Il Consiglio dei ministri ha approvato giovedì 24 settembre il decreto sulla scuola, che conterrebbe il divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto.
Il testo definitivo non è ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale e non nomina il velo, ma il governo ha presentato la misura come uno stop al niqab e al burqa.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva annunciato il divieto domenica 20 settembre dal palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, il movimento giovanile di Fratelli d'Italia.
Ne abbiamo parlato con Renata Pepicelli, professoressa di Islamistica e … di Storia dei paesi islamici all'Università di Pisa.
La studiosa ha spiegato che in Italia il niqab, il velo che copre il volto lasciando scoperti solo gli occhi, è molto minoritario tra le comunità musulmane, e che si trova soprattutto tra famiglie provenienti dal Bangladesh e dal Pakistan, molto raramente nella diaspora araba.
Del burqa, il velo con una grata davanti agli occhi imposto dai talebani alle donne afghane, ha detto di non aver mai avuto notizia certa nel nostro Paese.
Sulle giovani musulmane nate o cresciute in Italia, che ha studiato sul campo, la professoressa ha osservato che bisogni, desideri e condizioni di vita non sono lontani da quelli delle coetanee di famiglia italiana.
Ha sottolineato che l'Islam è molto plurale al suo interno, che contano i Paesi di origine delle famiglie e le storie personali, e che anche sul velo le situazioni vanno dalla scelta personale, condizionata o meno dal contesto familiare, all'imposizione.
Sui numeri, Pepicelli ritiene che le ragazze con il niqab a scuola siano pochissime e che le cifre circolate non corrispondano alla realtà.
Secondo la docente, prima di intervenire con una norma sarebbe stato utile un censimento presso i dirigenti scolastici, per capire quante siano le ragazze, da che età portino il velo e come avvenga l'identificazione.
Ha ricordato che anche tra le donne che si velano integralmente è diffusa l'accettazione dell'obbligo di scoprire il volto quando viene richiesta l'identificazione.
Sulla Francia, la professoressa ha distinto i due divieti.
Quello del 2004 sul velo a scuola, che lascia il volto scoperto, ha diviso il Paese e ha creato risentimento in una parte della popolazione musulmana, che si è sentita chiamata a scegliere tra fedeltà all'Islam e fedeltà alla Francia.
Molte ragazze scese in piazza contro quel divieto indossavano come velo la bandiera francese.
Nel collegamento da Bruxelles, David Carretta ha presentato la riunione dei ministri della Difesa dell'Unione europea, convocata mentre si moltiplicano gli attacchi ibridi russi contro il territorio europeo.
I ministri discutono di come rispondere a livello europeo senza sovrapporsi alla Nato.
L'Alta rappresentante Kaja Kallas ha annunciato lo sblocco di 6,6 miliardi di euro dello Strumento europeo per la pace, fermi per più di tre anni per il veto dell'Ungheria di Viktor Orbán: 4,7 miliardi andranno a rimborsare i Paesi che hanno ceduto armi all'Ucraina, un miliardo ad acquisti congiunti e 900 milioni alla missione europea di addestramento dell'esercito ucraino.
Kallas propone inoltre che gli Stati che hanno intercettori Patriot nei propri arsenali li cedano subito a Kiev, ricevendoli in seguito con gli ordini finanziati dal prestito europeo.
Carretta ha infine riferito del rapporto dell'Agenzia europea per la difesa: la spesa militare cresce, ma secondo un passaggio evidenziato da Reuters i piani nazionali non bastano a colmare le lacune nella difesa aerea e missilistica, nelle forze navali, nelle munizioni e nei droni.
Il testo definitivo non è ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale e non nomina il velo, ma il governo ha presentato la misura come uno stop al niqab e al burqa.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva annunciato il divieto domenica 20 settembre dal palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, il movimento giovanile di Fratelli d'Italia.
Ne abbiamo parlato con Renata Pepicelli, professoressa di Islamistica e … di Storia dei paesi islamici all'Università di Pisa.
La studiosa ha spiegato che in Italia il niqab, il velo che copre il volto lasciando scoperti solo gli occhi, è molto minoritario tra le comunità musulmane, e che si trova soprattutto tra famiglie provenienti dal Bangladesh e dal Pakistan, molto raramente nella diaspora araba.
Del burqa, il velo con una grata davanti agli occhi imposto dai talebani alle donne afghane, ha detto di non aver mai avuto notizia certa nel nostro Paese.
Sulle giovani musulmane nate o cresciute in Italia, che ha studiato sul campo, la professoressa ha osservato che bisogni, desideri e condizioni di vita non sono lontani da quelli delle coetanee di famiglia italiana.
Ha sottolineato che l'Islam è molto plurale al suo interno, che contano i Paesi di origine delle famiglie e le storie personali, e che anche sul velo le situazioni vanno dalla scelta personale, condizionata o meno dal contesto familiare, all'imposizione.
Sui numeri, Pepicelli ritiene che le ragazze con il niqab a scuola siano pochissime e che le cifre circolate non corrispondano alla realtà.
Secondo la docente, prima di intervenire con una norma sarebbe stato utile un censimento presso i dirigenti scolastici, per capire quante siano le ragazze, da che età portino il velo e come avvenga l'identificazione.
Ha ricordato che anche tra le donne che si velano integralmente è diffusa l'accettazione dell'obbligo di scoprire il volto quando viene richiesta l'identificazione.
Sulla Francia, la professoressa ha distinto i due divieti.
Quello del 2004 sul velo a scuola, che lascia il volto scoperto, ha diviso il Paese e ha creato risentimento in una parte della popolazione musulmana, che si è sentita chiamata a scegliere tra fedeltà all'Islam e fedeltà alla Francia.
Molte ragazze scese in piazza contro quel divieto indossavano come velo la bandiera francese.
Nel collegamento da Bruxelles, David Carretta ha presentato la riunione dei ministri della Difesa dell'Unione europea, convocata mentre si moltiplicano gli attacchi ibridi russi contro il territorio europeo.
I ministri discutono di come rispondere a livello europeo senza sovrapporsi alla Nato.
L'Alta rappresentante Kaja Kallas ha annunciato lo sblocco di 6,6 miliardi di euro dello Strumento europeo per la pace, fermi per più di tre anni per il veto dell'Ungheria di Viktor Orbán: 4,7 miliardi andranno a rimborsare i Paesi che hanno ceduto armi all'Ucraina, un miliardo ad acquisti congiunti e 900 milioni alla missione europea di addestramento dell'esercito ucraino.
Kallas propone inoltre che gli Stati che hanno intercettori Patriot nei propri arsenali li cedano subito a Kiev, ricevendoli in seguito con gli ordini finanziati dal prestito europeo.
Carretta ha infine riferito del rapporto dell'Agenzia europea per la difesa: la spesa militare cresce, ma secondo un passaggio evidenziato da Reuters i piani nazionali non bastano a colmare le lacune nella difesa aerea e missilistica, nelle forze navali, nelle munizioni e nei droni.
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