Sono stati discussi i seguenti argomenti: Libro.
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Ora allora, buonasera, buonasera, a tutte e tutti, come usa dire adesso e sono molto.
Felice di questa opportunità di questa occasione.
Di incontro di conversazione a partire dall'ultimo libro di Antonello Capurso, la Repubblica degli insulti.
Che è un libro che, insomma, che che che porta a compimento, ma probabilmente potrà avere sia potrà arricchire di nei nuovi capitoli un lavoro che Antonello della sua storia, di giornalista di scrittore e anche di di di notista parlamentare, non solo porta avanti da tantissimo tempo con noi ovviamente oggi questa quest'oggi avremo abbiamo il privilegio di avere il presidente Massimo d'Alema,
Eh eh, insomma, al presidente d'Alema papà basta la parola, come si dice e ecco e Deborah Bergamini, che vicesegretaria di Forza Italia e responsabile Esteri, Forza Italia e anche per lei non c'è, non ci sono presentazioni sufficienti, ecco, diciamo così, purtroppo credo che sia venuto meno caduto sul sul lavoro,
In senso buono, Stefano Folli, che che era previsto in scaletta, e quindi mi tocca oltre che fare una così saluto e benvenuto a tutte e tutti voi al Senato, anche fare un po'passare un po'la palla, ma insomma qua Antonello sì.
C c c c guiderà, io avevo semplicemente delle delle suggestioni, così neanche delle provocazioni, figurarsi a partire dal dal libro, ovviamente, che è una genealogia dell'insulto nella politica, dai tempi dei Greci fino a Vannacci, ecco, diciamo così è già la già la copertina con Cavour Meloni Schlein racconta questo questo,
La latitudine di questo lavoro, che si concentra in particolare, ma non solo, tra l'8 e il 900 italiano, molto Parlamento che vediamo alle nostre spalle quando il Parlamento era il luogo principe del confronto politico e dunque anche della dell'insulto dell'invettiva dell'improperio.
E dentro c'è, anche se vogliamo una questione che ha a che vedere con la rappresentanza, cioè rappresentare poi vuol dire portare nelle nelle aule di vellutati un piene di velluto del Parlamento anche la, la la, la forza de del popolo, anche una forza popolare mi chiedo insomma cioè diciamo non c'è soltanto l'insulto che noi siamo abituati a conoscere come degradazione della politica come grado zero, tra l'altro Antonello è situa lo zero termico dell'insulto con il vaffa,
Di del Movimento 5 Stelle di Grillo come se fosse in quale, come se facesse catastrofe su un movimento la cui parola d'ordine era già un insulto, tutto il racconto che lui fa in questo libro, ecco però, oltre a il degrado della politica che non articola che non pensa che non riflette che non conversa che non rispetta,
E non si confronta, non si misura, c'è anche un'altra, un'altra questione che è quella dell'invettiva, cioè quella del parlar chiaro a un certo punto Antonello all'inizio, dice che nel nel discorso pubblico, nel discorso politico greco una delle modalità diciamo dei timbri dei toni del discorso pubblico in Grecia era la parresia,
Il parlar franco, il parlar, ovvero il dire la verità, il parlare no, un tempo si sarebbe detto senza peli sulla lingua ed era una modalità della conversazione pubblica, quindi anche un di un discorso di parresia è un discorso politico.
E il confine, il limite tra l'insulto e l'invettiva, insomma, sta un po'anche nello spirito dei tempi, diciamo così, parto da da da da una considerazione che poi, insomma, condivido con voi e cioè se oggi l'intelligenza artificiale non ci farà rimpiangere gli anni felici, l'età dell'oro, dell'insulto e dell'invettiva, qui scorrendo il Digesto di di di di insulti che, Antonello circostanzia racconta, insomma, ci sono scambi che sono fenomenali, no, ce n'è, c'è un passaggio nel 1906 tra deputato sia felice, Santini, un altro parlamentare che si chiama Ferri, cioè fare
Lei è un prete, lei un vigliacco e lei è un affarista incosciente, difensore di conclusionali, farabutto, carogna, carogna, foderata, di farabutto, dice Fanti Ferri, le sputo sul viso, a un certo punto inopinato, interviene Giolitti, signori e Ferri, fissando in così dire Giolitti taccia lei, banca romana, quindi siamo proprio qua, siamo in 1906, quindi diciamo e ce ne sono tanti che Pajetta che si getta nella mischia a fare a botte in Parlamento, proprio issandosi sullo scranno. Immagino che il presidente d'Alema potrà raccontarci qualche cosa anche della della, diciamo, della compassata del compassato stile del partito comunista, che insomma invece faceva della del nord, del self restraint no, della del del controllo dell'autocontrollo, una cifra
è importante della del della sua azione pubblica, però ecco, diciamo in questo contesto, oggi noi siamo nel nell'epoca dell'intelligenza artificiale in cui proprio in queste ore abbiamo visto forse l'ultimo episodio che è quello legato, diciamo così, ah, la Sottosegretaria Matilde Siracusano, spogliata dai social del generale Vannacci, credo immagino, e anche questo è abbastanza. Insomma, diciamo esemplificativo di più, di un modo di ragionare, credo, per colpire il marito. Siccome si vota a Reggio Calabria, adesso, credo che tra l'altro vincerà il candidato di centrodestra Aosta, vincendo il candidato del centrodestra, li va be'adesso, ve la faccio breve, si è candidato un ex di Forza Italia con Vannacci, quindi il centrodestra diviso in due c'è un candidato, il centrosinistra, va bene
Credo per colpire, immagino nella testa e Vannacci, però, insomma, non è un esercizio insomma portante, voglio colpire il presidente della Regione Calabria, colpisco la moglie e quindi prendo una foto in cui c'è una persona che fa molto onorevolmente con grande riguardo con grande rispetto a un grande stima condiviso il suo lavoro e viene un po'spogliata perché così non lo so cosa si vuole suggerire.
Cioè non voglio pensarlo, però ecco, diciamo, la frontiera è questa dell'insulto, non c'è bisogno neanche di dire nulla show don't tell, come si dice, come dicono i giornalisti non glielo mostro, lo lo lo faccio capire, lo insinuò insomma, quello che un tempo si faceva nel Transatlantico con i veleni sussurrati all'orecchio, il giornalista adesso stanno su Instagram o su X, ed è un modo di allora. Mi chiedevo anche una riflessione comune se voi lo ritenete su
Come l'intelligenza artificiale impatterà nella e sulla Repubblica degli insulti, poi, per carità, episodi i parlamentari ce ne sono di tutti i colori per fatto personale, mi una volta stavo per venire alle mani con un sottosegretario di Fratelli d'Italia, perché urla perché c'era uno della Lega che parlava su un provvedimento e io gli urlavo condoni,
E uno si è alzato fuor di Fratelli d'Italia, pensava di dicessi Cogliani e quindi mi voleva menare s'è alzato e mi è venuto contro ora, siccome io sono i Balduina, ci siamo insomma, non è che sono proprio tutto, quindi ci siamo quasi sconforto scontrati quindi io faccio la figura di essere una persona maleducata, quello di una guest ascolti non sente bene, insomma condoni, manca questo episodio, condoni guaglioni che comunque aveva una sua,
Forza icastica, dopodiché dopodiché viviamo in un contesto che è quello di Trump, no
A proposito di parresia e di dire la verità, il suo social si chiama truffa, verità, quello che dico, la verità è quello che dico io.
