Tra gli argomenti discussi: Armi, Esteri, Germania, Guerra, Iran, Medio Oriente, Nato, Putin, Rassegna Stampa, Russia, Trump, Ucraina, Unione Europea, Usa.
La registrazione audio di questa puntata ha una durata di 15 minuti.
Rubrica
Conferenza stampa
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09:30, Montesilvano (PE)
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Un saluto gli ascoltatori di Radio Radicale oggi e venerdì 4 settembre. Questo è l'appuntamento con la rassegna della stampa internazionale a cura di David Carretta. Di cosa ci occuperemo quest'oggi? Innanzitutto, quella che Libération, sulla prima pagina di ieri, definiva l'altra guerra di Putin non solo contro l'Ucraina, ma anche e soprattutto contro l'Europa al-Amal. Moltiplicazione dei sabotaggi, degli attacchi, non solo ibridi ma anche cinetici, lo dimostra il fallito attacco contro l'aeroporto di Lipsia di inizio agosto. La Germania ha attribuito la responsabilità proprio alla Russia e leggeremo un editoriale da Libération dal titolo Ombre. E poi vi proporremo anche un altro editoriale, pubblicato da le Figaro o sulla guerra, che per l'appunto avanza, anche se sul campo di battaglia in Ucraina è sostanzialmente in stallo
Ci occuperemo poi d'Europa lo faremo con un commento pubblicato dal Financial Times firmato John Ganesh sulla crescita crescita che è questione di vita o di morte per l'Europa crescita economica, ma non per i soliti argomenti,
è l'unico modo. La crescita per finanziare la difesa di un continente che ha dei nemici mortali, sottolinea tra l'altro Ganesh infine, se avremo tempo, parleremo anche di Medio Oriente, la guerra di Trump in Iran e l'ordine americano.
In Medio Oriente che non esiste più, secondo Gil pari di le Monde, perché perché Donald Trump, con le sue scelte, è diventato fondamentalmente inaudibile. Nessuno lo ascolta più. Partiamo però dall'altra guerra di Putin, quella contro l'Europa come titolava ieri Libération sulla sua prima pagina accanto, una foto del leader russo e usiamo l'editoriale del quotidiano francese dal titolo ombre. Per molti leader autoritari la miglior difesa è l'attacco, scrive Libé
Questo principio Vladimir Putin lo ha sempre applicato alla lettera che sia attaccato realmente o che pretenda di esserlo
Da qualche tempo il presidente russo e chiaramente in una posizione di debolezza. Nonostante il vantaggio militare della Russia, il fronte in Ucraina non avanza, più di droni ucraini riescono a colpire raffinerie o magazzini commerciali in profondità nel territorio russo, talvolta fino in Siberia più di 1.000 soldati russi vengono uccisi o feriti ogni giorno il potere d'acquisto in Russia è in caduta libera. Insomma, Putin sta perdendo poco a poco la sua aura agli occhi della popolazione russa e lui lo sa, non gli piace e questo lo rende furioso. E allora che fa raddoppia la violenza, è una violenza frontale in Ucraina, dove decine di civili vengono uccisi ogni settimana da droni, areazione e i missili balistici difficili da contrastare, ma è anche una violenza periferica, con cyber attacchi e operazioni di destabilizzazione in Europa. In questo gioco, purtroppo, Vladimir Putin è molto bravo. Sottolinea Libération come il tafano spinge i suoi servizi ad agitarsi lasciando aleggiare l'ambiguità sull'origine del drone esplosivo trovato all'aeroporto di Lipsia in Germania o di quell'attacco informatico, una impresa della difesa oppure di quella presunta incursione aerea accidentale? L'idea di fondo, qual è seminare dubbi? Dividere gli europei, rafforzare l'estrema destra ovunque abbia la possibilità di sfondare, ad esempio in Sassonia, Anhalt, in Germania, domenica creare paranoia, insomma giocare con il fuoco fino all'esplosione. Questo interrogativo fa parte della minaccia ed è proprio questo che rende la risposta complicata come combattere un nemico nell'ombra senza rischiare di scatenare una ritorsione ancora più forte. E questo che al momento paralizza gli europei di cui i ministri degli Esteri si sono riuniti mercoledì a Dublino. Tutti sono d'accordo nel condannare la Russia e già questo è un passo, ma non hanno ancora trovato il modo giusto per schiacciare il tafano, così tra l'altro Libération nel suo editoriale di ieri, la guerra che avanza invece il titolo dell'editoriale, sempre di ieri, di le Figaro o altro giornale francese in cui si parla della situazione sul terreno, ma ovviamente anche della guerra di Putin all'Europa in più di quattro anni e mezzo, la guerra d'invasione dell'Ucraina da parte della Russia si è radicata nello spazio europeo come un dato quasi immutabile, allontanandosi poco a poco dal nostro campo visivo e dalla nostra coscienza
Eppure la guerra non smette di espandersi e di avvicinarsi.
