Tra gli argomenti discussi: Erdogan, Esteri, Golfo Persico, Guerra, Iran, Nato, Rassegna Stampa, Russia, Trump, Turchia, Ucraina, Usa.
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Buongiorno agli ascoltatori di Radio Radicale, martedì 26 maggio questo è l'appuntamento con la rassegna della stampa internazionale a cura di David Carretta in apertura oggi la guerra di Trump in Iran accordo o non accordo, per quanto tempo il Wall Street Journal in un editoriale di ieri si interrogava, Trump salverà il regime iraniano la scadenza di 60 giorni prevista.
Nell'accordo quadro di Trump suggerisce concessioni da parte degli Stati Uniti.
Prima della firma di un accordo sul nucleare e per il Wall Street Journal questo è tutt'altro che positivo. Tigre di carta era invece il titolo dell'editoriale di ieri, di lo affidiamo la tigre di carta non è la NATO, l'accusa è stata spesso rivolta da Trump all'Alleanza atlantica, ma è l'Amministrazione Trump che fa marcia indietro ogni volta compreso sulla guerra in Iran. Parleremo poi della guerra della Russia contro l'Ucraina, dell'ipotesi di negoziati con Putin vi proporremo un editoriale dal Pais. L'Europa deve
Prepararsi per sedersi al tavolo di qualsiasi eventuale dialogo sul futuro dell'Ucraina, infine la Turchia, con un editoriale pubblicato ieri dal Guardian, la stretta di Erdogan sulla Turchia, le prossime elezioni sono già decise, la rimozione di un leader del partito d'opposizione e la chiusura di un'Università liberale.
Dimostrano che una democrazia autoritaria si sta trasformando in regime di un uomo, solo di un uomo unico per l'appunto Erdogan. Parliamo però dall'Iran e dall'editoriale pubblicato ieri dal Wall Street Journal Trump salverà il regime iraniano? La scadenza di 60 giorni nell'Accordo Quadro temporaneo suggerisce concessioni da parte degli Stati Uniti prima della firma di un accordo sul nucleare. Scrive il quotidiano economico americano, tutto qui gli americani sono costretti a chiedersi lo nel momento in cui trapelano i dettagli del nascente memorandum d'intesa tra il presidente Trump e l'Iran. Se gli Stati Uniti possono vantare risultati concreti dopo 38 giorni di guerra il lavoro non è terminato e 47 giorni, il 17 del fuoco potrebbero tradursi in un passo indietro sul piano strategico. L'accordo preliminare prevede che entrambe le parti pongano fine
Ai loro blocchi e il blocco iraniano dello stretto di Hormuz, il blocco americano dei porti iraniani,
Si dice che gli Stati Uniti siano pronti a offrire incentivi finanziari, mentre i negoziati su questioni nucleari e alleggerimento delle sanzioni dovrebbero proseguire per 60 giorni o più, un funzionario americano afferma che il regime abbia.
Garantito che un accordo finale includerà lo smantellamento dell'uranio arricchito, ma i vertici iraniani negano il problema di fondo, secondo il Wall Street Journal
Sta nel porre fine alla pressione americana prima di smantellare il programma nucleare. Se il blocco americano sui porti iraniani finirà l'Iran potrà mettersi a vendere petrolio, l'unica leva per costringerlo a concessioni nucleari sarà la minaccia di riprendere la guerra,
Trump non era disposto a riprendere la guerra dopo che l'Iran ha violato l'impegno a riaprire lo Stretto di Hormuz e attaccato le forze americane e gli alleati del Golfo.
Quanto sarà credibile questa minaccia, quella di riprendere la guerra tra 60 giorni con le elezioni di midterm alle porte e il rischio che l'Iran imponga un nuovo blocco sullo stretto di Hormuz, secondo il Wall Street Journal, la promessa di non costruire armi nucleari non vale nulla il regime
Ha sempre detto una cosa, ma ha sempre fatto l'opposto
Il quotidiano economico poi, si sofferma sul la posizione del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che dice che Trump è d'accordo sul fatto che un accordo finale debba portare allo smantellamento dei siti di arricchimento dell'uranio dell'Iran e rimuovere l'uranio arricchito dal paese.