Capotavola si sarebbe detto una volta, ma insomma, comunque la verità è quello che dico io, queste truffe e Trump è Trump, quindi viviamo in un contesto internazionale in cui l'estremizzazione, l'insulto seriale, il nomignolo, la presa in giro fisica,
Il pane quotidiano dei delle sue conferenze stampa, no alla giornalista, quella la chiama picchi che si avvicina, tu non puoi fare, insomma
E sappiamo anche le conseguenze di questa estremizzazione del discorso pubblico, perché il caso di Charlie Kirk, il Caso Cherchi, né negli Stati Uniti racconta anche questo, quali sono i confini del parlar chiaro, quali sono i confini della del del, diciamo così della di un discorso pubblico.
Ho composto, c'è una responsabilità delle parole che noi sappiamo sappiamo bene, ma questo è l'Environment, questo è l'ambiente nel quale noi viviamo, vado a chiudere queste mie strampalate considerazioni, le domande sono un po'sempre le stesse, in che modo noi sterilizziamo questa violenza è giusto o sbagliato un po'quando ce vò, ce vò, come si dice a Roma, un po'però attenzione, perché poi è un piano inclinato è possibile imporre un'ecologia della parola in politica ed è auspicabile che magari invece mettere le braghe al discorso pubblico poi,
Può provocare invece una violenza che scoppia altrove. Adesso non dico che è bene che i parlamentari facciano a botte in aula e se questo drena la violenza nel nel nella nostra società, però
Diciamo, è una questione di di di di bilanciamento, è possibile un disarmo bilanciato, destra, sinistra, centro, quel che le su questo terreno che è comune in tutto il mondo e l'Inghilterra in Francia, dappertutto succede quello che succede a noi, perché noi, se no, siamo sempre portati uno a rimpiangere i bei tempi in cui e qui Antonello ci dice che non ci non esistono bei tempi in cui però, insomma che degrado come siamo caduti in basso come è scaduto il discorso pubblico, eccetera eccetera, dall'altra c'è è però in Inghilterra come se fosse sempre Wimbledon, è però in Francia e la grande Renno, invece siamo sempre nel nel Brago,
No, la volgarità. Purtroppo, come avrebbe detto Nanni Moretti, ha trionfato ancora una volta io chiudo io volevo chiedere anche
Diciamo ah ah, al alla mia parte diciamo così alla sinistra e lo chiedo anche, ovviamente, a Deborah che diciamo adesso la dico male è del partito di Forza Italia, del partito di Silvio Berlusconi.
Cioè l'uomo che ha segnato con forza un cambio di comunicazione, di comunicazione diretta e anche, insomma, un certo gusto, diciamo così, della della non dico dell'invettiva, ma, insomma, non era uno che le mandava a dire no e da tutti i punti di vista, a volte ci sono anche parole che semanticamente, non sono degli insulti, ma che hanno assunto questo significato degli anni ruggenti di Berlusconi comunista, che non è un insulto, anzi, penso sia un titolo di merito, però era usata almeno come il fascista, dalla parte della sinistra nei confronti dell'altra parte. Insomma, quindi oggi magari ce ne sono, ce ne sono altri, ma mi chiedo invece nella parte nostra, se siamo sempre quelli che vogliono fare i più puritani, se siamo sempre quelli che fanno un po', insomma sulla falsariga di del del discorso di sventurato di Bonaccini qualche qualche qualche settimana fa, cioè l'idea che insomma noi dobbiamo avere più controllo, dobbiamo essere insomma, più
Elevati più forbiti più articolati. No, questo gusto della complessità che la sinistra spesso accarezza e del della quale si gloria come come una medaglia concludo. Volevo insomma in qualche modo dire che bisogna fare attenzione all'insulto, all'invio all'insulto. Bisogna fare attenzione a una qualità per un semplice banale questione di responsabilità nei confronti degli altri, però attenzione anche al carattere nostalgico della critica alla volgarità, appunto nostalgia di un tempo che non è mai esistito, ho nostalgia di o di una morale e di un'etica che che invece poi magari è negletta da noi stessi e che quindi invece può essere che è foraggi alimenti, nutra invece esattamente il così, il demone umano umanissimo dell'insulto, della mancanza di rispetto dell'altro, fondamentalmente anche della mancanza di rispetto della politica nei suoi confronti, chiuso questo inutile visto e confuso pistolotto
Faccio la parte del moderatore e, se posso, chiederei a Deborah Bergamini
Ah, non solo ai quali considerazioni e riflessioni abbia fatto a partire dal libro di Antonello, ma ti farei una domanda, debbono usciamo da insomma dalla dalla formalità.
Siamo condannati all'insulto perché è un eterno ritorno dell'uguale, perché c'è sempre chi fa parte la dimensione umana, il temperamento e non solo anche quello sistemico, abbiamo visto il Movimento 5 Stelle oppure c'è un altro modo possibile che non siano Ostalgie o che non sia, diciamo così un po'pulita un po'ipocrita di fare politica diversamente chiudo scusami ti faccio un esempio che per me è abbastanza luminoso.
Collaborato per tanti anni con Paolo Gentiloni, che certo non è una parola, che non è una persona, una persona, forse una riflessione più aliene a un tipo.
Politica no sanguigna all'invettiva, ma mi è capitato una volta di accompagnarlo in una visita quando era presidente del consiglio, certo punto non mi ricordo per quale tornante politico una signora che stava lì esce fuori e gli grida dice Gentiloni, chiedo scusa, tiri fuori con gli uni Paolo che Roma incarnata la guarda e fa qui, ecco, diciamo che,
Anche questo è sembrato il judo più formidabile rispetto a una certa, diciamo così, voracità della richiesta e forza alla richiesta a te la parola.
Grazie grazie, Filippo grazie perché fai delle considerazioni.
Mai banali e visto che qui stiamo parlando di parole,
È bello che tu ne abbia rispetto, come ha dimostrato anche nella tua presentazione e allora, nel leggere il libro di Antonello, Antonello vecchio amico cronista di lunghissimo corso genitore di cronista e.
E a sua volta io ho so, ho provato.
Un senso di frustrazione, un senso di familiarità, tutte e due,
La familiarità e perché, ripercorrendo veramente dall'oratoria greca, fino a fino a ieri, quello che accadeva nei consessi democratici che accade tutt'oggi.
Riscontro che l'essere umano non cambia mai è sempre uguale a se stesso, magari cambia, cambiano un pochino neanche troppo le forme, ma l'essere umano.
Alla sua natura e la sua natura non cambia. Non so se questo è consolatorio o inquietante, ma è un fatto e dal libro di Antonello emerge chiaramente la frustrazione l'ho provata perché io sono in Parlamento da quasi 19 anni
Consecutivi
Quindi sono una Cariatide del Parlamento italiano e devo dire che non ho mai offeso nessuno, non ho mai esercitato un'invettiva, si oddio un pochino con Toninelli me la sono presa una volta, devo dire la verità però era un'eccezione, ho provato a coltivare la possibilità che si potesse come si dice ora la parola decaBDE Playing no disaccoppiare invettiva dalla politica.
