Sono stati discussi i seguenti argomenti: Esteri, Germania, Informazione, Integrazione, Islanda, Rassegna Stampa, Referendum, Russia, Unione Europea, Voto.
La registrazione audio di questa puntata ha una durata di 15 minuti.
Rubrica
Commissione
10:16 - SENATO
9:00 - Senato della Repubblica
17:48 - Roma
18:00 - Roma
12:04 - Piattaforma Teams
15:53 - Montesilvano (PE)
9:00 - Ventotene
10:44 - Palermo
18:30 - Campobasso
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Un saluto agli ascoltatori di Radio Radicale oggi e martedì 1 settembre, questo è l'appuntamento con la rassegna della stampa internazionale a cura di David Carretta.
Di cosa ci occuperemo oggi, innanzitutto del referendum che si è tenuto sabato in Islanda, il no alla ripresa dei negoziati di adesione con l'Unione europea, vi proporremo un editoriale pubblicato dal mondo quotidiano spagnolo, il no dell'Islanda al progetto europeo,
Il Guardian ieri in un altro editoriale, si proiettava invece su un altro appuntamento che ci sarà domenica prossima, in Germania sono le elezioni in un lande dell'Est, la Sassonia, Anhalt, dove potrebbe vincere l'estrema destra di Alternativa per la Germania, il titolo del quotidiano britannico
I partiti tradizionali devono rispondere con più coraggio all'ascesa di Afd, infine, ci occuperemo di Russia e della guerra ibrida che sta conducendo contro l'Europa,
Ieri il Times avevano editoriale sugli agenti della disinformazione del Cremlino che devono affrontare sanzioni implacabili, il variegato esercito di bugiardi e propagandisti servili di Stato della Russia deve essere isolato, emarginato, privato dei propri beni partiamo però dall'Islanda che ha votato sabato in un referendum sull'Unione Europea.
Ma il tema, quello della ripresa dei negoziati di adesione,
Il partito dell'indipendenza e l'industria della pesca hanno pesato nella vittoria del no, in questo referendum così scrive le Monde nella sua cronaca di oggi il suo è il mondo di ieri, c'era un editoriale dal titolo il no dell'Islanda al progetto europeo scrive il quotidiano spagnolo, il rifiuto dell'Islanda di riaprire i negoziati per l'adesione all'Unione Europea rappresenta un duro colpo per il progetto europeo, che mette in luce la perdita del suo appeal politico proprio nel momento in cui il blocco ha bisogno di rafforzare la propria unità e la sua influenza globale. Gli islandesi hanno scelto di mantenere lo status quo, un'integrazione economica molto stretta con l'Europa, senza però farne parte a pieno titolo
Con un risultato risicato, 52,5 contro 47,5. Le urne confermano che questa formula gode ancora della fiducia dei cittadini islandesi, soprattutto quando l'alternativa sarebbe stata quella di riaprire il dibattito su questioni centrali come l'autogoverno, la gestione delle risorse ittiche.
La pesca è un tema dal peso economico, politico e identitario, tale da rendere difficile la competizione con argomenti più astratti legati all'integrazione europea. L'Islanda, dunque, resterà legata al mercato unico dell'Unione europea e alle sue regole in numerosi ambiti, ma rimarrà fuori dalle istituzioni dove queste decisioni vengono prese
è una relazione che offre gran parte dei vantaggi dell'appartenenza all'Unione europea, senza però subirne il potere vincolante.
Il referendum. Secondo il mondo dimostra che l'integrazione economica non porta necessariamente a quella politica. La vicinanza al mercato unico, la cooperazione con i partner europei o la prospettiva di una maggiore stabilità monetaria non sono stati sufficienti a creare una dinamica per arrivare a una maggioranza disposta ad accettare un ulteriore trasferimento di competenze per l'Unione europea. Secondo, il mondo
La fine di questa possibilità, anche una dimensione geopolitica l'Artico è diventato uno dei teatri dello scontro gru globale tra grandi potenze Russia, Stati Uniti e Cina hanno interessi crescenti in una regione il cui valore strategico aumenterà con l'apertura di nuove rotte marittime, l'accesso a risorse,
Reso possibile dallo scioglimento dei ghiacci, l'Islanda occupa una posizione privilegiata in questo scacchiere e una sua futura adesione avrebbe offerto all'Europa una presenza più diretta in quella parte estrema dell'Atlantico.