Funzionari americani hanno anche riferito che tutta la polvere nucleare deve essere eliminata. La vera domanda è se gli Stati Uniti avranno le leve necessarie per imporre questi risultati. Gran parte della stampa scrive nelle sue conclusioni il Wall Street Journal discutere se questa ipotesi di Trump sia un accordo migliore o peggiore di quello di Barack Obama nel 2015
Ad avviso del Wall Street Journal c'è una grande differenza, una sola e sono gli attacchi militari Fordo nata Hans Isfahan sono stati gravemente danneggiati lo scorso giugno l'arricchimento dell'uranio è stato interrotto, almeno per ora
Una settimana fa Trump aveva respinto le critiche all'accordo, dicendo io non faccio cattivi affari, tuttavia è lecito chiedersi se Trump non stia subendo la pressione crescente in patria causata dall'aumento dei prezzi della benzina e dei rendimenti dei titoli americani, con l'avvicinarsi delle elezioni di mid term questo almeno in parte spiega il suo desiderio di riaprire lo Stretto di Hormuz anche se a condizioni iraniane.
C'è una cosa da aggiungere, secondo il Wall Street Journal un cattivo accordo lascerebbe Trump in una posizione peggiore, anche sul piano politico, anche una mezza vittoria dell'Iran danneggerebbe il prestigio dell'America e il prestigio di Trump, a prescindere dai prezzi dell'energia, così tra l'altro il quotidiano.
Economico americano tigre di carta invece il titolo dell'editoriale di ieri del quotidiano conservatore francese, le Figaro e il riferimento è a Donald Trump
Una guerra scatenata con l'obiettivo dichiarato di risolvere una volta per tutte la spinosa questione del programma nucleare iraniano e perché no, per a porre fine a quella Repubblica islamica che minaccia Israele e i suoi vicini arabi, 40 giorni di massicci attacchi ieri che falliscono nel raggiungere anche uno solo di questi obiettivi e tre mesi dopo un memorandum d'intesa di pochi paragrafi in via di finalizzazione tra i belligeranti
Che dovrebbe permettere la riapertura dello stretto di Hormuz, stretto di Hormuz, che peraltro non era mai stato chiuso prima dell'attacco del 28 febbraio. E infine un accordo che rinvia a data da destinarsi in certe trattative sul programma nucleare dell'Iran,
Secondo le figlie o Donald Trump dovrà mettere tutto il suo talento di comunicatore per spacciare questo risultato come una vittoria, anche di fronte all'opinione pubblica americana, peraltro ampiamente contrari alla guerra impaziente di porre fine alle turbolenze sui mercati internazionali. Il resto del mondo invoca un compromesso anche in perfetto. Le monarchie del Golfo, i paesi arabi, gli europei hanno tutti fatto pressione in questo senso sul presidente americano solo
Israele si ritrova ostaggio di un esito negoziato che riduce marginalmente temporaneamente la minaccia iraniana.
Ed è il solo Paese a sostenere un prolungamento di una guerra di cui non si può che constatare i danni, danni che rischiano di essere peggiorati da una pace mal confezionata. Il popolo iraniano è stato sacrificato a vantaggio di un regime più duro che mai. La potenza americana subisce un insuccesso. Nonostante la sua dimostrazione di forza militare,
A immagine della resistenza ucraina contro la Russia, che si rafforza più che indebolirsi al quinto anno di conflitto, questa guerra in Iran sembra la rivincita dei deboli sui forti, la Cina potrà trarne insegnamenti per Taiwan allo stesso modo in cui Washington.
È costretta oggi a rendersi conto di come Putin
è stato costretto a piegarsi al più debole in in Ucraina,
Gli europei che ora hanno capito dove si nasconde la tigre di carta sembrano decisi a rafforzare il pilastro della loro difesa collettiva,
Occorre iniziare a sistemare ciò che gli americani hanno lasciato, in disordine, nello stretto di Hormuz, con una missione di polizia navale che legittimi il loro posizionamento strategico quale posizionamento strategico a distanza dalle cattive guerre che lasciano soprattutto perdenti, così, tra l'altro le Figaro nel suo editoriale di ieri che ci porta alla questione ucraina.
È un editoriale pubblicato dal Pais sempre ieri dal titolo parlare con Putin, l'Europa deve prepararsi per sedersi al tavolo di un eventuale dialogo sul futuro dell'Ucraina,
Scrive il quotidiano spagnolo la possibilità di nominare un rappresentante dell'Unione Europea che partecipi a un'eventuale trattativa con la Russia per porre fine alla guerra in Ucraina.