Dalla politica parlamentare, perché di questo si parla qua.
Per vedere se potesse funzionare, e la risposta è no non può funzionare, non si può fare politica senza invettiva, perché la politica.
Anche se sei, come io credo, di essere di ottimo carattere, una persona piuttosto.
Ragionevole non.
Però chiede l'invettiva, perché la politica è appartenenza, ora non confondiamo qui parliamo di appartenenze risorgimentali, appartenenze post guerra ai Mondiali, dove gli scontri avevano portato con sé la firma del sangue tanto versato, noi oggi siamo in un altro momento storico, abbiamo accarezzato, conosciuto ottant'anni di pace e quindi il sapore dell'invettiva è diverso perché le motivazioni,
Le storie di quell'invettiva sono molto diverse, Antonello situa alla metà degli anni 70 la nascita della politica spettacolo, perché secondo me è la vera, il vero fatto è la differenza fra la politica e la politica spettacolo che nasce con la televisione e nasce in particolare con i talk show,
Perché da quel momento i politici è bello come tu racconti, le prime apparizioni televisive di Moro, no che si sentiva inadeguato perché non era il suo teatro, non era il suo luogo, doveva impararlo e come lui tanti tutti i leader politici ecco io inf vedo lì la grande differenza tra l'invettiva politica e l'invettiva nichilista fine a se stessa.
Perché è chiaro che nel momento in cui arriva la televisione arrivano i talk e drammaticamente, molti anni dopo, arrivano i social, lo scopo del politico, da un punto di vista della presunta costruzione del consenso attorno a sé cambia, cambia radicalmente.
Oggi io sono testimone per quello ho detto che sono Cariatide perché io sono entrata in Parlamento, che ancora i social non erano un fattore così pervasivo della nostra vita di tutti i giorni, lo sono diventati in questi vent'anni, io oggi vedo chiaramente nelle aule parlamentari che si fanno interventi esclusivamente per metterli sui social tagliarli e metterli sui social.
Ecco perché parlo di invettiva nichilista, perché il fine non è più quello di scontrarsi, di di di di affermare le proprie idee, le proprie capacità di convincimento dell'avversario o no, è una sorta di specchio narcisistico che esercita sul politico ormai un richiamo pressoché,
Infinito, quindi io ti vedo la politica tra i politici di successo che hanno inevitabilmente,
Qualche tratto narcisistico.
E i politici non di successo, come mi reputo io, che sono un parlamentare serio, affidabile, che ha fatto le sue battaglie, ma che non ha quei tratti narcisistici,
Che servono nella politica dello spettacolo per affermarsi con la forza delle immagini accanto alle parole.
Non sono più solo parole, ci sono le immagini.
La nostra politica è migliorata.
Con i social no, ma neanche il mondo è migliorato e la politica è sempre specchio della società che rappresenta, quindi, siccome tu hai chiesto rispetto all'intelligenza artificiale e qua voglio fare un inciso, di rado sono d'accordo con Trump, diciamo non spesso sono d'accordo con Trump però su questo sono d'accordo con lui.
L'altro giorno alla alla.
L'Assemblea generale dell'Onu Trump, nel suo discorso, che ha toccato tantissimi elementi tantissimi soggetti in ha toccato uno che, secondo me, è giusto, lui ha detto c'è il grande tema dell'intelligenza artificiale, però attenzione le parole hanno un peso enorme,
E secondo me cito Trump, ma io condivido
L'aver chiamato l'intelligenza artificiale, intelligenza artificiale è stato un errore, perché l'aggettivo artificiale comunque inquieta se poi lo si applica la parola intelligenza è la nostra e intus legere ationem, saper leggere l'azione che avviene, questo significa intelligenza e se lo applichiamo intelligenza nasce subito una percezione negativa e lui ha detto dovremmo secondo me chiamarla superintelligenza non più intelligenza artificiale,
È meno inquietante di suo, non lo sappiamo sicuramente, però l'effetto che produrrebbe chiamarla superintelligenza sulle persone sarebbe diverso intorno a te e io sono d'accordo perché io, a differenza di molti, non sono una terrorizzato dall'intelligenza artificiale io credo che come tutte le tecnologie, tutte senza eccezione al momento in cui sono arrivate,
Hanno spaventato, ma poi si sono rivelate portatrici sempre di accresciuto benessere per le persone, io voglio avere fiducia, poi vedremo.
Ricordo sempre che quando nacque la macchina col motore.
Ci fu il tema di tutti i vetturini che avrebbero perso il posto di lavoro.
E allora il Parlamento britannico fece una legge per cercare di
Contornare un momento il dramma di questa grande modernizzazione che avrebbe fatto saltare un sacco di posti di lavoro e rivoluzionato il mondo, quello lo avevano capito subito, fece una specie, una legge che si chiama Red Alert, qualcosa per cui su la legge prescriveva che prima che una macchina passasse lungo una strada delle città inglesi dovesse esservi,
Ed è una un gruppo di persone di uomini che con delle bandierine rosse, ne doveva annunciare l'arrivo, questo avrebbe salvaguardato i posti di lavoro che altri meno perché almeno il vetturino lo mettevi affari, il segnalatore della macchina.
Ecco, non dobbiamo, secondo me, commettere l'errore di di di pensarla così. L'intelligenza artificiale è tutto molto più più più ampio, ma per rispondere a te io non lo so come l'intelligenza artificiale influenzerà la politica, sicuramente la trasformerà profondamente quello che vediamo in questi giorni. Tu hai citato il caso di Matilde Siracusano ci dice come con piccolezza si può usare l'intelligenza artificiale, ma per fortuna l'uomo porta in sé una grande piccolezza, ma anche una fantastica capacità di grandezza che,
Ha prodotto quello che noi oggi viviamo nel bene e nel male e quindi io credo che anche lì la politica si adatterà e proverà a prendere magari sgraffignare o qualche elemento più comodo, più facile come sta succedendo adesso, manipolazioni, disinformazioni.
Fake-news, ben fatte, eccetera poi però necessariamente io immagino che ci sarà un'evoluzione.
Perché nessuna tecnologia non ha fatto evolvere l'uomo, vedremo come la politica saprà evolversi, ma mi aspetto che questo succederà.
Il tema delle parole in politica e concludo.
Oggi, secondo me, ci sta ponendo una sfida grandissima noi politici si chiama Parlamento, poi c'è chi dice pavimenti nel senso no, Parlamento significa un luogo dove si va a parlare, dove si va a scambiare, è chiaro che quello che vediamo dai social è una deriva per cui si polarizza tutto molto di più e quindi diciamo, le persone hanno più opinioni che idee, no, è più facile avere un punto fisso piuttosto che una propensione a scambiare con l'altro è lasciarsi top intaccare dall'altro più opinioni che idee e ecco,
Non credo che questo giovi sicuramente credo che noi portiamo su di noi la responsabilità, lo dico da politica, con leadership azzoppata, perché ho scelto di non essere offensiva, di non usare l'invettiva come un codice no, ma se pensiamo a persone come Grillo come come Renzi come Vannacci ecco lì che sembra prevalere no, dov'è che io ti arriva o meglio addosso ti arrivo meglio se urlo se dicono invettiva se scarico un uso, una parola forte,
È però io credo che l'AI, quello che ci impone è una sfida diversa, una sfida evolutiva, io ve lo dico con grande chiarezza, non mi piace io non offendo perché, anche se sono una politica di lungo corso a farmi dare della rompi Cogliani com'è successo Mariastella, Gelmini o della Troia com'è successo a una parlamentare leghista a me non va ma lo dico con estrema chiarezza,
Sul confine tra invettiva e offesa invettiva e insulto
Beh, credo che dovrei dovranno esserci migliaia di sentenze di Corte costituzionale, perché è un confine talmente talmente sottile, talmente sfumato talmente profondo è talmente intelligente che è molto difficile.
