11 SET 2026
intervista

11 settembre, il terrorismo suicida venticinque anni dopo. Intervista a Fiamma Nirenstein

INTERVISTA | di Roberta Jannuzzi - RADIO - 10:50 Durata: 0 sec
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Nel venticinquesimo anniversario degli attentati dell'11 settembre 2001, Fiamma Nirenstein, giornalista e scrittrice, già deputata e vicepresidente della commissione Esteri della Camera, in collegamento da Gerusalemme, ricorda che in quei giorni era appena rientrata dalla Conferenza mondiale dell'Onu contro il razzismo di Durban, in Sudafrica.

Lì aveva visto molte organizzazioni non governative sfilare dietro il ritratto di Osama Bin Laden.

Secondo la giornalista, in quella conferenza il tema dei diritti umani era stato sostituito da un terzomondismo che si saldava con il jihadismo e sfociava
nell'antisemitismo e nell'antiamericanismo.

Nirenstein ricorda l'articolo "How suicide bombers are made", scritto per Commentary e ripubblicato dal Wall Street Journal il giorno dopo gli attentati.

Il pezzo nasceva dalle interviste a terroristi, ai loro familiari e a chi dava loro la caccia, e dagli attentati di quegli anni, dalla discoteca Dolphinarium di Tel Aviv alla sinagoga di Roma fino all'eccidio degli atleti israeliani a Monaco.

Richiamando un recente articolo di Ayaan Hirsi Ali e il testamento di Mohammed Atta, l'ex deputata spiega il significato del termine shahid, il martire a cui la tradizione islamica garantisce il perdono e il paradiso.

Descrive poi un universo concettuale fondato sulla guerra santa, sulla subordinazione delle donne, sulla condanna dell'omosessualità e sul rimpianto del califfato.

La giornalista precisa che non tutti i musulmani la pensano così, ma sostiene che l'Occidente si è illuso di trovare dietro il terrorismo una richiesta di benessere e di accoglienza, commettendo errori come lo sgombero di Gaza del 2005.

Cita i compiti di matematica sui combattenti e sugli ebrei uccisi, documentati da Palestinian Media Watch.

Pur ritenendo possibili tregue e alleanze come gli Accordi di Abramo, Nirenstein considera un equivoco drammatico la manifestazione a favore di Hamas e Hezbollah davanti al Parlamento italiano e l'idea che i terroristi siano combattenti per la libertà.

A suo giudizio questo errore abbandona le donne in Iran e in Afghanistan e rende tutti possibili vittime.

Dice di pensarlo oggi ancora di più, dopo il 7 ottobre 2023.

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