24 NOV 2025
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Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri

RUBRICA | di Ada Pagliarulo - RADIO - 10:41 Durata: 21 min 15 sec
A cura di Alessio Grazioli
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Limiti e successi della Cop30 in Amazzonia.

Nella dichiarazione finale, sottoscritta da oltre 190 Paesi, non si fa menzione dell'impegno alla riduzione dell'uso dei combustibili fossili.

È il risultato dell'azione di pressione fortissima esercitata dai grandi produttori di energia da fonte fossile come Arabia Saudita e Russia.

E tuttavia non si può considerare questa Cop30 un fallimento, se si tiene presente il contesto geopolitico in cui si è svolta e l'assenza degli Stati Uniti, che hanno deciso il ritiro dagli Accordi di Parigi.

Il vertice ha dimostrato che il multilateralismo è salvo.

Un
importante risultato è stato raggiunto con l'impegno alla creazione di un gruppo di cooperazione con i Paesi meno sviluppati per l'implementazione dei loro piani climatici attraverso un supporto tecnico-politico.

Altro risultato degno di attenzione è la decisione di triplicare i fondi ai Paesi in via di sviluppo entro il 2035 per sostenere le politiche di adattamento climatico.

L'Unione europea ha avuto un ruolo di primo piano alla Cop30, poiché si è battuta perché si arrivasse ad una dichiarazione che fosse sottoscritta dai Paesi partecipanti.

Ed ha difeso la tassa europea sul carbonio, la CBAM, che colpisce chi produce all'estero senza rispettare i limiti alle emissioni.

Sulla posizione dell'Ue hanno pesato le divisioni, effetto delle pressioni esercitate dalle forze politiche di destra ed estrema destra contrarie alla transizione ecologica e al Green Deal.

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