Riconoscere riconoscerlo con grande nettezza, però a me piacerebbe che ci sia arrivasse perché ne guadagnerebbe sicuramente la politica e magari riusciremo a contenere un po'questo fenomeno di polarizzazione che, a mio parere, il vero fallimento in prospettiva della politica noi abbiamo il compito di mediare, non c'è niente di male a mediare, non c'è niente di male a incontrarsi in un punto comune dove qualcuno rinuncia, dove tutti rinunciano a qualcosa e invece oggi sembra che questo sia un fallimento, invece, secondo me è un grande successo riuscirci ancora
Grazie.
Passerei la parola al presidente d'Alema, ovviamente.
Introducendo così mio tentativo di di domanda con piccolissimo episodio della sua biografia politica e pubblica sconfinata che per me è stato una specie di di così di rivelazione di apocalisse, vi ricordo uno strappo a parte il presidente d'Alema fu protagonista di una delle trasmissioni secondo me zenitali proprio della politica della comunicazione politica era Ballarò con Berlusconi, c'erano, credo, anche Alemanno e Rutelli è una delle lezioni più straordinaria di comunicazione politica che io abbia mai visto in tutta la mia vita e mi sono occupato sempre di comunicazione politica.
Inviterei studenti di di di comunicazione, eccetera, a vederla e rivederla una puntata alla all'alluce, al insomma all'esito di una gara di una sconfitta per Silvio Berlusconi, con un d'Alema gigantesco di d'Alema volevo ricordare proprio prima citavo Gentiloni un altro Ballarò in cui a un certo punto un malcapitato Sacconi Maurizio Sacconi,
Comincio a parlare provoca ospite in studio, c'era il presidente d'Alema e c'era Lucio Villari.
E Sacconi continuamente.
Insomma, boccheggiava Villari, dicevano a Villa intanto si sa che dire sinistra, insomma, diceva a un certo punto attuale continuava in qualche modo a insultare, a prendere insomma Villari così di petto, che lo guardava un po'stralunato a un certo punto d'Alema alla d'Alema prende, dice o c'è la soluzione forse a questo mistero dei disaccordi Maurizio Sacconi ha scambiato Lucio Villari per Rosario Villari, dice quindi è un fatto, non è un fatto di polemica, è un fatto di ignoranza. Io ricordo una risata liberatoria dello studio Sacconi, ingrigito rispetto a una roba che c'è tutto il tempo, così d'Alema esce fuori e dice guarda adesso vi spiego che l'arcano e di quello che sta succedendo, questo per dire della forza proprio la parola anche della parola. Ecco, ecco quello era un momento di parresia. Le chiedo Press
Delle.
Letture allora io le.
Chiedo, Presidente, una cosa, anzi due cose, una e la faccio pur cosa anche a lei questa domanda è possibile, un'ecologia della parola in politica oppure l'esito di una ecologia della parola, le parole ostili, no, è di fatto un avere una politica decaffeinata, una politica disincarnata, una politica quindi che non è più la politica che non si occupa più delle relazioni tra le persone e le faccio invece una domanda,
Che avrei forse ma consuma controintuitiva, che forse avrei dovuto fare a Deborah, ma che invece faccio a lei provocatoriamente, c'è una questione maschile nell'insulto, cioè c'è un modo maschile, diciamo così di gestire la, la, la, la politica, esiste una questione di genere rispetto a diciamo così alla guerra di parole o no così,
Grazie grazie di questa opportunità di scambiare le nostre opinioni e di questa lettura, è molto piacevole, perché poi è un libro di storia, insomma di storia della politica, sia pure.
Visto con un'angolatura particolare.
E mai ricchissimo di episodi, anche divertenti, alcuni alcun meno ma insomma istruttivi.
Anche di pagine che magari non sono così conosciute, a partire da questo bellissimo scontro parlamentare tra Garibaldi e Cavour.
Che in cui si fa sfoggio dell'invettiva, diciamo parlerei di insulto, certo è pesante e accusare il capo del governo di volere fare una guerra fratricida tra il fondo garibaldina avevano sparato addosso, diciamo quindi aveva qualche ragione, diciamo per avercela con i piemontesi diciamo quindi,
Lo dico perché, ecco, io vorrei come dire,
Forse c'è il bisogno di fare delle distinzioni, di stabilire dei confini e diciamo l'invettiva fino all'insulto, diciamo.
Che no,
Che non sfondi il confine della volgarità.
È parte della lotta politica e parte della passione politica e parte della
E non è un caso diciamo che l'invettiva come, come ci dice Antonello Capurso fosse sia stata molto di più parte della politica della polis greca, dove c'erano la democrazia, che non della Roma imperiale, dove non essendoci la democrazia non c'era neanche l'invettiva diciamo che se uno non stava attento a quello che diceva dell'imperatore e della sua famiglia rischiava di essere mandato in esilio diciamo,
Il migliore delle ipotesi, quindi, in qualche modo
Diciamo la forza, anche la virulenza, in qualche caso in determinati contesti, del Dibba, del confronto che giunge all'invettive, all'insulto è un condimento della democrazia, poi, come può capitare per i cibi, può che vedere crede ci sia troppo sale, diciamo, ecco quindi che occorra un senso della misura.
Ci sono stati leader nella storia repubblicana che avevano assoluto io conosciuto, diciamo leader come Berlinguer come Moro, che non hanno mai, diciamo, superato il limite della compostezza, ecco e che tuttavia hanno avuto una forza e un fascino straordinario e una capacità di trascinamento del delle masse già quindi non è strettamente necessario alzare i toni per sedurre le masse,
C'è un tratto di stile personale di di un un modo di essere, diciamo, di personalità diverse intorno a questi leader, miti c'erano quelli meno miti, naturalmente c'era un equilibrio, non poteva scegliere nella complessità della democrazia, Partito comunista era un partito,
Gruppo dirigente e devo dire che.
Quello che mi colpì quando io io, tra i giovanissimi e la direzione del partito comunista nel 1975 avevo 26 anni e quindi certamente il fatto di trovarmi intorno ad un tavolo con personalità come Terracini, Amendola Ingrao, eccetera, creò una certa emozione.
E devo dire che loro, che poi, esternamente, soprattutto nel dibattito interno, erano molto composti, perché quando si parlava pubblico il Comitato centrale era pubblico, c'erano dei resoconti pubblici.
Si diceva sempre sono d'accordo con la relazione del compagno, se uno diceva soltanto sono d'accordo e non sono pienamente d'accordo, si capiva che aveva delle ragioni di dissenso, era molto misurato invece lì dentro, in un contesto che all'epoca era veramente riservato se ne dicevano di tutti i colori tra di loro,
Eh.
