collaborando con la giustizia, ha ottenuto questo privilegio quando si dice che appunto bisogna andare poi a riscontrare con molta attenzione.
Le dichiarazioni dei pentiti, dei cosiddetti pentiti che pentiti non sono Sonos, e dei semplici collaboranti di semplici dichiaranti animati da spirito assolutamente egoistica, quello di ottenere dei privilegi, uno come Brusca la luce fuori dal carcere, non l'avrebbe mai vista se non avesse collaborato e invece grazie alle sue parole.
È di nuovo libero e
Maria Falcone ha detto, ritengo che Brusca stia riscuotendo quello che ha contrattato con lo Stato, secondo una legge voluta anche da mio fratello, altrimenti non avremmo mai avuto i collaboratori di giustizia.
Ricorda poi il Corriere della Sera con Riccardo Bruno, come anche Carlo Nordio si è recata a Capaci per deporre una corona di fiori e ha annunciato che l'auto su cui viaggiava Falcone, questa reliquia insanguinata così l'ha chiamata.
Sarà trasferita dal ministero al Museo del presente a Palermo, è aggiunto sia io che Falcone abbiamo rischiato la vita io, quando indagava sulle Br e lui sulla mafia, e questa notizia appunto il racconto di nel ricordo del 23 maggio di 34 anni fa sul Corriere della Sera, poi dal Sole 24 ore.
Una delle questioni che erano agitate dalla magistratura, associata durante la campagna referendaria, per sostenere che il governo non andava facendo quello che era invece necessario per garantire alla giustizia un passo più spedito.
Parliamo praticamente delle
Persone che, a seguito del con i fondi del PNRR a seguito del Covid, erano andati a.
Erano state selezionate per andare a comporre il cosiddetto ufficio del processo.
Un ufficio sostanzialmente.
Creato per dar supporto ai magistrati, appunto nella gestione dei tanti fascicoli che hanno da gestire.
Adesso c'è la notizia data sempre da Nordio, che ha fornito i numeri in un question time, insomma, I l'ANM diceva al governo.
Che era inerte rispetto al fatto che queste persone è finito, il tempo del contratto a tempo determinato finanziato con i soldi del PNRR sarebbero stati rimandati a casa e quindi ci sarebbe stato un ulteriore paralisi, semmai.
Diciamo il corpo della giustizia.
Abbia mai iniziato a camminare, ecco e.
La notizia che da Nordio qual è
In realtà, nel corso del tempo, tutte queste persone assunte con i soldi del PNRR a tempo determinato e che hanno lavorato per due anni in questo modo sono state.
Assunte a tempo indeterminato c'è stata la cosiddetta stabilizzazione.
Si tratta di circa 7.000 persone, 7.000 risorse, 7.000 unità che adesso dovranno essere inquadrati, che sono inquadrate nei profili, appunto di addetti all'ufficio del processo, poi ce ne stanno ce ne sono altre 712 persone.
Inquadrate nel profilo di tecnico dell'amministrazione ed altri 1.500 persone circa inquadrate nel profilo di operatori data entry praticamente dice Nord, abbiamo colmato il 90% di quelle situazioni che erano, per così dire precarie e contiamo noi siamo certi di farlo entro un breve termo Tempo di colmarlo integralmente.
In questo modo la funzione degli addetti all'ufficio del processo non viene ridimensionata, ma anzi rafforzata, resa strutturale e, in qualche modo, appunto, inglobata nel sistema, nel sistema giustizia, e quindi questo è un problema che parrebbe essere stato risolto, ma i processi continuano a funzionare e ad andare avanti esattamente come prima del Covid durante il Govi dopo il Covid.
Non c'è, non c'è ufficio del processo che tenga e vediamo adesso la questione della responsabilità civile dei magistrati, questa settimana è stato Enrico Costa.
Ne scrive Anna Maria Greco sul giornale il 25 maggio, a pagina 14, ma ne scrivono anche.
