Claudia Gazzini, analista per la Libia dell'International Crisis Group, commenta gli ultimi sviluppi della crisi libica.
Il paese è diviso dal 2014 tra il governo di Tripoli del primo ministro Abdul Hamid Dbeibah, riconosciuto dalle Nazioni Unite, che controlla l'ovest, e le forze del generale Khalifa Haftar, che controllano l'est e il sud, ciascuno con un proprio parlamento.
Il 30 agosto a Tripoli, con la mediazione dell'Onu, le due parti hanno firmato un accordo che prevede elezioni presidenziali e legislative entro due anni.
Il testo deve ora essere approvato dai due parlamenti, i cui … presidenti però si sono incontrati il 10 settembre ad Ankara, con la mediazione turca, e hanno rilanciato un proprio percorso verso il voto.
In parallelo gli Stati Uniti trattano un accordo di spartizione del potere tra i due campi.
L'analista ricorda che in Libia non si vota dal 2014 per le dispute sul quadro elettorale, sul tipo di elezioni e su chi possa candidarsi.
Secondo Gazzini, l'accordo del 30 agosto è un nuovo capitolo di questa contesa.
Risolve alcune questioni aperte da anni: ammette alla presidenza i candidati con doppia cittadinanza, a patto che rinuncino a quella straniera quando entrano in carica, e stabilisce che i militari possono votare ed essere eletti.
L'esperta osserva però che l'accordo è stato sottoscritto soltanto da quattro rappresentanti per parte, di Dbeibah e di Haftar, e non dai rispettivi parlamenti.
Aggiunge che il testo contiene condizioni difficili da accettare.
Subordina le elezioni alla previa unificazione dei due governi, senza stabilire come avverrà, chi guiderà il nuovo esecutivo e dove avrà sede.
Reintroduce inoltre per le elezioni parlamentari la legge elettorale del 2014, diversa da quella concordata dall'ultima commissione dei due parlamenti, che dava più spazio ai partiti.
Per questo l'analista prevede contestazioni sia dalle assemblee sia dai gruppi politici esclusi dai negoziati.
Sull'iniziativa americana, a cui ha dedicato un rapporto per l'ICG, Gazzini spiega che l'inviato di Trump per l'Africa e il mondo arabo, Massad Boulos, ha avviato circa un anno fa, a Roma, colloqui segreti tra rappresentanti di Tripoli e di Bengasi per unificare i due governi prima delle elezioni.
Secondo quanto ricostruito dall'ICG, Dbeibah resterebbe primo ministro e Saddam Haftar, figlio e vice del generale nel comando militare, diventerebbe presidente.
L'esperta giudica la proposta problematica per un paese in cui le milizie di Tripoli hanno combattuto a lungo contro le forze di Haftar.
Riferisce che diversi gruppi e personalità dell'ovest hanno detto in privato che vi si opporrebbero, anche con le armi.
L'analista definisce l'accordo ingenuo e superficiale, perché cristallizza il potere nelle mani dei due uomini e lascia irrisolti il comando militare supremo e la sede del futuro governo.
A suo avviso il negoziato appare impantanato e viene percepito dai libici come un'intesa di potere tra le due famiglie.
Quanto ai presidenti dei due parlamenti, Gazzini spiega che le assemblee sono escluse dai negoziati sull'unificazione e si considerano garanti della legalità, per cui vogliono che ogni percorso elettorale passi da loro.
L'ICG si aspetta che siano proprio le assemblee a esprimere un'opposizione all'accordo, non in modo aperto ma attraverso cavilli legali, comunicati e proposte alternative, perché in Libia nessuno vuole essere accusato di bloccare il processo politico o rischiare sanzioni.
Sull'Italia, l'esperta osserva che Roma sostiene ufficialmente l'iniziativa americana con riserve, perché teme un ritorno al conflitto.
Non svolge una mediazione diretta ma facilita gli incontri tra le parti, ospitandoli sul proprio territorio.
Secondo l'analista, al momento non c'è una guerra attiva tra i due campi, ma episodi di violenza e di sabotaggio sono ricorrenti.
Tra fine agosto e inizio settembre diversi attacchi con droni hanno colpito depositi di carburante nell'ovest, provocando incendi, e a ovest di Tripoli si verificano scontri occasionali tra milizie.
Per tutta l'estate, inoltre, la popolazione ha avuto elettricità per poche ore al giorno e ha sofferto carenze d'acqua, in un paese ricco di risorse.