E io, naturalmente, per alcuni mesi non riusciva a prendere la parola perché non riuscivo a prendere le misure, dice Marco di quello, però tra di loro la franchezza del dibattito politico era abbastanza impressionante, Pajetta, che poi Pajetta era un uomo appassionato, eccessivo, diciamo carico di ardore giovanile forse perché i fascisti li avevano messi in prigione e 16 anni,
E gli avevano portato via la giovinezza, diciamo, si rifaceva continuando ad essere ragazzo rosso, tutta la vita di Jean Pajetta, che ce l'aveva in particolare con Amendola quando lo voleva insultare gli diceva tu sei, il figlio del ministro delle colonie era stato ministro delle colonie,
Per accusarlo, diciamo, ritiene di non essere abbastanza dalla parte degli operai, ma.
Però, secondo me ecco, c'è.
Dov'è che d'invettiva che l'insulto diciamo?
Da quale momento in poi, oltre quale confine diventa dannoso per la democrazia?
Perché poi, in definitiva, diciamo Comes, come ricorda anche il libro in in tutte le grandi democrazie il confronto, poi il conflitto politico a conosce questi eccessi, no, non è una particolare che gli italiani sono litigiosi, ma anche i francesi sono litigiosi inglesi.
Non so se se ne dicono di tutti i colori, quindi le democrazie parlamentari, le democrazie.
Dove ci sono le assemblee, eccetera, conoscono questo tipo di conflitto, certo non può essere la regola in rissa, però ci sono momenti temi in cui sui quali diciamo il conflitto politico può raggiungere questa temperatura.
E quello che invece, secondo me, è al di là di questo limite sono due tipi di insulti che sono diventati via via, secondo me in Italia abbastanza, diciamo, la regola.
E cioè quello della delegittimazione reciproca e, in definitiva, comunisti e democristiani e se ne dicevano di tutti i colori.
Però si riconoscevano come parte della stessa classe dirigente.
Perché poi, dopo essersele dette di tutti i colori trovavano?
Punti d'intesa, cioè c'era come dire, il conflitto era regolato dal fatto che c'era l'accettazione comune di un quadro di regole condivise e di una comune responsabilità democratica,
Io sono testimone di questo, dice se potevano dire di tutti i colori, poi dopo a un certo punto c'era.
Come dire Togliatti gli sparano e prima di andare in ospedale in fin di vita, dice state calmi, no, non esagerate, come vedete.
Raccomanda ai suoi.
Di reagire con misura.
Quindi.
Quando a un certo punto viene meno questa legittimazione reciproca.
E allora, diciamolo lo scontro, il tono dello scontro diventa pericoloso per la tenuta, la credibilità del sistema democratico, quindi la delegittimazione reciproca è quella dimensione in cui l'insulto diventa qualcosa di più che non diciamo la passione politica che si manifesta, ma diventa qualcosa che corrosivo della tenuta del sistema.
E l'altro punto che diciamo appartiene proprio a questi nostri anni e l'insulto contro il sistema.
Cioè non insulto nel sistema democratico.
Ma il crescente disprezzo verso il sistema democratico e qui, in questo dato un po'un possente i contributo, diciamo così, un protagonista che, sul quale per ragioni anche giustamente, di corporazioni e l'autore tace che il sistema dell'informazione
Perché usano il sistema dell'informazione da un certo momento in poi, ha preso a delegittimare la democrazia e le sue istituzioni.
E naturalmente in questo, come dire, è un gioco delle parti.
Io credo che noi viviamo in un'epoca in cui la la, la violenza del discorso pubblico non è una manifestazione dell'eccesso delle passioni civili, comunque devono essere condotti in modo temperato, ma il discorso pubblico è una manifestazione della crisi del sistema democratico.
Questo è un problema che riguarda un po'tutte le democrazie occidentali e anche la nostra, cioè il degenerare del discorso pubblico, è espressione di una crisi di sistema democratico.
E persino in un Paese come gli Stati Uniti diciamo in cui.
Come dire, la comune responsabilità non è mai stata in discussione oggi.
Oggi noi siamo, arriva oggi con l'apparire di Trump, non li abbiamo un salto di qualità.
Cioè.
UCLAF, cioè il fatto che, se se vincono i democratici, quegli altri assaltano capito lì o essendoci un presidente come Trump, ex presidenti, so cosa in America come dire anche quel tanto di complicità tra presidenti ex-presidenti, eccetera oggi dicono la democrazia è in pericolo.
Ora qui.
La
è subentrato qualcosa che va oltre la dimensione della Repubblica degli insulti, diciamo, e cioè una degenerazione del discorso pubblico che manifestazione di una crisi dei sistemi democratici.
E di una crescente delegittimazione reciproca tra le forze in campo.
Perché è venuto meno quel quadro di valori condivisi che si era formato dopo la seconda guerra mondiale, parliamoci chiaro che è stato il quadro dei valori condivisi entro i quali si è sviluppato il conflitto politico, che ha assunto anche forme estreme, ma che non hanno mai messo in discussione il sistema.
E questo fatto che invece, in qualche modo il sistema è messo in discussione, secondo me porta oggi ad una situazione di grande pericolo.
Nel senso che per certe, per certi aspetti, richiederebbe un maggiore autocontrollo, cioè nel momento in cui c'è un, diciamo sei dentro, il perimetro di un sistema che comunque garantito bah, insomma si può anche cedere nel momento in cui invece, in qualche modo questo quadro non è più.
Garantito perché non è più fondato su valori condivisi, diciamo.
Questo è stato poi nella vicenda italiana il problema di questa seconda Repubblica, cioè il fatto che non si riuscì a c, a fare in modo che una nuova fase della storia repubblicana conoscesse un momento in cui.
In qualche modo le forze che che la costituivano si riconoscessero vicendevolmente attraverso una riforma condivisa, pensiamo tutto il tema della riforma costituzionale, come non è mai riuscito ad essere un tema,
Su cui ci sia costruito un compromesso mia, sia stato di volta in volta ha giocato dagli uni contro gli altri, eccetera, dopo il fallimento di quello che fu l'unico tentativo serio di dare un fondamento condiviso alla Seconda Repubblica, che fu la Bicamerale.
Eh.
Naufragata negli insulti dopo che sembrava che ci fosse invece una intesa, quindi.
Voglio dire lil, l'invettiva non mi spaventa, naturalmente, con un limite che la volgarità, e non c'è dubbio che la
La volgarità dell'invettiva e, soprattutto, una prerogativa maschile, su questo non c'è dubbio, diciamo.
Non nel senso che le donne siano buone, questo è un concetto più discutibile, nel senso che sono rappresentano nella politica un elemento di civilizzazione, è sempre stato così una presenza, diciamo che i jet tende a in c, a rendere più civile la politica,
Ecco, ripeto.
Con il limite della volgarità, che non è accettabile, l'invettiva non mi spaventa quando non mette in discussione il sistema democratico.
Quando lo mette in discussione o dall'interno, attraverso la delegittimazione reciproca dall'esterno attraverso, come dire, il disprezzo verso la politica verso le Istituzioni, allora mi spaventa perché il rischio di compromettere i un bene comune lo dico questo soprattutto diciamo pensando alle considerazioni,
Finali del libro il costo della sì, io vedo soprattutto il costo nelle società occidentali del declino del ruolo della politica.
