Sono intervenuti: Augusto Sainati (critico cinematografico).
La registrazione audio ha una durata di 3 minuti.
Rubrica
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critico cinematografico
Yuval Abraham, gerarchia di Zohr, registi israeliani, dissidenti già coautori di no a dar Land, hanno portato in concorso alla mostra del Cinema di Venezia NASA, il film è costruito con una serie di interviste ai tecnici e i militari israeliani sulle pratiche con cui viene individuata è colpita la popolazione di Gaza, solo autori israeliani avrebbero potuto penetrare nel segreto di questa guerra.
Nello spaventoso back stage fatto di software droni, calcoli a distanza, bombardamenti, migliaia di morti negli ultimi tre anni dice uno degli intervistati, Israele ha ucciso 73.000 civili per colpire qualche militante di Hamas o presunto tale, quasi sempre viene uccisa anche una gran quantità di persone che non hanno nulla a che fare con il terrorismo. Lo strumento per raggiungere il risultato è un software di intelligenza artificiale, il cui nome è Lavender che permette di identificare i bersagli da raggiungere. Queste vittime sono chiamate NASA donde. Il titolo del film, che significa danni collaterali collaterali rispetto all'obiettivo principale
Il meccanismo infernale di questa guerra e freddo chirurgico grazie ai droni, che ormai sono l'arma più temibile, è così che un film che parla di una guerra disumana e attuale non mostra direttamente nessuna immagine di morte, salvo che, nell'ultima inquadratura,
La morte è un residuo oppure con una logica da videogame trasferita nelle terre martoriate dal conflitto.
Il premio per chi ha calcolato con esattezza la posizione dell'obiettivo da abbattere
Jonathan Glazer, produttore del film, diceva, a proposito del suo la zona di interesse, che i morti sono invisibili, ma non lo sono alla mente la stessa cosa si può dire per NASA, soprattutto non sono invisibili le vittime civili che man mano che il film avanza diventano l'obiettivo principale dei seminatori di morte.
Col passare dei minuti da un'intervista all'altra, la guerra si trasforma, non è più la vendetta spietata contro i responsabili del 7 ottobre, ma un vero e proprio genocidio, di cui gli stessi tecnici israeliani sono ben consapevoli.
Il film nato su impulso del giornale The Guardian si sviluppa secondo una messa in scena cinematografica potente perché la messa in scena come il carrello di cui parlava la nouvelle vague è una questione di morale.
E dunque scegliere di intervistare i militari israeliani nel buio della sera e sui tetti delle case di Tel Aviv inondando l'immagine di nero da un tono morale alle immagini, mentre la giù nei begli appartamenti dei grattacieli con grandi vetrate che si vedono sullo sfondo la vita di tutti i giorni continua
Con la televisione accesa e ritrovo familiare della sera quassù sui tetti si confessano le peggiori obiezioni, si mette a nudo l'anima nera del Paese, quella che non può e non vuole mostrarsi. C'è quasi un'intimità nella sequenza di interviste, senza soluzione di continuità. Una confessione di impunità, orgogliosa dell'assenza di empatia e Controcampo della morte che fa capolino alla fine costituisce fulmineamente in un istante il senso di quel nero che per un'ora e 20 ha scolpito l'inquadratura
E la proiezione ufficiale di ieri sera a Venezia il film ha ricevuto 25 minuti di applausi da una sala commossa e partecipe con diverse bandiere palestinesi che sono comparse tra il pubblico da Venezia per Radio Radicale Augusto Sainati.
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