08 SET 2026
intervista

Israele, il 7 ottobre al centro della campagna elettorale. Intervista a Sharon Nizza

INTERVISTA | di Roberta Jannuzzi - RADIO - 11:19 Durata: 23 min 10 sec
A cura di Guido Mesiti
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Sharon Nizza, giornalista freelance a Tel Aviv, fa il punto sulla campagna elettorale israeliana nel giorno in cui si chiude il deposito delle liste presso la Commissione elettorale centrale, a poco meno di due mesi dal voto per la Knesset del 27 ottobre.Sulle liste, la giornalista segnala che il Likud, il partito di destra di Benjamin Netanyahu, ha atteso l'ultimo momento: dopo le primarie il primo ministro disponeva di quattro posti bloccati da assegnare a sua discrezione e ha cercato per oltre un mese figure di profilo centrista, in particolare provenienti dall'esercito, incassando numerosi rifiuti.

Ha annunciato in mattinata la madre di Ran Gvili, il poliziotto ucciso il 7 ottobre 2023 il cui corpo è stato l'ultimo a essere restituito, e un ferito di guerra che ha perso entrambe le gambe, proveniente dal mondo degli insediamenti ma considerato una figura trasversale: due scelte simboliche, di persone alla prima esperienza politica.

Sul fronte opposto, Naftali Bennett e Yair Lapid, entrambi ex primi ministri, hanno sciolto la riserva presentando liste separate, mentre Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore alla guida del partito centrista Yashar, corre per conto proprio: secondo l'inviata a Tel Aviv le rivalità personali hanno impedito l'unione strategica di cui si è discusso per mesi.

Nel campo della destra, il nuovo partito del generale Ofer Winter, con l'arabo israeliano cristiano Yoseph Haddad al numero due, si presenta con una lista meno settoriale e sottrae voti al Sionismo Religioso di Bezalel Smotrich, che cerca alleanze dell'ultimo minuto per non restare sotto la soglia del 3,25%.

Sui sondaggi, in un sistema proporzionale puro nel quale servono 61 seggi per la maggioranza, la media colloca Yashar intorno ai 25 seggi e il Likud intorno ai 21 o 22.

La giornalista segnala anche il canale 14, filogovernativo e per questo spesso ignorato, che assegna a Netanyahu risultati migliori interpretando in modo diverso i flussi verso Bennett e Lapid, e ricorda che nel 2022 fu tra i più accurati.

Il dato rilevante è che nessuno dei due schieramenti raggiunge la soglia dei 61 seggi.

Le prospettive che ne derivano sono il ritorno alle urne, come nella sequenza di cinque tornate tra il 2019 e il 2022, oppure un governo di minoranza con appoggio esterno.

Tra i possibili aghi della bilancia l'inviata indica Ra'am, il partito islamista di Mansour Abbas, che ha presentato al numero due Yoav Segalovitz, ex alto funzionario di polizia, ebreo ashkenazita, su una piattaforma incentrata sul contrasto alla criminalità nella società araba e sull'inclusione degli arabi israeliani nell'esecutivo; poi alcuni piccoli partiti centristi intorno ai quattro o cinque seggi e i partiti ultraortodossi, disponibili a trattare con chiunque sulle loro rivendicazioni settoriali.

Una terza ipotesi, che Nizza giudica remota ma che corrisponderebbe alle aspettative dell'amministrazione Trump, è l'ampio governo nazionale di cui parla Netanyahu da mesi, che escluderebbe ultraortodossi e figure radicali come Itamar Ben Gvir, ma richiederebbe la caduta del veto delle opposizioni sulla persona del primo ministro.

Sui fronti aperti, la giornalista descrive due tregue formali, a Gaza e in Libano, con linee di demarcazione che limitano l'azione delle truppe israeliane e un meccanismo che riconosce a Israele, anche da parte americana, la possibilità di rispondere a minacce ritenute imminenti.

In Libano le operazioni proseguono nell'area a nord del fiume Litani, dove l'esercito libanese ha dichiarato completata la bonifica di una grande infrastruttura di comando di Hezbollah costruita in vent'anni con finanziamenti iraniani, e dove ancora ieri sono stati condotti bombardamenti israeliani.

