08 MAG 2026
intervista

Olivier Dupuis: intervista a Enver Can

INTERVISTA | di David Carretta - Bruxelles - 14:37 Durata: 7 min 34 sec
A cura di Luciana Bruno e Delfina Steri
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Audio in lingua inglese.

Traduzione: Domanda: Enver Can, qual è il tuo ricordo di Olivier Dupuis? Enver Can: Ho un ricordo lungo e profondo di Olivier, il mio caro Olivier, il mio caro amico.

L'ho conosciuto per la prima volta a Ginevra, durante un evento collaterale.

Era l'anno 2000.

Stavano discutendo con Emma Bonino e alcuni delegati sul Tibet e alla situazione dei diritti umani.

Bussai alla porta e, senza il loro permesso, entrai nella stanza.

Naturalmente rimasero tutti sorpresi e felici.

Questo mi rese orgoglioso come uiguro.

Qualcuno disse: "Basta entrare".

E mi presentai: "Sono Enver Can,
vengo da Monaco di Baviera, vivo a Monaco e mi batto per difendere gli uiguri".

Fu così che iniziò tutto.

Credo che quello stesso anno mi diedero la parola (grazie al Partito Radicale.

Riuscii a parlare durante la sessione della Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani a Ginevra per 4 minuti: la prima volta nella storia.

E per la prima volta nella storia, il delegato cinese interruppe il mio intervento.

La presidente della sessione, una donna africana, disse: "Signor Can, per favore".

Si fermò e chiese al delegato cinese cosa volesse.

Lui disse, in cinese: "Ha detto Turkestan e non esiste qualcosa come il Turkestan Orientale, è lo Xinjiang, è la nostra provincia".

Allora lei lo ascoltò e disse: "Il signor Can non sta dicendo nulla contro le regole diplomatiche qui.

Per favore, continui".

Fu una decisione molto tranquilla, perché per la prima volta qualcuno diceva qualcosa contro la Cina e la Cina cercava di fermare l'intervento.

E la presidente, dopo aver ascoltato il delegato cinese, mi diede il permesso di parlare.

E questo fu, nella storia della riunione annuale della Commissione per i Diritti Umani, una prima.

Quindi tutti guardavano me e i cinesi.

Fu qualcosa di molto importante per me: informare i delegati della Commissione per i Diritti Umani su queste violazioni dei diritti umani nel mio Paese.

E quello fu un successo per me.

L'anno successivo, appena due mesi dopo l'11 settembre, c'era stata una conferenza per gli uiguri, anche questa la prima volta nella storia, al Parlamento Europeo (organizzata dal Partito Radicale e da Olivier Dupuis).

Sì, ho delle foto in cui siamo seduti lì alla riunione.

Era il 12, il 13 novembre 2001.

Il 17, ci fu una protesta ufficiale del Ministero degli Esteri cinese, che diceva che organizzare una conferenza per i separatisti, per i cosiddetti terroristi, danneggiava la relazione amichevole e stretta tra il popolo cinese e il popolo europeo.

Questa fu una protesta ufficiale.

Domanda: ci fu anche un commento su un giornale ufficiale del Paritito.

Enver Can: Sì, dopo due o tre mesi, quindi verso febbraio...

nel febbraio successivo, ci fu un lungo articolo sul Quotidiano del Popolo.

Il giornale è un organo di propaganda del Partito Comunista Cinese, che nominava esplicitamente Olivier Dupuius come rappresentante di un piccolo gruppo al Parlamento Europeo che aveva ospitato quell’evento e che danneggiava la relazione tra l’Europa e la Repubblica Popolare Cinese.

Ma questo non cambiò nulla (nell'atteggiamento di Olivier).

Ma entrambi gli eventi furono qualcosa che nessun altro attivista per i diritti umani osò organizzare o avviare.

Questo era il mio coraggioso amico, Olivier.

Un idealista, questa fu la mia esperienza, il mio ricordo con lui.

Olivier fece molte cose del genere per i tibetani, per il popolo ceceno, per i popoli del Sud-Est asiatico.

Il mondo ha perso un eroe coraggioso.

Un idealista e un combattente per la giustizia e per i diritti umani.

Il mondo lo rimpiangerà.

Lo rimpiangeranno.

Gli uiguri lo ricorderanno per sempre.

26 anni fa, durante un incontro a Roma, dissi: "Caro Olivier, caro Marco Pannella, appartenete a un piccolo gruppo di personalità occidentali le cui statue verranno erette un giorno nel mio Paese libero, al posto di quelle di Mao Tsetung".

Lo ripeto oggi.

Questo è il mio ricordo di lui.

E questa è una perdita per tutti, e anche per me.

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