Il dubbio, insomma, un po'tutti i giornali di questo lancio, ma bisognerà vedere quello che uscirà fuori al momento. Siamo all'annuncio, l'avevano promesso, ora gli azzurri passano ai fatti. Stiamo predisponendo una proposta di legge sulla responsabilità civile dei magistrati sulla quale ci confronteremo all'interno della maggioranza. Scrive su X il social di Elon Musk Enrico Costa, il presidente dei deputati di Forza Italia, a due mesi dal referendum, rompe il silenzio sulla giustizia e torna all'attacco, anche perché il capogruppo azzurro per il capogruppo azzurro il voto, al di là del risultato deludente, ha evidenziato tante glucidi, criticità al voto referendario che restano irrisolte. Ancora tutto sul tavolo, quindi servono riforme ordinarie, capace di restituire piena efficienza all'amministrazione della giustizia e di rafforzare le garanzie costituzionali assicurate ai cittadini, partendo dal moto chi sbaglia, paga e
Secondo Anna Maria Greco, mercoledì i capigruppo della maggioranza a Montecitorio no, questa è la la legge sul sul, la riforma sulla della legge elettorale, mentre per quanto riguarda questa proposta di legge.
L'appuntamento è al 3 giugno, sarebbe al 3 giugno per un vertice di maggioranza chiesto a fine aprile con una lettera al ministro Carlo Nordio e ai colleghi di maggioranza da Enrico Costa e Stefania Craxi del Senato, dopo l'annuncio sulla responsabilità civile dei magistrati arrivano le prime reazioni, le più convinte dalla Lega più cauti, quelle di a Fratelli d'Italia. Il tema è tra quelli che meritano a assolutamente attenzione particolare priorità dice Giulia Bongiorno, la presidente della commissione Giustizia del Senato e responsabile del dipartimento Giustizia
Del partito di via Bellerio condivide la proposta e l'intenzione di spingere sul tema. La nostra posizione spiega sulla responsabilità civile dei magistrati, è nota più volte, ne ha parlato del nostro segretario, ma i paletti ci sono, a cominciare dal fatto che il testo sia scritto ovviamente in modo equilibrato e non deve avere un carattere di legge punitiva. Il referendum della separazione delle carriere ha insegnato molto, scrive Anna Maria Greco, e poi c'è il sottosegretario alla Giustizia, Alberto Balboni, di Fratelli d'Italia, che dice se c'è una proposta di una forza politica di maggioranza, è giusto valutarlo, ma nel merito spiega che, non conoscendo la PdL non può esprimere un parere, ma ricorda che c'è stato un referendum nel 1987, quindi è un tema antico e va ponderata, ovviamente una soluzione che tenga conto dei vari interessi in gioco
Senonché poi, il giorno dopo, è arrivato quello che sembra uno stop, almeno da parte del governo, in quanto tale.
Nordio chiude sulla responsabilità civile dei magistrati, non è una priorità e mai lo sarà punto Forza Italia, però insiste così.
Possiamo leggere sul vizio del dubbio del 26 maggio il Guardasigilli stop al dossier rilanciato dagli azzurri, mentre la Lega apre e Fratelli di d'Italia, chiede di leggere il testo.
E Forza Italia, appunto dopo il no di Nordio, che segna una distanza politica rispetto all'iniziativa azzurra, così leggiamo sul dubbio almeno nei tempi e nelle priorità.
Non stop comunque Forza Italia, zanettin infatti ha ricordato che Forza Italia non dimentica gli oltre 13 milioni di elettori che hanno sostenuto la battaglia referendaria per una giustizia giusta e ha indicato l'ultimo anno di legislatura come uno spazio da non lasciare inutilizzato. C'è ancora molto da fare. Ci sono diversi disegni di legge in discussione in Parlamento ha ricordato il senatore azzurro, come quello sul sequestro degli smartphone, è quello sulla riforma della prescrizione che sono già stati, sono provvedimenti già approvati da un ramo del Parlamento ma che dopo il referendum sembrano un po'dimenticati sulla responsabilità civile Zanettin e invece ha evocato appunto il referendum del 1987
Sostenendo che poi il suo risultato è stato vanificato dalla legislazione successiva, è il dato che viene richiamato, è quello delle condanne, negli ultimi 15 anni si sono tenute solo 15 condanne, una all'anno, da qui l'annuncio, proporremo ai partner di governo un nuovo, equilibrato, il testo di legge,
Ed inizieremo al più presto con i nostri alleati con un confronto nel nel nel merito.