Soprattutto, avrebbe inviato un segnale, un segnale sulla vitalità del modello europeo di democrazia liberale e sulla sua capacità di continuare a espandersi in un contesto internazionale sempre più instabile, così tra l'altro
Nel mondo,
A proposito dei risultati del referendum islandese
Voltiamo voltiamo pagina, ci vogliamo.
Occupare anche di un altro appuntamento elettorale che ci sarà questa settimana
Domenica in Germania, e in particolare in un Landes nella Germania orientale, la Sassonia, Anhalt dove Alternativa per la Germania, il partito di estrema destra potrebbe andare al governo regionale.
Il Guardian ieri aveva un editoriale dal titolo l'ascesa di Afd, i partiti tradizionali devono rispondere con più coraggio, l'estrema destra è vicina a conquistare il potere nelle elezioni.
In un lande tedesco, per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale, serve un approccio economico diverso per contrastarla, scrive il Guardian, l'inizio dell'autunno è diventato un periodo di paura e angoscia nella politica tedesca nei Lander orientali, che sono diventati roccaforte del partito di estrema destra Alternativa per la Germania a questo partito ha regolarmente ottenuto progressi clamorosi nelle elezioni di settembre solo il rifiuto dei politici tradizionali di formare coalizioni con uno dei movimenti più estremisti d'Europa finora ha evitato che arrivasse al potere.
Quest'anno però i segnali sono ancor più allarmanti il prossimo fine settimana
Quando gli elettori della Sassonia Anhalt andranno al voto. Tutto lascia pensare che il tradizionale cordone sanitario potrebbe non bastare nei sondaggi Alternativa per la Germania AfD sta ottenendo oltre il 40% in questo Stato in questo lande, il che potrebbe garantirle abbastanza seggi per governare da sola rispetto alle ultime elezioni del 2021. Il suo consenso è raddoppiato, mentre quello della sede o il Partito cristiano democratico di centrodestra è crollato di quasi il 15%. Sono numeri per il Guardian sbalorditivi e preoccupanti.
Dalla Seconda guerra mondiale. Nessuno dei 16 Länder tedeschi è stato governato dall'estrema destra al potere Afd. Avrebbe ampi poteri in settori come l'istruzione, la pulizia e la cultura. Il partito della Sassonia, Anhalt classificato come una minaccia per la democrazia dai servizi di sicurezza, ha promesso di sfruttare appieno i poteri che avrà. Il suo programma prevede politiche come la segregazione dei bambini rifugiati in scuole separate, tra l'altro in violazione del della legislazione dell'Unione Europea.
Un curriculum nazionalista che sposterà l'attenzione lontana dal periodo Naz nazista e la promozione della famiglia normale a discapito di quella che Afd definisce deviazioni sessuali e stili di vita non riproduttivi. Qualunque sia l'esito domenica, il costante vantaggio di Afd nei sondaggi, anche a livello nazionale per il Guardian, suggerisce che i partiti tradizionali devono fare i conti con la realtà. La politica tedesca del dopoguerra si è fondata, per ovvie ragioni, sull'orrore per il nazionalismo estremo
E su un'attenzione particolare per il consenso. Il compromesso, eppure attualmente più di un elettore su quattro sostiene un partito che ha rimesso in discussione questi principi. Propone un programma di re migrazione di massa che potrebbe includere anche i cittadini con passaporto tedesco, ma considerati di origine non tedesche. Questa cruda realtà ha portato a suggerire che il tabù della collaborazione con AfD dovrebbe essere superato.