E che declina anche attraverso un processo di imbarbarimento di di volgarizzazione, insomma, di di di imbarbarimento, non saprei come definirlo, diciamo.
Basta pensare ad alcuni dei soggetti che si muovono, diciamo sulla scena contemporanea, diciamo, ebbene, noi paghiamo un costo altissimo io ho partecipato a un seminario di Confcommercio qualche tempo fa su questo concludono.
Cedere.
In dialogo, dove eravamo Giulio Tremonti ed io diciamo che siamo una coppia sperimentata di di Scassa Hans.
E discutevamo con il premio Nobel per l'economia, professore francese molto simpatica e intelligente, che insegna alla London School, che si chiama Philippe Aghion
Premio Nobel per l'Economia nel 2005 sono abbastanza fresco, diciamo, di premio Nobel.
E lui ci spiegava.
Lui si è, diciamo, al lavorato sul grande tema attualissimo del lo sviluppo trainato dall'innovazione.
Oggi fattore determinante dello sviluppo dalla competizione internazionale dell'innovazione, e lui ci ha spiegato a un certo punto perché, contrariamente ad ogni previsione.
Diciamo la Cina e più competitiva.
E non soltanto la Cina.
Rispetto alle economie occidentali,
E lui dice perché, in un'economia trainata dall'innovazione, la guida della politica è fondamentale.
La capacità di regolare di diffondere e ha fatto un esempio folgorante, diciamo cioè il capitalismo, lo sviluppo capitalistico nell'epoca della globalizzazione ha portato progressivamente ad un impoverimento della politica, la politica conta sempre di meno cominciare dal fatto che le élite non si indirizzano più verso la politica,
Se uno ha un figlio di talento, fa altro nella vita
E quindi c'è una, diciamo una selezione, al contrario, perché l'economia ha divorato la politica, l'economia, la finanza, hanno acquisito un peso, un potere reale che ha soggioga tanto è vero, fino al punto che poi l'economia ha occupato la politica Trump, espressione, Trump maschi eccetera.
Ora, che cosa accade?
E siccome funziona l'innovazione in una società di dimmer, di economia di mercato dove la politica non ha più un ruolo, diciamo funziona, che il monopolio dell'innovazione ce l'hanno le imprese private.
In negli Stati Uniti le 5, i cinque produttori di brevetti nel campo dell'intelligenza artificiale sono cinque grandi società private che investono.
Producono l'innovazione e la usano loro per il profitto e la utilizzano in re in relazione alle loro esigenze di profitto.
In Cina.
Tre delle cinque dei cinque produttori di brevetti nel campo dell'intelligenza artificiale sono università pubbliche che, per legge cinese, distribuiscono i brevetti a tutte le aziende cinesi.
L'effetto è che tutto il sistema industriale e manifatturiero cinese sta rapidamente progredendo grazie all'intelligenza artificiale che in Occidente è monopolio di un gruppo ristrettissimo, di un'élite che diventerà ricchissima, che già adesso possiede una ventina di persone, una ricchezza pari ad una metà più povera dell'umanità diventeranno ancora più ricchi ancora più potenti ma la diffusione di questa innovazione,
Non è egualmente garantita, quindi noi ci troviamo paradossalmente se grande paradosso del capitalismo contemporaneo che, avendo teorizzato che la crescita aveva bisogno di liquidare la politica, cioè che la politica era un pic.
È un fastidio, si trova oggi ad avere lo svantaggio competitivo di non avere una politica, di avere una politica debole.
Quindi ci sono due modi, il rapporto tra l'invettiva e la politica può essere declinato in due modi, diciamo, c'è stata un'invettiva che nasceva da un eccesso di passione politica e ci sono invettive che sostituiscono una politica che non c'è più.
Queste seconde sono spiacevoli, grazie
Grazie al presidente d'Alema do la parola ovviamente all'autore e, a mo di conclusione, non so se poi i tempi immagino stretti consentiranno un telegrafico secondo giro, ma insomma, comunque Antonelli partirei se il se tu lo ritieni, ovviamente.
Da da quello che ha detto adesso il presidente d'Alema, cioè.
Il tema della delegittimazione, anche un po'di messa in stato d'accusa del sistema dei media, oggi forse superato punto interrogativo da i social, da questo ambiente, fatto di piattaforme di social, eccetera, come se tu ti sia voluto mantenere dentro un po'nell'orto chiuso del Parlamento delle aule parlamentari e il piano piano, poi questo si restringe negli studi televisivi dei talk show che appunto prima citavano il Nanni Moretti di Sogni d'oro, no, che a un certo punto si alza, insulta l'avversario è preconizza quello che poi sarebbe successo in un'epoca che forse era quella della tribuna politica Nanni Moretti, o il suo alias Apicella, che in su si alza insulta l'avversario tra il tripudio della folla anticipava quello che poi avremmo visto
Di qualcosa di sinistra dicono di qualcosa di qualcuno, di qualcosa di simile prima di quella stagione Moretti, diciamo anticipava poi dai talk show si è passati alle camerette.
Alla stanza alla stanza, no alla cameretta del de di Dick, dei degli influencer che magari nel chiuso della loro stanzetta possono dire hanno magari milioni di visualizzazioni, eccetera allora uno quanto ti senti responsabile, oltre che di raccogliere insulti ma anche in qualche modo di aver ah ah, insomma di di di di essere stato un player di questo di questa di questa storia e seconda cosa,
Faccio un adesso Presidente, magari non me ne voglia, però faccio un passo indietro che forse non sarà sgradito, cioè tu poni, il tema del Movimento 5 Stelle, insomma il vaffa di Grillo come un punto di non ritorno, poi vedremo no, questo in generale ci sarà un,
Un ritorno al passato, dopo Trump è possibile ci sarà un ritorno della politica prima del Vaffa. Io volevo dire che prima del Vaffa c'è, a proposito di delegittimazione e la retorica della Castano, che a un certo punto è stato un momento anche liberatorio, anche in un momento di passaggio importante, no, anche storico, dei costumi sociali in Italia,
Cioè, diciamo, il terreno fertile sul quale poi sia innervato il vaffa di Grillo contro il Palazzo, contro la politica con trippa e poi tanti altri se ne sono giovati prima e dopo no Berlusconi, che che che preme, perché, come dire che entra, scende in politica no o la rottamazione renziana cioè, insomma, sono tutti in qualche modo variazioni di un momento in cui la politica è stata vista come qualche cosa, come la la, la, la, la, la nemesi, come insomma il capro espiatorio di di di di tutta la società, l'impresa, l'informazione e la società civile, l'Accademia, tutti quanti avevano trovato nella politica, diciamo così, la scatola nera, la bad company di un carattere che invece, magari anche italiano, anche la democrazia. Allora ti volevo chiedere una riflessione su quanto la retorica della casta, di cui insomma perché che prosegue, vi insomma ancora adesso sia stato il Prologo in cielo di quel passaggio che pur segni e segnali nel vaffa di Grillo e poi quanto ti senti colpevole oltre che responsabile di di di di di di questa di questo, tutti contro tutti che tetti stigmatizzi nella tua quarta di copertina,
Colpevole, non mi sento.
