Sono intervenuti: Irene Testa (tesoriere del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito).
La registrazione audio ha una durata di 8 minuti.
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tesoriere del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito
Sabato scorso ad Anagni si è svolta la prima edizione del premio culturale nazionale donna d'Italia, un evento ideato da Roberto Zingaro e con il patrocinio del Comune di Anagni e destata tra i premiati è stata c'era anche la tesoriera del partito radicale, Irene Testa che abbiamo in collegamento,
Irene buongiorno buongiorno
Tutto agli ascoltatori.
Allora un premio.
Ovviamente per tutta la tua attività ricordiamo che Irene Testa e garante per i diritti dei detenuti in Sardegna, ma come gli ascoltatori di Radio Radicale ben sanno, la sua vita è dedicata ai diritti e ai diritti validi, ai diritti nelle carceri, no per cui questo Premio Irene grazie
Ma
Diciamo che era un premio, è stato un premio, diciamo dato a alcune donne che si sono distinte in alcuni settori, eccetera la cosa diciamo che mi ha fatto piacere il fatto che anche il carcere entrasse in qualche modo, diciamo in un contesto di questo tipo no, perché solitamente
Quell'argomento è un argomento che viene trattato sì tanto dagli addetti ai lavori, ma molto poco in contesti dove
So dove i temi diciamo da portare all'opinione pubblica sono solitamente altri.
Quindi questo questo mi ha fatto piacere, tanto più in un contesto dove si parlava prevalentemente
Del ruolo della donna, ma anche legato, diciamo ad esempio i femminicidi. La madrina della serata era Roberta Bruzzone. Chiaramente questi poi sono temi che che tratta, ma insomma, diciamo si è parlato molto anche di questo, quindi inserire il tema carceri in un contesto di questo tipo e anche per me, insomma, è stato ancora più difficile rispetto a un normale convegno dove si parla di queste tematiche, perché perché già
No, non c'è spesso, come dire.
Pietas nei confronti che non dovrebbe esserci, perché poi parliamo di diritti, no, ma nei confronti di chi sbaglia figuriamoci nei confronti di chi compie reati così gravi no, e quindi il collegamento che ho ritenuto di fare e che ritengo sia in realtà importante è che sia vero che si,
Producono norme, diciamo per in qualche modo salvaguardare le donne che sono vittime di femminicidio, ma la domanda è.
Abbiamo visto in questi mesi, in questi anni, tanti tanti provvedimenti, codici rossi, eccetera e che va bene, ma anche abbiamo visto che non è la soluzione e quindi c'è dietro tanto altro su cui lavorare e in primis la questione culturale, ma il carcere, che comunque è un tassello di queste di queste storie, quando finiscono in carcere queste persone che hanno compiuto questi reati, come reagisce il carcere a questo cosa fa lo Stato per fare in modo che queste persone comprendano innanzitutto quello che hanno fatto, ma soprattutto che non non lo ri commettano per abbassare la recidiva, per dare come dire a queste persone quantomeno un percorso di consapevolezza, no, poi faranno i conti con la legge, perché è chiaro, commettono dei reati ed è giusto che paghino per quello che hanno fatto. Io credo che il carcere non dia niente, fondamentalmente non lo dà
Neanche per chi è malato, per chi ha situazioni e reati bagatellari, figuriamoci se è in grado di darlo a chi compie questi reati, anche questo credo che sia sbagliato, no, perché in realtà noi abbiamo estremo bisogno di fare dei lavori.
E anche in carcere di questo tipo, no, perché noi non possiamo mettere una persona dentro un contenitore, a lasciarla lì, finisce di scontare la propria appena puoi esce e a che cosa è servito il carcere in questo in questo e in altri casi no, quindi diciamo che comunque questo è stato
Come dire,
Il mio intervento, naturalmente, poi anche sul fatto che.
In carcere noi abbiamo una platea di persone che è bene ribadirlo, che non vengono neanche considerate più persone, no, perché vengono considerati i delinquenti gente che non merita.
Neanche di essere difesa e neanche nominata, tantomeno è, come dire, viene accolta in maniera favorevole la figura di un garante che cerca di garantire non il reato, non la persona, perché non è questo il ruolo e la funzione del Garante, ma,
Di garantire il diritto anche di chi ha sbagliato proprio perché
Vivere in uno Stato di diritto significa anche far rispettare la legalità, là dove un'Amministrazione statale mantiene le persone che non hanno rispettato la legalità, ma è essa stessa, per molti versi e lo sappiamo illegale quindi noi che cosa stiamo insegnando a queste persone, che cosa
Do dove li stiamo mettendo, noi stiamo mettendo in un luogo dove l'istituzione fallisce fallimentare, no, e quindi che cosa può portare di buono una volta che questa persona uscirà da lì, che cosa può aver visto di legalitario dentro questi luoghi, se non delle forme di al contrario di diversa azione di di malessere di abbruttimento eh, no, non è questo quello che ci chiede uno Stato di diritto non è quello che chiede la Costituzione e quindi diciamo un noi lo facciamo col Partito radicale.
Come sai
è da sempre non mettere
Mettere al primo posto proprio il il diritto, e infatti è stata proprio la la frase di Di Marco che mi ha accompagnata anche in questo percorso ad Anagni che credo in una frase semplice come quello alla vita del diritto per il diritto alla vita ci sia dentro tanto delle battaglie radicali e tanto anche di ciò che dovrebbe essere preso anche
Dal legislatore, perché poi, fondamentalmente, se le nostre carceri vivono una situazione di questo tipo, è sicuramente perché il legislatore
Non ha coraggio e non ha probabilmente neanche, come dire, quella quella cultura intellettuale
Onestà da da consentirgli di legiferare in maniera tale che le cose non accontenti, non soltanto i mal di pancia della gente, che magari chiede più sicurezza, ma anche che che adempiano a ciò che invece la Costituzione, in modo chiaro e netto, ci indica.
Allora noi facciamo i complimenti per questo premio, Irene Testa, grazie grazie e buon lavoro.
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