Qual è la base, l'idea che esporre questo partito alla realtà delle pratiche di governo svelerebbe le sue vuote promesse populiste, ma sarebbe una tragedia, una tragedia basata sulla disperazione, che comporterebbe grandi rischi, non ultimo per le minoranze, che si ritroverebbero in prima linea in questo esperimento politico in Germania, tuttavia, secondo il Guardian, è fuori discussione che, nonostante i tentativi di imitare la linea draconiana dell'estrema destra sull'immigrazione, l'approccio politico portato avanti dal governo di coalizione del cancelliere Friedrich Merz non stia funzionando, come altrove in Europa. Il sostegno all'estrema destra e più concentrato nelle ragioni industriali in declino
Che un tempo erano fonte di orgoglio e identità e prosperità, eppure il prosieguo del Guardian nel momento in cui il Paese, la Germania, subisce il doppio colpo della concorrenza cinese del protezionismo americano, l'attenzione di Merz sui tagli fiscali, sulle riforme del welfare, sull'innalzamento dell'età pensionabile sta chiaramente fallendo nell'affrontare la crisi che affligge la più grande economia d'Europa.
Durante la campagna del 2018 per diventare leader della Cdu Mersa aveva promesso di dimezzare i voti di AfD. Il sostegno Afd invece è raddoppiato, i livelli di popolarità di Merz sono ai minimi storici, mentre il suo alleato di coalizione, il Partito socialdemocratico, si ritrova sempre più in basso nei sondaggi
Un voto, il prossimo fine settimana carico di simbolismi funesti invierà un altro messaggio a una classe politica fallimentare.
Deve ripensare le sue priorità, così tra l'altro il Guardian nel suo editoriale di ieri, il Times di ieri, invece, dedicava il suo editoriale alla guerra che Vladimir Putin continua a condurre contro l'Europa ed è la guerra della propaganda, che ha anche ripercussioni di carattere di carattere politico elettorale anche in Germania ovviamente,
Il il titolo del del quotidiano conservatore di Londra, gli agenti della disinformazione del Cremlino devono affrontare sanzioni implacabili è un tema che si è un po'perso di vista, non per il Guardian per il Times che scrive la guerra della Russia contro l'Ucraina viene condotta quotidianamente in modo spietato con attacchi di droni e missili contro i civili.
Ma viene portata avanti anche attraverso una campagna organizzata di menzogne, la macchina della propaganda del regime di Vladimir Putin lavora instancabilmente per diffamare il governo ucraino, i suoi alleati e gli ideali della democrazia liberale. Il Times spiega di aver raccontato, attraverso un'inchiesta,
La storia di un gruppo di Fabula tori e leccapiedi dello stato russo, il cui compito di dedicare la propria vita questo ignobile obiettivo, il Regno Unito, come i suoi alleati, applica sanzioni contro molti membri di questo gruppo, ma queste sanzioni non sono abbastanza severe devono essere costantemente rafforzate.
Il presidente Putin sa che i media russi non lo ammetteranno mai in discussione, ma si limiteranno a riprodurre le sue affermazioni fraudolente secondo cui l'Ucraina non esiste e non ha un'identità reale.
Da questa influenza traggono spunti schiere di troll su internet che si intromettono anche nel lavoro giornalistico occidentale.
E pretende di apparire e pretendono queste schiere di apparire più neutrali, in realtà non fanno altro che diffonde le le falsità di Putin, per esempio, è assolutamente falso che chi va abbia organizzato persecuzioni contro le minoranze russofone nell'Ucraina orientale
Eppure questa menzogna è un refrain costante della propaganda russa.
I propagandisti ricevono enormi somme equivalenti a centinaia di migliaia di euro.
Il loro messaggio può apparire grezzo al delitto occidentale, ma alla fine passa tra le popolazioni, tra i cittadini europei i governi occidentali sono di fronte a un dilemma, come bilanciare la libertà di stampa con la libertà dell'Ucraina.
Ah e dell'Europa, ma in realtà non è un dilemma, perché i media russi la loro propaganda non sono giornalismo, diffondono inganni istigazione.
Xenofobia,
Le conclusioni del Times, il variegato esercito di bugiardi e servili propagandisti di Stato della Russia deve essere isolato, emarginato, sanzionato, ci fermiamo per oggi un buon ascolto su Radio Radicale.
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