È una discussione ancora agli inizi a Bruxelles, ma va accolta con favore come segnale di una rinnovata ambizione dell'Europa, ambizione di essere presente lì dove si decide l'assetto politico e strategico del continente per i prossimi anni e da cui finora l'Europa era stata esclusa.
L'idea andrebbe oltre l'ingiustificato disconoscimento con cui il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, tratta l'Unione europea nelle nei suoi tentativi per risolvere la guerra. Questa settimana ci sarà un incontro dei ministri degli Esteri dell'Unione europea a Cipro, dove se ne discuterà è un'occasione eccellente per lanciare un messaggio chiaro. Oltre al sostegno militare ed economico all'Ucraina, l'Unione è un interlocutore affidabile per la conclusione della guerra. Oltre ai nomi, però, ciò che conta è il contesto in cui questa idea viene portata avanti. In primo luogo, arriva dopo la constatazione che le iniziative promosse da Washington, alcune semplici propaganda
Non hanno avuto alcun successo se non quello di generare preoccupazioni in Ucraina e in Europa. La guerra scatenata dalla Russia nel febbraio 2022 e poi è bloccata sulle linee del fronte. È una guerra insabbiata senza orizzonte, se non quello dell'usura e del massacro umano. L'Unione europea si muove dopo aver constatato il fallimento diplomatico degli Stati Uniti nel far avanzare la fine del conflitto. Proprio questa inerzia americana conferisce maggiore credibilità all'iniziativa europea come eventuale interlocutore efficace con Mosca.
Sono gli europei che oggi sostengono gli sforzi maggiori per difendere l'integrità dell'Ucraina, non solo fornendo la parte più consistente degli aiuti militari, ma anche risorse economiche, sanzioni contro la Russia e ritorsivo, subendo le ritorsioni di Mosca,
Secondo punto importante, almeno per El Pais, è vero che Vladimir Putin attualmente si trova in una situazione economica piuttosto difficile. C'è stato il regalo dell'aumento dei prezzi del petrolio. Grazie per la per la guerra in Iran.
Ma?
Oltre al malcontento sociale interno provocato da una lunga guerra che non finisce, l'economia attraversa gravi difficoltà a causa delle sanzioni imposte dall'Unione Europea e per lo stillicidio di risorse,
Iddio, di risorse finanziarie e logistiche umane che la guerra comporta. Questo rappresenta secondo El Pais un notevole elemento di forza negoziale per l'Unione Europea nel momento in cui dovesse sedersi al tavolo con il presidente russo, le conclusioni del quotidiano spagnolo, la lunghissima guerra in Europa, da tempo impantanata in uno stallo pericoloso e letale che richiede con urgenza una soluzione, è giunto il momento che l'Europa che ha mantenuto fermi i suoi principi di sostegno incondizionato all'Ucraina cambi mentalità
L'Unione europea fa bene a prepararsi per essere presente nel processo decisionale sul conflitto e a non rassegnarsi a essere mero spettatore di quanto verrà deciso tra Russia e Stati Uniti.
La politica della stretta di mano tra uomini forti è fallita e ora che l'Europa e soprattutto l'Ucraina riprendano la parola così, tra l'altro El Pais, non abbiamo più tempo, però vi segnaliamo anche un editoriale che è uscito ieri sul Guardian a proposito della Turchia e la stretta di Erdogan,
Il titolo dice tutto, le prossime elezioni sono già decise, sono previste per il 2028, molti ritengono che si terranno prima parliamo delle presidenziali, ma quando i cittadini andranno effettivamente a votare, l'esito potrebbe essere già stato deciso, soprattutto dopo gli ultimi giorni. La rimozione del leader del partito di opposizione, il Partito repubblicano,
Del popolo, ma non solo, un maxi processo contro Ekrem Imamoglu, il sindaco di Istanbul.
La chiusura di un'università.
Liberale, la, la conclusione del Guardian è che tutto ciò dimostra che una democrazia autoritaria, quella della Turchia, si sta trasformando in un regime a uomo unico ci fermiamo per oggi da David Carretta, una buona giornata con Radio Radicale.
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