E questo è quanto diciamo al tema della responsabilità civile, ovviamente articoli come quello di Simone Canettieri proviamo anche pubblicati questa settimana sul Corriere della Sera.
Che la legge così responsabilità civile dei magistrati, mossa di Forza Italia ma solo la Lega apre e racconta di una freddezza di Fratelli d'Italia, proprio come come partito politico, indipendentemente poi dalla posizione di Nordio come componente del governo e, in ultimo ricordiamo,
Quel che abbiamo già letto la scorsa settimana, la partita che il Fatto Quotidiano sta giocando per tentare di bloccare una iniziativa del Consiglio superiore della magistratura che appunto il Fatto Quotidiano ha ribattezzato.
L'auto bavaglio
E
Che intende semplicemente di portare nell'ambito dell'ordinamento interno alla magistratura.
Dei principi poi validi da un punto di vista disciplinare, deontologico, ma che sono già consacrati prima.
Che erano già stati consacrati Lima in una direttiva europea addirittura di una decina di anni fa e poi riportati nell'ordinamento interno italiano con una legge della ministra Cartabia dell'epoca e niente però adesso il Csm, diciamo tardivamente tenta di inverare anche con una propria circolare con una propria delibera.
La.
I principi e i valori che sono costituzionali, peraltro espressi in questi provvedimenti, il Fatto quotidiano non ci sta nell'ambito di questa attività.
Di pressione mettiamola così nei confronti del CSM, il 28 maggio, a pagina 7 Liana Milella già firma di Repubblica, che poi è passata al Fatto Quotidiano pubblica l'intervista a Margherita Cassano.
Margarina, Margherita Cassano, l'ex presidente della Corte di Cassazione e il titolo è questo come se fosse la sintesi dell'intervista, le strette alla cronaca giudiziaria intaccano anche la costituzione, in realtà poi, se si va a leggere domande e risposte di Liana Milella le domande e di Margherita Cassano le risposte non è che poi la Presidente ex della Corte,
In Cassazione sia così contraria come la presentano.
Con i titoli rispetto a questo provvedimento, infatti, una delle domande ha letto le nuove linee guida del Csm conferenza stampa tra straordinaria, se non solo comunicati, e la Cassano dice la delibera sarà discussa dal plenum del 3 giù del 3 giugno. In ballo c'è la spersonalizzazione del pm, titolare dell'inchiesta, perché la collettività deve poter nutrire fiducia nell'istituzione in quanto tale e il rifiuto del protagonismo. Ancora c'è il rispetto della da parte del pm e dei diritti fondamentali della persona. Il dirigente dell'ufficio deve assumersi la responsabilità di una informazione corretta e rigorosa e il magistrato deve rifiutare visioni agonistiche del processo. Quindi una risposta chiara, questa di Margherita Cassano, che non è no, non pare affatto critica, come invece vorrebbe il titolo nei confronti di questa delibera. Sicuramente non è critico, anzi Luciana volante sul dubbio il 23 maggio 2026, ma che bavaglio la reputazione. È un diritto giusto che il Csm tuteli gli indagati e innocenti
Smettiamola di scomodare Falcone Borsellino, per avere ragione, quando non si hanno argomenti, si chiama in causa, chi non può replicare la reputazione, è un diritto e il processo show schiaccia la realtà, con questo abbiamo terminato la lettura dei quotidiani di questa settimana che si occupano di giustizia nelle parti in cui si sono occupati di giustizia il tempo è scaduto e siamo andati anche oltre, quindi un rapido saluto un buon ascolto con i programmi a seguire di Radio Radicale e a risentirci la prossima settimana,
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