Io non c'entro, diciamo così, anzi anzi io devo dire Deborah lo sa, perché c'eravamo, abbiamo lavorato molto quando ci iniziò la dicotomia tra Berlusconi e la e la sinistra che esplodeva abbiamo lavorato anche per fare in modo che si cambiasse un po'atteggiamento.
E il presidente d'Alema?
Era il nostro vero contraltare, cioè Berlusconi, inizialmente tentò di arrivare a un sistema democratico in due in cui i due schieramenti non fossero nemici, non fossero nemici in cui lungo doveva uccidere l'atto ma fossero avversari, e il presidente d'Alema da questo punto di vista scrisse un libro che si chiamava un Paese normale che diceva esattamente questo,
E il presidente della Rai, ma lo leggo dice con questa destra italiana si deve convivere e si deve anzi lavorare per dare un fondamento a una comune responsabilità verso il Paese, per costruire regole comuni, per questo occorre mutare atteggiamento, il linguaggio, escludiamo ogni pretesa di negare legittimità all'avversario noi venivamo da un periodo in cui Occhetto diceva a Giuliano Ferrara in televisione voi siete moralmente inferiori,
Che è un atteggiamento inaccettabile, però il, il presidente d'Alema e Silvio Berlusconi, inizialmente tentarono quelli, questo approccio diverso verso la politica, poi per 1.000 motivi le cose non andarono proprio in quella direzione, anzi Silvio Berlusconi finì per essere, insieme a Giovanni Giolitti l'uomo più insultato nella storia italiana in assoluto diciamo così sono stati contati gli insulti ricevuti.
Dopodiché gli italiani si sono sempre insultati, ma è vero che c'è un insulto all'interno, come diceva il presidente, all'interno di un sistema di accettazione del sistema Doc democratico, e c'è un insulto al di fuori di quel sistema c'è Grillo che dice vaffa e non ammette replica che di fronte a un vaffa non c'è niente che non c'è dialogo, non c'è possibilità di c'è Grillo che dice vaffa e non ammette repliche, perché di fronte a un vaffa non c'è niente che non c'è dialogo, non c'è possibilità di di dire no, io la penso in un altro modo.
C'è un vaffa fine, il grado zero dell'insulto, ecco quello è stato un un eccesso, invece dall'altra parte, però, si sono sempre insulta gli italiani e d'altronde anche gli stranieri che noi siamo diversi dagli altri, cioè i francesi si insultano anche più di noi. Forse gli inglesi altrettanto, anche se me ne restano per dire charme Furie. Noi noi ci diamo del cornuto che l'insulto più utilizzato in questo paese, naturalmente i francesi danno del cucù e tante Shar furie. Il socialista utopico dell'inizio dell'800 scrisse un pamphlet in cui distinguere ai 180 tipi di cornuti diversi e c'era il cornuto tranquillo, il cornuto contento il cornuto inconsapevole
Che forse il peggiore non lo so, il, il controllo e il cornuto controllore che denunzia le corna altrui ma non si accorge delle proprie quindi smacchi francesi non è che non si insultano, si insultano a voglia quanto lo fanno però all'interno di un sistema come gli inglesi,
Chi lo fa non s'intendono di un sistema di accettazione delle regole democratiche, questo rende l'insulto.
Accettabile, diciamo così, fuori da quel sistema l'insulto non è più accettabile, poi ci sono le insolenze, naturalmente sono le cose o diversa dagli insulti, se Renzi dice bisogna rottamare, non insulta, ma è un insolente se lo dice perché fa una cosa che non si dice o altre persone semplicemente per regole di buona educazione diciamo, ecco,
Oltre che di buona politica, che poi si è ritorta contro lui stesso, quindi ha fatto un doppio errore che lo ha portato al successo temporaneamente, il successo dovrebbe essere una cosa che poi si tende a conservare, non a dissipare.
Detto questo, poi io però volevo aggiungere un'altra cosa, io credo che negli ultimi tempi gli insulti sono calati e c'è un motivo, ma ora abbiamo visto sugli episodi dei dei cornuti e ancor de tra Vannacci e il consiglio, il sindaco di Reggio Calabria, di Forza Italia,
Abbiamo visto De Luca che adesso se l'è presa con Bonelli che ha detto, è un salice piangente porta sfiga e va be'e, queste cose va be'si, sentono ci stanno continuamente, però sono calati numericamente anche come portata forse e credo che ci sia una ragione ci sono due donne alla testa dei due maggiori schieramenti, Giorgia Meloni è Elly Schlein e l'ed è l'intendenza segue.
E le donne hanno un sistema diverso di approccio alla politica meno belluino, meno guerresco, meno devo uccidere, il mio nemico tendono più a capire le ragioni dell'avversario e a confrontarsi con l'avversario.
Poi possono essere cattive, anche, naturalmente, non è che non possono essere altro che
Però questo ha fatto sì che il loro approccio sia un approccio diverso da quello che c'erano invece i precedenti.
Questo ha favorito, diciamo così, in un certo senso, l'approccio generale di tutto il Parlamento alla politica un po'di insulti citano sempre, ma la percentuale di insulti è molto minore, ci deve essere una ragione, secondo me la ragione è questa, per l'intendenza sta seguendo le 2 leader,
è anche Deborah, che non ha mai insultato nessuno. Non esiste niente agli atti, diciamo così è un, ed è un esempio di quello che del modo in cui le donne si approcciano diversamente dagli uomini nella al al sistema politico, alla guerra per gli uomini, al confronto per le donne, ecco, queste sono le cose che volevo dire, poi noi siamo responsabili, beh, insomma, io però dedico ampia parte al web, ampia parte anche ai giornali, alla politica spettacolo, quindi insomma, che tiro proprio fuori i giornalisti da però i giornalisti che fanno il mestiere, loro raccolgono degli altri, insultano degli altri, non risultano, non raccolgono e non si mettono a qualche volta stimolano, diciamo, un insulto. Ecco,
E lo amplificano in amplifica, devono vendere i giornali, fanno gridano i titoli, diciamo così
Credo che sia una terapia sbagliata, perché infatti non si rendono quindi forse cercare qualche altro sistema, cioè a volte io ho la sensazione che questo chiedo scusa ai lettori, ma questa circolazione della chiacchiera di di Montecitorio finisca per avere come destinatario destinatari quegli stessi che lo alimentano.
E invece la grande opinione pubblica, sostanzialmente non più forse questo a questo punto si potrebbe dire smettiamola, ho smesso da diverso tempo.
Questo, secondo me, è è un tema di avvenuta, disintermediazione è avvenuta, la disintermediazione ci lascia un po'nudi, perché prima c'era quello che lei, Presidente, ha chiamato il sistema dell'informazione e poi io non sono del tutto d'accordo ma che dicevano, non sono pienamente d'accordo con la analisi perché è inevitabile. La trovo ovviamente di parte, ma
Perché il sistema dell'informazione ha cambiato la politica, non certamente solo in Italia è stato un fattore di degradazione, se la vogliamo chiamare di degradazione, che ha una caratteristica certa tutto il sistema dell'informazione occidentale, tutto in tutti i Paesi.