Il campo di battaglia non è più limitato ai villaggi rasi al suolo nel Donbass, alle città ucraine private di luce e riscaldamento in inverno, e il campo di battaglia si estende da Kiev a Mosca e oltre, posizionando cittadini, infrastrutture su una nuova linea del fronte. Nel momento in cui la conquista territoriale stagna si muore come mai prima nelle strade, negli appartamenti, perfino nelle scuole dell'Ucraina, gli attacchi con droni e missili balistici oggi sono incessanti di giorno come di notte,
L'inizio dell'anno scolastico si svolge sottoterra, alle stazioni della metropolitana si riempiono ogni sera anche in Russia. I droni ucraini fanno sì che la popolazione,
Senta distintamente l'eco dell'operazione militare speciale di Vladimir Putin. Le raffinerie sono in fiamme, ci sono code alle stazioni di servizio ed è persistente la voce di una mobilitazione di 300.000 reclute dopo le elezioni legislative del 20 settembre. Tutto ciò mette Vladimir Putin sotto una rara pressione economica e politica, alimentando la sua paranoia.
La stanchezza e lo scoraggiamento a Kiev, la spossatezza e l'ansia Mosca non avvicinano nessuno alla vittoria. A questo punto, un senso di esaurimento reciproco può portare a due conclusioni. O che bisogna correre ancora più rischi militari e strategici, oppure che è il momento di negoziare una cessazione dei combattimenti. Per ora è la guerra che guadagna terreno. Mosca moltiplica gli attacchi ibridi contro gli alleati occidentali dell'Ucraina lo dimostrano i droni esplosivi scoperti all'inizio di agosto all'aeroporto di Lipsia in Germania, il direttore della Cia John Radcliffe
Ha dovuto fare un viaggio a Mosca per mettere in guardia il Cremlino dal lato ucraino. La minaccia di chiudere il cielo russo al traffico aereo civile, al potenziale di un'escalation,
In uno scontro che ha praticamente esaurito tutte le altre vie, questi espedienti non basteranno a spezzare il morale di una delle due nazioni, il rischio che il conflitto si estenda e quindi ancora più grande da qui l'urgenza di una tregua tregua, come quella proposta da Volodimir Zelenskij per fermare la FCU la fuga in avanti così tra l'altro lui Filho che giustamente ricorda che il presidente ucraino a chiedere da tempo un cessate il fuoco per poi avviare dei,
Negoziati, no, arriva sempre da Vladimir Putin, la sicurezza europea in gioco, di fronte a questa minaccia,
Che non è solo ibrida diciamolo
è reale o se l'attentato l'attacco di Lipsia avesse avuto successo, i danni sarebbero stati enormi e si moltiplicano le altre esplosioni in Germania,
Ce n'è stata una in Bulgaria ci sono stati sospetti per l'esplosione in una fabbrica di munizioni in Italia, anche se il ministro della Difesa ha negato il coinvolgimento russo. Ci sono i droni in Romania che arrivano sulle sponde quasi europee droni marittimi. Jalan Ganesh del Financial Times, ricordava,
Un principio
La crescita, la crescita economica è una questione di vita o di morte per l'Europa, perché perché è il solo modo per finanziare la difesa di un continente che ha nemici mortali?
Comincia così Ganesh, primo punto, l'Europa si è coperta di ridicolo negli anni 1990, convinta che fosse giunta la sua ora il continente avrebbe dovuto gestire la disgregazione della Jugoslavia senza gli Stati Uniti, il caos che ne è seguito, compresi i crimini di guerra, per cui Marco Ratko Mladić è stato condannato.
Ha smentito quella.
Quella previsione un po'presuntuosa secondo punto, quelli erano i bei tempi della serietà militare europea nel 1990 il Regno Unito spendeva al 4% del Pil, nella difesa alla Francia, il 2 8, la Germania al 2 e mezzo alla vigilia della guerra in Ucraina, cioè 2021 quelle percentuali erano scese rispettivamente al 2 1 1 9 1 3. Il numero di militari è crollato in tutti e tre paesi nel corso di questo periodo.