Il paese è diviso dal 2014 tra il governo di Tripoli del primo ministro Abdul Hamid Dbeibah, riconosciuto dalle Nazioni Unite, che controlla l'ovest, e le forze del generale Khalifa Haftar, che controllano l'est e il sud, ciascuno con un proprio parlamento.
Il 30 agosto a Tripoli, con la mediazione dell'Onu, le due parti hanno firmato un accordo che prevede elezioni presidenziali e legislative entro due anni.
Il testo deve ora essere approvato dai due parlamenti, i cui … presidenti però si sono incontrati il 10 settembre ad Ankara, con la mediazione turca, e hanno rilanciato un proprio percorso verso il voto.
In parallelo gli Stati Uniti trattano un accordo di spartizione del potere tra i due campi.
L'analista ricorda che in Libia non si vota dal 2014 per le dispute sul quadro elettorale, sul tipo di elezioni e su chi possa candidarsi.
Secondo Gazzini, l'accordo del 30 agosto è un nuovo capitolo di questa contesa.
Risolve alcune questioni aperte da anni: ammette alla presidenza i candidati con doppia cittadinanza, a patto che rinuncino a quella straniera quando entrano in carica, e stabilisce che i militari possono votare ed essere eletti.
L'esperta osserva però che l'accordo è stato sottoscritto soltanto da quattro rappresentanti per parte, di Dbeibah e di Haftar, e non dai rispettivi parlamenti.
Aggiunge che il testo contiene condizioni difficili da accettare.
Subordina le elezioni alla previa unificazione dei due governi, senza stabilire come avverrà, chi guiderà il nuovo esecutivo e dove avrà sede.
Reintroduce inoltre per le elezioni parlamentari la legge elettorale del 2014, diversa da quella concordata dall'ultima commissione dei due parlamenti, che dava più spazio ai partiti.
Per questo l'analista prevede contestazioni sia dalle assemblee sia dai gruppi politici esclusi dai negoziati.
Sull'iniziativa americana, a cui ha dedicato un rapporto per l'ICG, Gazzini spiega che l'inviato di Trump per l'Africa e il mondo arabo, Massad Boulos, ha avviato circa un anno fa, a Roma, colloqui segreti tra rappresentanti di Tripoli e di Bengasi per unificare i due governi prima delle elezioni.
Secondo quanto ricostruito dall'ICG, Dbeibah resterebbe primo ministro e Saddam Haftar, figlio e vice del generale nel comando militare, diventerebbe presidente.
L'esperta giudica la proposta problematica per un paese in cui le milizie di Tripoli hanno combattuto a lungo contro le forze di Haftar.
Riferisce che diversi gruppi e personalità dell'ovest hanno detto in privato che vi si opporrebbero, anche con le armi.
L'analista definisce l'accordo ingenuo e superficiale, perché cristallizza il potere nelle mani dei due uomini e lascia irrisolti il comando militare supremo e la sede del futuro governo.
A suo avviso il negoziato appare impantanato e viene percepito dai libici come un'intesa di potere tra le due famiglie.
Quanto ai presidenti dei due parlamenti, Gazzini spiega che le assemblee sono escluse dai negoziati sull'unificazione e si considerano garanti della legalità, per cui vogliono che ogni percorso elettorale passi da loro.
L'ICG si aspetta che siano proprio le assemblee a esprimere un'opposizione all'accordo, non in modo aperto ma attraverso cavilli legali, comunicati e proposte alternative, perché in Libia nessuno vuole essere accusato di bloccare il processo politico o rischiare sanzioni.
Sull'Italia, l'esperta osserva che Roma sostiene ufficialmente l'iniziativa americana con riserve, perché teme un ritorno al conflitto.
Non svolge una mediazione diretta ma facilita gli incontri tra le parti, ospitandoli sul proprio territorio.
Secondo l'analista, al momento non c'è una guerra attiva tra i due campi, ma episodi di violenza e di sabotaggio sono ricorrenti.
Tra fine agosto e inizio settembre diversi attacchi con droni hanno colpito depositi di carburante nell'ovest, provocando incendi, e a ovest di Tripoli si verificano scontri occasionali tra milizie.
Per tutta l'estate, inoltre, la popolazione ha avuto elettricità per poche ore al giorno e ha sofferto carenze d'acqua, in un paese ricco di risorse.
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