Ha prodotto no, ha contribuito a produrre quella sorta di degenerazione che lei ha così ben descritto, non è stato l'unico fattore,
Ma è stato sicuramente un fattore portante e, ma è un fenomeno dell'Occidente che oggi che oggi vive l'effetto di quello e quindi questa polarizzazione fortissima che vediamo in Germania che vediamo in Francia, che vediamo negli Stati Uniti che vediamo in Gran Bretagna, insomma Farage, che vediamo dappertutto e che è il frutto di tanti anni di una secondo me
Sproporzione fra la realtà e, diciamo e il bisogno di di di sensazionalismo, eccetera però, al di là di questo oggi i politici come gli influencer.
Si mettono davanti a un telefonino e dicono delle cose.
Questo molto banalmente ha determinato quindi disintermediata disintermediata, ha determinato un abbattimento, una, un'omologazione totale, perché un cittadino, una cittadina che vede parlare male con un video da me fatto su?
Facebook su Instagram vede una qualunque altra persona che fa un'altra professione che vuole dire, ma può essere un ingegnere e un fisico, un macellaio, un autotrasportatore che anche lui si mette qui e dice come la pensa,
E determina per forza
Questo effetto, e cioè il fatto che la politica diventa, come tutte le altre cose, come un un grande massa informe di o ancora una volta, di opinioni e questo chiaramente poi porta a un disinteresse, io credo che ci sia sicuramente una parte fallimentare del della politica che porta a non andare più a votare no,
Perché è chiaro che le persone sono disincantate, disamorati, ne no, manca la passione civile o noi non sappiamo generarla, perché non l'abbiamo abbastanza, sicuramente c'è un fattore di questo di questa portata, però dall'altra sono proprio i canali che sono cambiati, sono proprio cambiati oggi nella politica si vede tutto, vi ricordate lo streaming, quello secondo me ha ammazzato la politica, il re è nudo. Lo streaming degli incontri tra tra Grillo e i 5 Stelle e Bersani mostra quello, secondo me, ha detto il re è nudo
è tutto qua, eccolo qua e indirizzo.
Il mistero della politica si è sciolto, lì poi hanno smesso con gli estremi perché secondo me l'hanno capito anche di quelli dei 5 Stelle che non non si andava da nessuna parte, però siamo arrivati alla culminazione della disintermediazione, tanto da entrare a far entrare addirittura né né nelle occasioni in cui si trovano mediazioni si negozia sia umani, ecco
Io lo attribuisco molto a questo, allora in questo senso il sistema dell'informazione sicuramente ha prodotto mai, ma è stato molto legato ai social io, dove vedo veramente la delegittimazione alla degenerazione ed a partire da lì.
E ora ci dobbiamo riappropriare di un ruolo, un modo diverso, questa è la grande sfida, secondo me noi non possiamo rassegnarci, noi dobbiamo dire okay, il mondo è questo, però adesso noi dobbiamo farne tesoro e dobbiamo rifarci, rigenerarsi, ricominciare,
Per farlo ci vuole chiaramente lo a sfidare il vento contrario e perché la massa è enorme, la forza, l'evocazione dell'immagine è troppo più forte di quella delle parole di qua, ci sono le immagini di ognuno di noi, quindi come ricostruire questo come ricucire e questo è dove secondo me la politica arriva all'appuntamento più importante con se stessa può oggi e da oggi,
Sì, è vero che de la Stampa, comunque a dei ha avuto delle colpe, ecco adesso che voglio spezzare.
La rete con quello che dice il presidente d'Alema.
Però ecco uno, forse per concludere in allegria, diciamo, uno dei capitoli credo più divertenti del libro è quello del dibattito, diciamo così, dello scontro tra Scalfaro poi presidente della Repubblica e Totò, ma siamo all'inizio degli anni 50, scaltro era un giovanissimo deputato e lì la stampa diffuse notizie una serie di notizie non vere che sono passate come verità e ormai non c'è più niente da fare quello sono
Per sapere se nel Totò incontrò una signora scollata in un ristorante si alzò insieme a Scalfaro, scusi insieme all'onorevole Tito Manlio e un altro deputato della Democrazia cristiana si alzò la affrontò e la denuncio. Arrivano i carabinieri, portano tutti in questura, Scalfaro compreso, ma uno scandalo gigantesco affrontò a insulti pesanti, ma conosco uno scandalo gigantesco e naturalmente il padre della signora, che era un attivista del Movimento sociale.
Sfidò a duello Scalfaro era un capitano di cavalleria naturalmente scatola. Si guardò bene da accettare il duello senonché intervenne il marito della signora
Il marito della signora sfidò a duello alla spada Scalfaro si chiamava Aramis e Scalfaro si guardò bene con quel nome evocativo di
Cimentarsi controlla Ramis perché ne avrebbero avuto la peggio, probabilmente finché poi, dopo una serie di vicissitudini, non finivano mai più e sul quale la stampa ricama ogni sorta di congetture, si fino in Parlamento interrogazioni successe di tutto se Totò scrisse una lettera all'avan sull'Avanti, prendendosi la ferocemente con Scalfaro che aveva non aveva accettato il duello e dicendo non si fa così con la signora in sostanza, la Stampa scrisse che a Totò di A
Scalfaro aveva schiaffeggiato la signora cosa mai successa B che Totò, aveva sfidato a duello Scalfaro cosa mai successa e forse in quel caso, almeno avrebbe vinto Scalfaro, tra l'altro, che il prodotto non era manco visto tanto bene, ma queste due cose non sono mai successe ma sono state rilanciare e sono diventate la realtà per tutti. Ormai è assodato, è ancora di quando viene rievocato un episodio quello in cui Toto Totò sfidò a duello Scalfaro e non e invece non era vero quindi evidente. Noi abbiamo le nostre Conte, però diciamo sui modi, siamo degli
Se non siamo i gli attori protagonisti, siamo dei comprimari in questa, in questa storia, ecco.
Io poi avevo una rubrica buonista sul foglio che si chiamava gossip colonna ruffiana e, quando, che ebbe il grande successo della prima puntata, il presidente d'Alema lo incontrai all'uscita dalla Bicamerale, gli dissi ma legga i giornali legge.
E lì gli rispose e io non leggo i giornali italiani, poi ci ripensa e dice no, leggo il Corriere della Sera, anche leggo il Financial Times e qualche volta il Corriere della Sera.
Mentre lo scrissi esattamente come l'aveva detto, non so se me lo conferma anche la destra e da quel momento e Giuliano Ferrara, divenne l'idolo di Giuliano Ferrara, per cui la mia rubrica andò avanti per i successivi 10 anni e divenne la rubrica più letto al Parlamento. Ma è un'America buonista in cui non ho mai parlato male di nessuno e per quello che era nelle buche più letta e di anche alla stampa qualche volta a una parte
Allora allora ko grazie ad Antonello Capurso, le sue conclusioni, che in sostanza sono torniamo ai duelli, mi pare di capire della politica politica politica italiana ringrazio molto Deborah Bergamini, ringrazio, presidente Massimo d'Alema grato a Antonello Capurso, giornalista, raffinato e colto e scrittore coltivato e ringrazio tutti voi per questa occasione di confronto grazie,
Grazie a tutti, grazie alla casa editrice Leg che ha stampato questo libro, che quindi è di una giovane casa editrice del gruppo Rusconi, che speriamo poi di lavorare ancora grazie a tutti e di essere qui.
Quindi il ministro,
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