In parallelo Israele ha rilasciato cinque detenuti libanesi in cambio di informazioni su un dossier degli anni Ottanta relativo ai leader della comunità ebraica libanese rapiti e uccisi, i cui corpi non sono mai stati ritrovati: una concessione limitata, spendibile davanti all'opinione pubblica israeliana, nel quadro della ripresa dei colloqui tra Israele e Libano previsti a Roma e rinviati a data da definire.

Il quadro complessivo, secondo la corrispondente, è che le soluzioni diplomatiche restino sospese in attesa dell'esito delle urne, mentre le azioni sul terreno proseguono: è stata realizzata, senza pubblicità, una nuova base militare a ridosso del valico di Kerem Shalom destinata a ospitare la forza internazionale di stabilizzazione, in primo luogo militari marocchini e ugandesi, che dovrà occuparsi del disarmo di Hamas.

Sul tema che secondo la giornalista domina il dibattito interno, insieme all'arruolamento degli ultraortodossi, e cioè la commissione d'inchiesta sul 7 ottobre che la legislatura uscente non ha istituito e che toccherà alla prossima Knesset, Nizza ricostruisce la rivelazione pubblicata oggi da Haaretz, anticipazione di un libro sui retroscena delle trattative per il rilascio dei 251 ostaggi.

Secondo quella ricostruzione una fonte dell'intelligence israeliana all'interno della Striscia, legata all'entourage di Mohammed Dahlan, oggi consigliere del presidente degli Emirati Arabi Uniti, riferì nel settembre 2023 che Yahya Sinwar aveva annunciato un terremoto se non fossero sbloccate le trattative in corso.

Il presidente emiratino fece riferire il messaggio allo Shin Bet e allertò Netanyahu; nella valutazione di sicurezza del 17 settembre non venivano indicati luogo e forma dell'azione, e il servizio interno riteneva che Hamas puntasse a impadronirsi della ricercatrice israeliana Elizabeth Tsurkov, rapita sei mesi prima in Iraq, per usarla come merce di scambio.

Fu suggerita l'eliminazione di Sinwar e il primo ministro chiese un piano, poi la questione si trascinò.

A fine settembre sarebbe arrivata la telefonata diretta del presidente emiratino, che l'ufficio del primo ministro smentisce nello stesso articolo.

La corrispondente ricorda che segnali analoghi erano giunti anche dall'intelligence egiziana, ma erano riferiti soprattutto alla Cisgiordania, e colloca l'episodio nel contesto del canale indiretto che il governo aveva aperto nel 2023 con Hamas per arrivare a una hudna, una tregua di lungo periodo: si discuteva di un parco industriale nel nord della Striscia presso il valico di Erez, di un aumento dei permessi di lavoro, della fornitura di gas e della riduzione delle restrizioni sui beni a duplice uso, in cambio della restituzione di due civili e dei corpi di due soldati e a fronte del rilascio di una trentina di prigionieri palestinesi, tra cui venti ergastolani.

La trattativa si era arenata a inizio settembre.

La giornalista collega la rivelazione all'intervista rilasciata la settimana scorsa da Sara Netanyahu, nella quale la moglie del primo ministro ha insinuato un interrogativo su Yair Golan, ex vice capo di stato maggiore e oggi leader dei Democratici, partito di sinistra nato dalla fusione tra Laburisti e Meretz e accreditato di circa undici seggi, chiedendo come mai fosse sul campo in divisa e armato quando il capo del governo non sapeva ancora nulla.

Golan quel giorno mise in salvo sei giovani del festival Nova, come molti altri israeliani che si mossero individualmente.

Secondo l'inviata quell'uscita ha rilanciato una teoria della cospirazione circolante sui social, secondo cui i vertici militari avrebbero deliberatamente evitato di svegliare il primo ministro; Netanyahu ha poi precisato che non vi fu alcun tradimento nell'esercito ma un grande fallimento, insistendo sul fatto che, se fosse stato avvertito quella notte, il disastro non sarebbe avvenuto.

Nizza osserva che i capi militari e dello Shin Bet, in almeno tre telefonate notturne, non allertarono né il primo ministro né il ministro della Difesa, e che la campagna elettorale ruota di fatto attorno a una domanda: se Netanyahu avesse saputo, avrebbe prevenuto il disastro.

Il senso della ricostruzione pubblicata oggi, conclude, è che il primo ministro qualcosa sapeva e che comunque l'intero sistema restò addormentato.

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