Insomma, il risultato è questo, se si uniscono i punti, i due punti per tornare a una situazione che era già negativa, cioè agli anni 90, durante i quali l'Europa era impotente di fronte alle atrocità lucani locali in Jugoslavia, i suoi principali Paesi devono aumentare la spesa per la difesa, ma come
A parte la Germania, nessuno può indebitarsi molto di più. Il debito pubblico del Regno Unito era intorno al 30% negli anni 90. Oggi il triplo nessuno può aumentare le tasse in modo significativo, a meno che non voglia deprimere economie già fiacche. Tagliare il Welfare scatenerebbe le proteste degli elettori. L'unica soluzione è la crescita crescita del Pil. In realtà, ogni politico europeo in buonafede dovrebbe avere un diagramma di flusso come sfondo del proprio smartphone. Crescita significa entrate fiscali, che significa spesa per la difesa. Fino a oggi l'argomento a favore della crescita era fondata su semplici ragioni economiche, senza crescita con il tempo. L'Europa sarebbe diventata sempre più povera, ma questo non è mai stato sufficiente per convincere gli elettori ad accettare sacrifici immediati come tagli al welfare o una minore tutela del lavoro. La prospettiva di un declino economico nazionale
Sembra sempre troppo lontana il punto di partenza troppo alto risultato, le riforme non hanno portato a nulla prima delle proposte di Mario Draghi bloccate nel dal 2024 c'era stata la famosa Agenda di Lisbona, lanciata nel 2000 le riforme che sono state attuate spesso si sono rilevate insostenibile dal punto di vista elettorale la Germania con Gerhard Schroeder lo sa bene.
Oggi l'argomento a favore della crescita e un altro scrive Gian Ganesh senza crescita. L'Europa non può fare la deterrenza contro i suoi nemici mortali, la questione economica è diventata in realtà una questione esistenziale e la politica potrebbe finalmente allinearsi a favore di riforme Epoque pro-crescita, come non accadeva da quasi mezzo secolo,
Difficilmente democrazie ricche mature possono attuare riforme dolorose, se non in una situazione di crisi.
Finora le hanno fatte solo in caso di crisi economica, ci sono i precedenti il salvataggio del Regno Unito da parte del Fondo monetario internazionale nel 1976, la stagflazione che aveva dato il via via poi al reaganismo, la rivolta dei mercati contro il governo di François Mitterrand in Francia parliamo degli anni 1980 la crisi della zona euro che ha spinto al cambiamento in Paesi come Grecia e Spagna non c'è nulla come una vendita massiccia di titoli di Stato per risvegliare anche il governo,
Più più sonno lento che si illude
In questo sistema funziona. La domanda è se la crisi geopolitica e se lo stimolo al cambiamento diventa la sopravvivenza nazionale, non solo il recupero di una prosperità perduta. In quel caso c'è un parallelo storico, quello della restaurazione Meiji g. Quando il Giappone si modernizzò velocità lampo per salvarsi dalla conquista o dalla sottomissione, riforme impensabili come l'industrializzazione, assunsero il carattere di una necessità patriottiche
Quello era un regime imperiale. La domanda è se gli europei, con il diritto di voto, faranno lo stesso collegamento tra crescita e sopravvivenza per spingerlo in quella direzione. I governi forse dovranno spiegare con franchezza la gravità della minaccia russa e le lacune nelle difese esistenti dell'Europa nell'Europa orientale e settentrionale. Gli elettori non hanno bisogno di queste spiegazioni. Altrove, però sì e i rischi sono enormi. In primo luogo, a mettere l'impreparazione di per sé è un rischio per la sicurezza
Inoltre, i partiti di estrema destra ne approfitteranno accusando l'élite di esagerare un problema per imporre cambiamenti alla popolazione. Lo si vede già in Germania, dove Afd potrebbe vincere le elezioni,
Sonia Anhalt. In questo clima, dire agli elettori che il dilemma è crescere o perire è temerario, ma l'alternativa per per i politici è non dire nulla, e allora saranno gli eventi a fare tutto il lavoro. Secondo il governo tedesco, la Russia, dietro l'attacco a Lipsia, prima o poi un evento nella zona grigia diventerà troppo evidente per essere ignorato. Se la minaccia è seria, allora il pubblico se ne accorgerà. A quel punto, anche il più ottuso capirà la necessità della crescita economica e Vladimir Putin avrà ottenuto ciò che Draghi non è riuscito a fare, così c'erano in Ganesh. Sul Financial Times ci fermiamo una buonanotte chi ci ascolta a mezzanotte, una buona giornata, a chi ci ascolta alle 6:55 del mattino
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