Riccardo Fabiani, direttore del progetto Nord Africa dell'International Crisis Group, commenta le elezioni legislative marocchine del 23 settembre.
Il successo del Partito autenticità e modernità (PAM) era annunciato da settimane: le sue quotazioni sono salite quando a giugno si è saputo che il presidente della Federazione calcistica marocchina era entrato nel partito, un personaggio molto popolare, associato ai successi della nazionale e all'organizzazione dei Mondiali del 2030.
Il risultato conferma la maggioranza uscente, di cui il PAM faceva già parte; la differenza è che da secondo … diventa primo partito e guiderà il prossimo governo.
Tornano gli islamisti, sconfitti nel 2021, che hanno fatto campagna contro la normalizzazione dei rapporti tra Marocco e Israele e hanno puntato su Gaza, risalendo a quarto partito del paese.
Per l'analista il dato principale è però la forte astensione, segno del distacco tra le istituzioni elette e le preoccupazioni della popolazione.
Le istituzioni sono percepite come svuotate e incapaci di risolvere i problemi, perché il Marocco resta una monarchia non veramente costituzionale in cui le decisioni più importanti le prende il re; per molti marocchini le elezioni sono diventate uno spettacolo al quale è inutile partecipare.
Delle proteste della Generazione Z dell'autunno scorso, spiega il direttore di Crisis Group, resta molto poco: gli attivisti principali sono stati arrestati e processati, molti sono in carcere o scontano pene ridotte.
La repressione non è stata necessariamente durissima nelle pene, ma ha dato un segnale chiaro che il movimento deve finire e che il canale per esprimere il malcontento restano le istituzioni.
Il voto ha confermato lo scollamento tra i più giovani e queste istituzioni, che Fabiani definisce pseudodemocratiche o semidemocratiche: tra i 18 e i 24 anni ha votato circa il 9 per cento degli iscritti, e molto pochi si erano iscritti alle liste.
Non potendo riprendere la protesta, i giovani sono entrati in una fase di ritiro dall'impegno politico, che secondo l'analista può preludere a un ritorno alla protesta in altre forme nei prossimi anni ed è il principale punto interrogativo per il paese.
Sulla crisi di Ceuta di fine luglio, Fabiani parla di uno dei grandi misteri dello scenario marocchino.
L'inizio sembra spontaneo, con un coordinamento online attraverso gruppi Facebook e account TikTok, in risposta a una sentenza della Corte suprema spagnola secondo cui chi viene fermato in mare dalla Guardia civil non può essere rimandato immediatamente nel paese d'origine.
Resta invece poco chiaro il ruolo delle autorità marocchine quando 70-80.000 persone hanno attraversato il confine: se abbiano scelto di non ostacolare il movimento per evitare violenze, come sostiene la versione ufficiale di Rabat, o se lo abbiano facilitato per mandare un messaggio alla Spagna sulla sovranità di Ceuta e Melilla, le due enclave spagnole che i responsabili politici e i diplomatici marocchini continuano a rivendicare.
Secondo la stampa spagnola l'intelligence sospetta una partecipazione marocchina.
In ogni caso, conclude l'analista, per il Marocco è stato un disastro d'immagine, dal quale emerge come un paese poco affidabile, incapace di rispettare i patti sulle migrazioni con i partner europei.
Il successo del Partito autenticità e modernità (PAM) era annunciato da settimane: le sue quotazioni sono salite quando a giugno si è saputo che il presidente della Federazione calcistica marocchina era entrato nel partito, un personaggio molto popolare, associato ai successi della nazionale e all'organizzazione dei Mondiali del 2030.
Il risultato conferma la maggioranza uscente, di cui il PAM faceva già parte; la differenza è che da secondo … diventa primo partito e guiderà il prossimo governo.
Tornano gli islamisti, sconfitti nel 2021, che hanno fatto campagna contro la normalizzazione dei rapporti tra Marocco e Israele e hanno puntato su Gaza, risalendo a quarto partito del paese.
Per l'analista il dato principale è però la forte astensione, segno del distacco tra le istituzioni elette e le preoccupazioni della popolazione.
Le istituzioni sono percepite come svuotate e incapaci di risolvere i problemi, perché il Marocco resta una monarchia non veramente costituzionale in cui le decisioni più importanti le prende il re; per molti marocchini le elezioni sono diventate uno spettacolo al quale è inutile partecipare.
Delle proteste della Generazione Z dell'autunno scorso, spiega il direttore di Crisis Group, resta molto poco: gli attivisti principali sono stati arrestati e processati, molti sono in carcere o scontano pene ridotte.
La repressione non è stata necessariamente durissima nelle pene, ma ha dato un segnale chiaro che il movimento deve finire e che il canale per esprimere il malcontento restano le istituzioni.
Il voto ha confermato lo scollamento tra i più giovani e queste istituzioni, che Fabiani definisce pseudodemocratiche o semidemocratiche: tra i 18 e i 24 anni ha votato circa il 9 per cento degli iscritti, e molto pochi si erano iscritti alle liste.
Non potendo riprendere la protesta, i giovani sono entrati in una fase di ritiro dall'impegno politico, che secondo l'analista può preludere a un ritorno alla protesta in altre forme nei prossimi anni ed è il principale punto interrogativo per il paese.
Sulla crisi di Ceuta di fine luglio, Fabiani parla di uno dei grandi misteri dello scenario marocchino.
L'inizio sembra spontaneo, con un coordinamento online attraverso gruppi Facebook e account TikTok, in risposta a una sentenza della Corte suprema spagnola secondo cui chi viene fermato in mare dalla Guardia civil non può essere rimandato immediatamente nel paese d'origine.
Resta invece poco chiaro il ruolo delle autorità marocchine quando 70-80.000 persone hanno attraversato il confine: se abbiano scelto di non ostacolare il movimento per evitare violenze, come sostiene la versione ufficiale di Rabat, o se lo abbiano facilitato per mandare un messaggio alla Spagna sulla sovranità di Ceuta e Melilla, le due enclave spagnole che i responsabili politici e i diplomatici marocchini continuano a rivendicare.
Secondo la stampa spagnola l'intelligence sospetta una partecipazione marocchina.
In ogni caso, conclude l'analista, per il Marocco è stato un disastro d'immagine, dal quale emerge come un paese poco affidabile, incapace di rispettare i patti sulle migrazioni con i partner europei.
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